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“Tassi, tech e guerre risveglio necessario Meglio diversificare”

Donatella Principe, direttore market strategy di Fidelity International

 

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Parla Donatella Principe di Fidelity: la reazione dei mercati è giusta nel segno ma spropositata nelle dimensioni. La recessione non è dietro l’angolo
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Donatella Principe, lei è direttore della strategia di mercato di Fidelity International, che nel mondo gestisce 860 miliardi di dollari di risparmi. Come spiega che in pochi giorni i mercati siano passati da uno scenario idilliaco alla bufera?

“Occorre subito dire che la caduta dei mercati non è emotiva, ci sono delle ragioni alla base di questa forte correzione. In primo luogo siamo reduci da un rally lungo e intenso che si basava sulla scommessa di un soft landing o un no landing, cioé che l’inflazione e i tassi di interesse potessero scendere senza che l’economia andasse in recessione. E con il traino di utili aziendali in continuo miglioramento grazie alla prospettiva dell’AI che aumenta la produttività. I titoli tecnologici sono cresciuti talmente da pesare per il 30% di tutto il mercato”.

E quando ci si è risvegliati da questo idillio?

“Innanzitutto negli ultimi 10 giorni c’è stata un’escalation di tensioni geopolitiche, tra Medio Oriente e Ucraina, da non sottovalutare. Poi so…

Donatella Principe, lei è direttore della strategia di mercato di Fidelity International, che nel mondo gestisce 860 miliardi di dollari di risparmi. Come spiega che in pochi giorni i mercati siano passati da uno scenario idilliaco alla bufera?

“Occorre subito dire che la caduta dei mercati non è emotiva, ci sono delle ragioni alla base di questa forte correzione. In primo luogo siamo reduci da un rally lungo e intenso che si basava sulla scommessa di un soft landing o un no landing, cioé che l’inflazione e i tassi di interesse potessero scendere senza che l’economia andasse in recessione. E con il traino di utili aziendali in continuo miglioramento grazie alla prospettiva dell’AI che aumenta la produttività. I titoli tecnologici sono cresciuti talmente da pesare per il 30% di tutto il mercato”.

E quando ci si è risvegliati da questo idillio?

“Innanzitutto negli ultimi 10 giorni c’è stata un’escalation di tensioni geopolitiche, tra Medio Oriente e Ucraina, da non sottovalutare. Poi sono usciti dati macroeconomici che hanno deluso il mercato, sia sull’industria manifatturiera globale sia sul mercato del lavoro americano. Dati che mettono in discussione il soft landing. E poi il 31 luglio la Fed ha deciso di non tagliare i tassi di interesse quando tutti i paesi del G7 (ex-Giappone) lo hanno già fatto”.

Il presidente Jerome Powell, però, ha detto che non vede una prospettiva di recessione.

“Ma il mercato crede che i dati dopo pochi giorni lo abbiano smentito e quindi ha cominciato a pensare che la Fed sia in ritardo e che debba rincorrere l’economia con la discesa del costo del denaro. Ora il mercato sta scontando al 100% un taglio dei tassi a settembre, e all’80% che sarà di 50 punti base e non di 25 come previsto in precedenza”.

Nel cocktail da tempesta perfetta è entrato anche il Giappone. Come ha fatto l’indice Nikkei a precipitare del 12,4%?

“Con uno yen ai minimi da 38 anni la Bank of Japan è diventata restrittiva, con un governatore più falco delle attese. La valuta più cara ha reso il carry trade (arbitraggio, ndr.) tra debito in yen da investire in asset a più alto rendimento meno conveniente e gli operatori stanno correndo a chiudere le posizioni”.

Perché in questa situazione scendono i mercati azionari mentre vanno bene le obbligazioni?

“Se le aspettative sono per una recessione allora le azioni delle società faranno meno utili e i prezzi scendono. Anche se gli ultimi dati trimestrali stanno ancora andando bene, i margini con cui battono le attese degli analisti è più risicato. Inoltre per i giganti del tech ci si è resi conto che al momento l’AI è più un costo che un ricavo, a fronte di valutazioni insostenibili. Mentre per le obbligazioni c’è ancora spazio di crescita grazie alla prospettiva di ribasso dei tassi”.

Pensa che i portafogli di investitori e risparmiatori vadano riposizionati?

“Noi pensiamo di sì, la crescita infinita senza inflazione è un sogno da cui bisogna risvegliarsi in fretta. Le azioni devo sempre esserci in un portafoglio perché portano crescita nel lungo periodo ma bisogna ribilanciare il mix. Meno titoli momentum e più titoli di qualità, meno titoli a grande capitalizzazione e diversificare sia nei titoli small-cap che su altri mercati. La crescita degli utili più forte nel mondo, a due cifre, è in Asia, bisogna andarla a cercare diversificando gli investimenti”.

E per le obbligazioni come conviene orientarsi, oltre che cercar rifugio nel Bund tedesco e nei treasury americani.

“Va bene tornare a comprare bond governativi, oltre che societari, ma sempre selezionando e diversificando. I governi nel mondo sono molto indebitati e nei prossimi tre anni si dovranno collocare sui mercati qualcosa come 80-90 trilioni di dollari di nuovi titoli di debito tra governativi e societari e gli investitori potranno scegliere”.

Pensa che siamo di fronte a un forte temporale estivo o qualcosa di strutturale sta succedendo?

“Alcuni nodi stanno venendo al pettine, ma la recessione non è dietro l’angolo. L’economia Usa sta rallentando con un tasso di disoccupazione al 4,3% dopo che per 27 settimane è stato sotto il 4%. Credo che la reazione dei mercati sia giusta nel segno ma spropositata nelle dimensioni, visto che abbiamo ancora un mix di politiche fiscali e monetarie espansive su base globale. La Fed ha comunque 550 punti di spazio per combattere il mostro della recessione”.

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