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Fisco, la retromarcia del governo sulla rottamazione. La manovra a caccia di risorse

Maurizio Leo (s) e il ministro dell'Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti alla Camera durante il voto del DEF, Roma, 28 Aprile 2023. ANSA/GIUSEPPE LAMI (ansa)

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Giorgetti ferma le ipotesi di un’estensione della Rottamazione quater. Intanto l’Italia incassa la quinta rata del Pnrr da 11 miliardi, ma la spesa procede a rilento
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ROMA - Con un pedale prova ad accelerare, con l’altro innesta la retromarcia. Il testacoda del governo è legato a due fattori - il Pnrr e la rottamazione delle cartelle - che possono sembrare incompatibili tra di loro. Ma in realtà non lo sono affatto: il comune denominatore è l’impatto sulla legge di bilancio.

Dall’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza dipende il 90% della crescita di quest’anno. Almeno così ha scritto il governo nel Documento di economia e finanza dove l’apporto positivo del Piano al Pil si mantiene vigoroso anche nel 2025 (83%) e 2026 (73%).

Ecco perché l’incasso della quinta rata da 11 miliardi fa felice Giorgia Meloni: "L’italia - ha sottolineato ieri - è al primo posto in Europa per numero di obiettivi raggiunti e importo complessivo ricevuto”, arrivato a 113,5 miliardi (il 58,4% delle risorse complessive del Pnrr da 194,4 miliardi).

Non a caso la premier ha legato il versamento della Commissione europea all’ultimo dato sul Pil fornito dall…

ROMA - Con un pedale prova ad accelerare, con l’altro innesta la retromarcia. Il testacoda del governo è legato a due fattori - il Pnrr e la rottamazione delle cartelle - che possono sembrare incompatibili tra di loro. Ma in realtà non lo sono affatto: il comune denominatore è l’impatto sulla legge di bilancio.

Dall’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza dipende il 90% della crescita di quest’anno. Almeno così ha scritto il governo nel Documento di economia e finanza dove l’apporto positivo del Piano al Pil si mantiene vigoroso anche nel 2025 (83%) e 2026 (73%).

Ecco perché l’incasso della quinta rata da 11 miliardi fa felice Giorgia Meloni: "L’italia - ha sottolineato ieri - è al primo posto in Europa per numero di obiettivi raggiunti e importo complessivo ricevuto”, arrivato a 113,5 miliardi (il 58,4% delle risorse complessive del Pnrr da 194,4 miliardi).

Non a caso la premier ha legato il versamento della Commissione europea all’ultimo dato sul Pil fornito dall’Istat, che ha registrato una crescita acquisita dello 0,7 nel primo semestre. Ma dietro i festeggiamenti per la nuova tranche si nasconde la spesa lenta, ferma a 52,2 miliardi a fine luglio.

Il messaggio di realtà è arrivato da Raffaele Fitto, il ministro che coordina il Piano: "Il governo - ha promesso - intensificherà il monitoraggio sull’attuazione” riservando particolare attenzione proprio “all’incremento della spesa e all’avanzamento procedurale e finanziario”.

La leva per la crescita è al momento spuntata e il ridimensionamento crea problemi in vista della Finanziaria. Agli spazi fiscali che derivano dall’incastro tra Pil, debito e deficit, il governo prova ad aggiungere risorse una tantum. Ma dopo il dietrofront sul contributo di solidarietà a carico di banche, assicurazioni e imprese - ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che "non c’è niente da tassare” - arriva una nuova retromarcia.

Questa volta tocca alla Rottamazione quater. Nel decreto legislativo che introduce il concordato preventivo biennale - il patto tra le partite Iva e il Fisco - c’è il differimento al 15 settembre del termine di pagamento della rata in scadenza il 31 luglio.

Ma, precisa una nota del ministero dell’Economia, "non sono allo studio misure volte a riaprire i termini della Rottamazione quater ovvero ad estenderne l’ambito di applicazione al 2023”.

Ecco il passo indietro rispetto alle simulazioni approntate dai tecnici del Dipartimento delle Finanze. Allo studio, infatti, c’erano il ripescaggio dei ritardatari e soprattutto la Rottamazione quinquies che puntava a tirare dentro anche le cartelle del 2023.

Una buona notizia per il governo c’è: l’andamento delle entrate. Nei primi sei mesi hanno segnato un +4,1%: circa 10 miliardi in più nonostante la frenata di giugno che ha fatto registrare un -15,4% (circa 8,5 miliardi in meno rispetto allo stesso mese del 2023).

Ma l’ossigeno non basta per completare il puzzle della Finanziaria. La caccia alle risorse va avanti.

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