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La lunga estate dei risparmiatori, oro e bond contro il panico. Ma la bolla tech può essere un’occasione

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell (reuters)

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La consueta volatilità dei mesi caldi potrebbe essere più lunga e violenta del solito. I titoli di Stato Usa e tedeschi sono il bene rifugio. Cesarano (Intermonte): “Decisive le decisioni della Fed”
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Agosto, si sa, è sempre il mese più volatile sui mercati. Ma questa estate, per risparmiatori e investitori, grandi e piccoli, si annuncia particolarmente calda e particolarmente lunga. Un periodo di estrema incertezza in cui la priorità diventa soprattutto proteggersi dai rischi dirigendosi sui classici beni rifugio, come i titoli di Stato tedeschi o americani e come l’oro. E in cui lasciar sfogare un mercato azionario che ha corso tantissimo, soprattutto nei titoli tecnologici, aspettando qualche settimana per capire se sarà semplice correzione o tracollo.

La liquidità sui mercati

«C’è un insieme di fattori che rendono questa estate peculiare», spiega Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, dopo l’inizio di mese nerissimo vissuto dalle Borse globali. I segnali di rallentamento…

Agosto, si sa, è sempre il mese più volatile sui mercati. Ma questa estate, per risparmiatori e investitori, grandi e piccoli, si annuncia particolarmente calda e particolarmente lunga. Un periodo di estrema incertezza in cui la priorità diventa soprattutto proteggersi dai rischi dirigendosi sui classici beni rifugio, come i titoli di Stato tedeschi o americani e come l’oro. E in cui lasciar sfogare un mercato azionario che ha corso tantissimo, soprattutto nei titoli tecnologici, aspettando qualche settimana per capire se sarà semplice correzione o tracollo.

La liquidità sui mercati

«C’è un insieme di fattori che rendono questa estate peculiare», spiega Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, dopo l’inizio di mese nerissimo vissuto dalle Borse globali. I segnali di rallentamento dell’economia americana hanno fatto ricomparire gli spettri di una recessione, il cosiddetto atterraggio duro, che si aggiungono alle tensioni geopolitiche crescenti e ai timori che l’enorme bolla gonfiata dall’AI-mania possa scoppiare. Ma il fattore decisivo a cui guardare secondo Cesarano, direttamente legato alle decisioni della Federeal Reserve, è la liquidità. «È l’ossigeno dei mercati e da maggio non cresce - spiega - per questo anche la prospettiva di tagli dei tassi più corposi da parte della Fed non ha avuto effetti positivi. Ai mercati non basta, ora chiedono qualcosa di diverso, cioè che la restrizione quantitativa (di moneta in circolazione, ndr) torni ad essere espansione, ma questo richiede tempo».

I porti sicuri: Treasury, Bund e oro

Ecco perché la volatilità rischia di estendersi anche oltre agosto. E perché, con tassi ancora allettanti, una forte e diversificata componente di obbligazioni può essere la strategia giusta per affrontarla. I porti più sicuri a cui ancorare il portafoglio di investimenti, quelli verso cui si va in tempo di incertezza, sono sempre i Treasury americani e i Bund tedeschi, tanto più se le rispettive economie perdono forza e lasciano immaginare tagli dei tassi più decisi. Mentre la tensione crescente - in parte riflessa dall’aumento dello spread - suggerisce di evitare un’eccessiva concentrazione di titoli italiani. L’altro bene rifugio per eccellenza è l’oro, nonostante nel venerdì nero delle Borse anche le sue quotazioni siano cadute: «Ma il suo valore è sostenuto da una tendenza finanziaria e geopolitica di lungo periodo - dice Cesarano - che sta portando molti Paesi a differenziare le proprie riserve rispetto al dollaro. Averne un 5-10% in portafoglio non è sbagliato».

Cautela sulle azioni

Molto più delicato è il discorso sui titoli azionari. Se il mondo tech è quello che negli ultimi giorni ha subito le perdite maggiori, nessun settore - dalla finanza agli industriali - è stato risparmiato dalla correzione. Questo ritracciamento però. secondo Cesarano, può essere anche l’occasione per un prudente e graduale accumulo, puntando sull’azionariato globale per evitare di esporsi a singoli Paesi, sui settori che risentono positivamente dei tagli dei tassi come le utility o il farmaceutico e sui titoli della difesa spinti dalle tensioni geopolitiche. Quanto ai tecnologici, a cominciare dalle Magnifiche sette proiettate a valutazioni record dalla corsa all’oro dell’AI, la cautela deve essere doppia. «È bene farli sfogare, e solo dopo riprenderli in portafoglio - dice Cesarano -. Ma nel medio e lungo periodo credo che il valore resti».

Due mesi di incertezza

Cosa potrebbe tranquillizzare e dare nuova spinta ai mercati? E quando? Nello scenario migliore, tra settembre e ottobre la Fed potrebbe accelerare il ritmo del taglio dei tassi e soprattutto tornare a immettere liquidità aggiuntiva. Un’iniezione ulteriore di ossigeno la potrebbe dare l’amministrazione americana, spendendo a ridosso delle elezioni parte delle enormi riserve che in questo momento sono nelle casse del Tesoro.

In questa ipotesi la correzione estiva, per quanto lunga e profonda, resterebbe una correzione. Un mese e mezzo però è un periodo molto lungo, in un contesto pieno di rischi che amplificano i nervosismi dei mercati e minacciano di trasformare ogni timore in panico. Uno è che le Banche centrali esitino a riaprire i rubinetti monetari. L’altro è quello geopolitico, a cominciare da una escalation del conflitto in Medio Oriente. Evoluzioni poco prevedibili, che rendono proteggersi la priorità.

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