✕

La mossa di Urso: incentivi statali solo alle auto con componenti “made in Europa”

Ascolta l'audio

Sussidi se il 40% dei pezzi è fatto nella Ue. La decisione per favorire l’indotto italiano e attirare nuovi produttori
2 minuti di lettura

ROMA – Gli incentivi dal prossimo anno non serviranno solo a svecchiare il parco auto e ad aiutare chi ha un reddito medio basso a cambiare l’auto, magari optando per una macchina elettrica. Il ministro Adolfo Urso ha deciso di inserire un elemento in più: la quota di componenti “made in Italy” e “made in Europa” con cui è fatta la vettura sarà determinante per rientrare nell’elenco dei modelli che possono essere finanziati. L’idea del governo è quella di sostenere la filiera nazionale ed europea, a discapito delle case automobilistiche che non solo producono fuori dall’Europa, ma utilizzano soprattutto parti e sistemi realizzati non nell’Unione Europea. In futuro le case dovranno dimostrare che almeno il 40% della componentistica del modello è fatta in Ue per avere il contributo. Un modo per favorire l’indotto italiano.

ROMA – Gli incentivi dal prossimo anno non serviranno solo a svecchiare il parco auto e ad aiutare chi ha un reddito medio basso a cambiare l’auto, magari optando per una macchina elettrica. Il ministro Adolfo Urso ha deciso di inserire un elemento in più: la quota di componenti “made in Italy” e “made in Europa” con cui è fatta la vettura sarà determinante per rientrare nell’elenco dei modelli che possono essere finanziati. L’idea del governo è quella di sostenere la filiera nazionale ed europea, a discapito delle case automobilistiche che non solo producono fuori dall’Europa, ma utilizzano soprattutto parti e sistemi realizzati non nell’Unione Europea. In futuro le case dovranno dimostrare che almeno il 40% della componentistica del modello è fatta in Ue per avere il contributo. Un modo per favorire l’indotto italiano.

L’impianto del nuovo sistema di incentivi, che avrà una durata di tre anni, sarà presentato al tavolo dell’auto dal ministro Adolfo Urso convocato per mercoledì 7 agosto. E andrà a sostituire quello voluto dallo stesso ministro per sostituire i sussidi del governo Monti. Il ministero di Urso, già lo scorso anno, aveva mostrato interesse per il meccanismo adottato in Francia. Il presidente Emmanuel Macron, infatti, ha voluto privilegiare le auto francesi ed europee mettendo a punto un complicato calcolo rispetto alle emissioni complessive che non tengono conto solo di quelle al tubo di scappamento, ma pure di quelle del sistema di logistica e di tutto il ciclo di vita. Obiettivo? Tagliare fuori dal mercato le auto elettriche di fabbricazione cinese.

Nel frattempo sono però arrivati i dazi dell’Europa, per frenare l’invasione da Pechino delle vetture a batteria, anche se Bruxelles punta ancora ad un accordo entro l’autunno con la Cina. E Urso è pronto a fare carte false pure di riuscire a portare produttori cinesi in Italia. I corteggiamenti sono in corso. In pole position ci sarebbe Dongfeng, anche se il ministro dice che “per impegni industriali di questo tipo non si decide in un giorno né in un mese, è un processo produttivo che richiede i suoi tempi". Dal Paese del Dragone è appena tornata la premier Meloni, un viaggio preparato dalla missione di Urso, che aveva imbastito una serie di accordi a livello industriale che rappresentano un trampolino di lancio per accordi, anche nell’auto. Non sarebbe stato possibile e realistico mettere in piedi un sistema di incentivi all’acquisto che metta fuori gioco i grandi gruppi di Pechino. Anzi. L’obiettivo di Urso, semmai, è quello di avere una leva in più per attirare produttori asiatici. Così la casa automobilistica non solo viene a produrre in Italia o in Europa, ma sposta anche la sua catena di fornitura, essendo costretta, se vuole approfittare degli incentivi, a fare accordi con l’indotto “locale”. Un modo per evitare di avere in Europa solo fabbriche cacciavite dove si assemblano i pezzi che arrivano dall’Asia.

Urso al tavolo auto illustrerà l’andamento dell’ultima campagna di incentivi che, contrariamente al passato, ha visto esaurirsi i fondi per compare i mezzi con la spina in poche ore. Dinamica che ha stupito gli operatori del mercato. La scelta di portare il contributo massimo a 13.750 euro con un Isee sotto i 30 mila euro e una rottamazione di veicoli fino alla categoria Euro 3 ha avuto effetti positivi. Ci sarà un focus anche sul livello di componentistica necessaria per entrare nella white list di modelli che possono sfruttare i contributi per l’acquisto. L’idea del ministero è di rifarsi alla normativa made in Europa che fisserebbe la quota di componenti made in Ue al 40%.

Leggi i commenti