Una “lunga crisi di fiducia” è una spiegazione che non spiega, un’ovvietà non falsificabile (direbbe Popper). Eppure, in queste settimane ai poveri economisti tedeschi non è rimasta che quest’ultima risorsa per giustificare i nuovi cali del Pil e della produzione in Germania.
L’ufficio federale di statistica ha stimato una leggera discesa dell’economia in primavera, rispetto al trimestre precedente, prendendo di sorpresa quasi tutti i previsori. Il calo spicca nell’euro-area che è invece cresciuta dello 0,3%. Se si considera il peso della Germania nell’indice europeo, è come se la differenza tra la Germania e gli altri fosse di mezzo punto di Pil, un divario inedito per dimensione.
La lenta discesa dell’inflazione
La spiegazione pret-a-porter è quella del cambiamento strutturale del modello economico e cioè la litania del venire a mancare dell’export cinese, del gas russo e della sicurezza americana. Tutto ciò avrebb…
Una “lunga crisi di fiducia” è una spiegazione che non spiega, un’ovvietà non falsificabile (direbbe Popper). Eppure, in queste settimane ai poveri economisti tedeschi non è rimasta che quest’ultima risorsa per giustificare i nuovi cali del Pil e della produzione in Germania.
L’ufficio federale di statistica ha stimato una leggera discesa dell’economia in primavera, rispetto al trimestre precedente, prendendo di sorpresa quasi tutti i previsori. Il calo spicca nell’euro-area che è invece cresciuta dello 0,3%. Se si considera il peso della Germania nell’indice europeo, è come se la differenza tra la Germania e gli altri fosse di mezzo punto di Pil, un divario inedito per dimensione.
La lenta discesa dell’inflazione
La spiegazione pret-a-porter è quella del cambiamento strutturale del modello economico e cioè la litania del venire a mancare dell’export cinese, del gas russo e della sicurezza americana. Tutto ciò avrebbe coinciso con l’aggressione russa all’Ucraina nel febbraio 2022. Tuttavia, il tasso di crescita tedesco è sotto il potenziale dal 2016-2017. In tal senso si può dire che sia certamente in atto un aggiustamento a uno shock strutturale, ma quest’ultimo deve avere radici diverse da quelle “geopolitiche”.
La trasformazione
Il 2017 è l’anno del mancato aggancio alla trasformazione digitale che ha trasformato l’economia Usa. La performance dei “Magnifici Sette” americani spiega tutta la differenza di performance rispetto agli indici economici e finanziari tedeschi. D’altronde, la trasformazione di un modello come quello tedesco, ad alto contenuto industriale, non può essere rapida. Un esempio: la crisi dell’industria automobilistica non è transitoria, ma quando è emersa molti capitali tedeschi si sono spostati rapidamente verso il settore chimico-farmaceutico. Oggi, tra le prime 50 imprese europee, sono molto più presenti le imprese farmaceutiche di quelle dei trasporti.
La strategia è stata dunque corretta, eppure i risultati in termini di crescita sono mancati. Si è scoperto tra l’altro che l’indotto e i servizi della farmaceutica sono molto più ristretti di quelli dell’auto. Il risultato è che in termini di quantità la produzione è scesa nell’industria del 9% dal 2019, mentre in termini di valore aggiunto è scesa solo dello 0,8%. In pratica, la transizione tedesca ha dei costi immediati che forse sono sopravvalutati, ma corrispondono a un nuovo modello con produzioni più sofisticate e (forse) non sostituibili da Paesi con più basso costo del lavoro.
Gli investimenti
In modo simile, la lunga fase di tassi d’interesse negativi ha modificato i bilanci delle imprese che da decenni si avvantaggiavano di arbitraggi all’estero. Se però si escludono i trasferimenti finanziari, non è vero che gli investimenti cross-border siano negativi, ma anzi stanno crescendo molto. Si tratta di effetti complessi ed estranei ai modelli macro. Dopo Covid e Ucraina, le imprese tedesche, a differenza di quelle italiane, hanno potuto accumulare ampie scorte grazie al fatto che il costo del capitale immobilizzato era negativo in Germania (mentre non lo era in Italia), ma ora queste scorte sono più che abbondanti e in assenza di nuova domanda le imprese tedesche preferiscono non produrre per non accumularne altre.
I “congiunturalisti” tedeschi continuano a pensare che il 2024 sarà un anno di crescita, ma gli ultimi dati hanno seminato timori per i prossimi mesi. Gli analisti di now-casting vedono un’altra caduta del Pil nei mesi estivi quando la grande maggioranza aveva previsto una svolta positiva per un motivo elementare: i redditi dei lavoratori tedeschi aumentano a ritmi molto più veloci dell’inflazione. Dopo alcuni anni di arretramento, a partire dalla metà del 2023 finalmente le famiglie avrebbero potuto consumare più di prima. Nel primo trimestre di quest’anno, l’aumento dei redditi reali è stato di ben il 4% eppure i tedeschi non stanno consumando e frequentano le zone dei negozi, come misura un meticoloso indice di frequenza, meno che nel 2023.
La spesa delle famiglie
Il risultato è che il tasso di risparmio delle famiglie ora sfiora il 15%, un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Lo shock dell’inflazione non è stato superato, anche perché i prezzi dei prodotti energetici non sono scesi ai livelli di inizio 2022. Ma il dato qualitativo dei sondaggi sulle aspettative delle famiglie riguarda una più generica sensazione di incertezza attribuibile alle condizioni della vita pubblica e quindi anche del confronto politico. È qui che l’effetto di incertezza sui prezzi e la “geopolitica” si intrecciano.
All’aumento del risparmio non corrisponde un aumento dell’investimento produttivo. L’industria sta anzi riducendo impianti e costruzioni. Il meccanismo è che il risparmio è sintomo di riduzione della domanda e che questa, a sua volta, frena gli investimenti. La debolezza della domanda ha fatto calare anche le importazioni. Quanto alle esportazioni, certamente si fa sentire la debolezza dell’economia cinese.
Gli stimoli
In queste condizioni la risposta da manuale sarebbe l’intervento pubblico a sostegno della domanda. Tuttavia, le famiglie tedesche (e gli elettori) reagiscono negativamente quando il governo allarga la borsa concedendo sussidi a chi non lavora. Il reddito di cittadinanza, per esempio, è considerato parassitario dal 62% di chi vota il partito socialdemocratico. Il governo ha così disposto un pacchetto di stimolo dal lato dell’offerta che stima avere un impatto di mezzo punto sul Pil potenziale. Aiuti alla ricerca e all’ammortamento di capitale, riduzione della burocrazia e sostegno alla forza lavoro specializzata, tutto giusto, ma gli effetti si vedranno tra anni.