Dopo l’euforia i timori della bolla: ecco perché ora l’AI fa tremare Big Tech
di Alessandro LongoDa una parte il grande entusiasmo delle big tech. Dall’altra, un montante scetticismo di investitori e di qualche analista. L’intelligenza artificiale divide gli animi. Ecco perché il Nasdaq , uno dei maggiori indici azionari al mondo, è crollato del 3,4% la scorsa settimana, proprio nei giorni in cui le big tech presentavano i propri risultati, dichiarando il proprio amore sfrenato per l’intelligenza artificiale e annunciando ulteriori forti investimenti e ieri ha lasciato sul terreno un altro 3,43% nel lunedì nero delle Borse europee. C’è qualcosa che si incrina in questi giorni. Ed è la fiducia senza limiti del mercato nei confronti delle big tech.
I risultati
Microsoft, l’azienda che più di tutte e per prima ha scommesso in qu…
Da una parte il grande entusiasmo delle big tech. Dall’altra, un montante scetticismo di investitori e di qualche analista. L’intelligenza artificiale divide gli animi. Ecco perché il Nasdaq , uno dei maggiori indici azionari al mondo, è crollato del 3,4% la scorsa settimana, proprio nei giorni in cui le big tech presentavano i propri risultati, dichiarando il proprio amore sfrenato per l’intelligenza artificiale e annunciando ulteriori forti investimenti e ieri ha lasciato sul terreno un altro 3,43% nel lunedì nero delle Borse europee. C’è qualcosa che si incrina in questi giorni. Ed è la fiducia senza limiti del mercato nei confronti delle big tech.
I risultati
Microsoft, l’azienda che più di tutte e per prima ha scommesso in questa nuova stagione dell’IA (investendo in OpenAI, creatrice di ChatGpt) ha perso il 4% la scorsa settimana ed è scesa del 10% nelle ultime tre.Le azioni di Alphabet – casa madre di Google - sono scese leggermente questa settimana dopo il calo del 10% delle due settimane precedenti. Amazon è crollata dell'8,8%, portando il calo di tre settimane al 14%.
La scommessa nella AI
Certo incidono i ricavi inferiori alle attese, nel trimestre. Ma non solo. Secondo diversi osservatori, monta il timore che tutta questa spesa nell’IA (intelligenza artificiale) non porterà frutti. Potrebbe insomma non esserci un vantaggio a breve per le aziende che l’adotteranno. Se sarà così, crollerà anche il castello di tutte le aziende che a vario titolo la vendono, anche tramite cloud (come appunto Amazon, Google, Microsoft).
Solo nell'ultimo trimestre, Apple, Amazon, Meta, Microsoft e Alphabet, hanno speso complessivamente 59 miliardi di dollari in spese di capitale, il 63% in più rispetto all'anno precedente e il 161% in più rispetto a quattro anni fa. Gran parte di questa cifra è stata destinata alla costruzione di centri dati e all'installazione di nuovi sistemi informatici per la realizzazione dell'intelligenza artificiale. Solo Apple non ha aumentato drasticamente la spesa perché non costruisce direttamente i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati.
L’eccezione di Meta
Meta è stata l'eccezione: le sue azioni sono salite di quasi il 5% questa settimana dopo che la società ha battuto le stime di Wall Street e ha emesso previsioni ottimistiche per il trimestre in corso, confermando anche i super investimenti in IA. Ma Meta è l’eccezione che conferma la regola perché l’azienda madre di Facebook è riuscita a trovare un utilizzo proficuo per l’IA, ossia creare annunci pubblicitari più pertinenti per gli utenti e facilitare la creazione di campagne da parte degli addetti al marketing.
Lo scetticismo degli esperti
Negli ultimi mesi, diversi osservatori di alto profilo del settore tecnologico, tra cui il responsabile della ricerca azionaria di Goldman Sachs e un partner della società di venture Sequoia Capital, si sono chiesti quando o se l'AI produrrà mai abbastanza benefici per giustificare questa super spesa. “Non è chiaro se l'AI riuscirà ad avere lo stesso impatto di Internet o dei telefoni cellulari”, ha scritto Jim Covello di Goldman in un rapporto di giugno. "Sostituire posti di lavoro a basso salario con una tecnologia tremendamente costosa è praticamente l'opposto delle precedenti transizioni tecnologiche a cui ho assistito nei miei 30 anni in cui ho seguito da vicino l'industria tecnologica", ha aggiunto.Per il momento quindi continuerà la spesa mondiale in IA e di conseguenza si sosterranno ricavi e quotazioni di Nvidia.
È l’azienda che più ha beneficiato di questo boom, perché vende i chip necessari all’IA.Affinché l’intera struttura degli investimenti si regga, però, deve poggiare su un reale valore diffuso nel mercato. L’IA insomma dovrà portare vantaggi economici sostanziali alla grande massa di aziende che la usano; un aumento di efficienza e produttività. Non solo: quest’aumento dovrà essere grande abbastanza per giustificare i costi per l’acquisto e l’adozione della tecnologia. Al momento non è chiaro se mai avverrà. Ed è il timore che sta facendo scricchiolare l’intera impalcatura delle big tech.