Non solo Google: da Apple a Microsoft, le altre cause Antitrust a Big Tech negli Usa e in Europa
di Alessandro LongoNon solo Google: c’è una lunga fila di cause degli Stati Uniti che potrebbero rimettere in discussione il potere dei giganti tecnologici, con effetti anche da noi. L’Europa è da parte sua impegnata da decenni in questa battaglia e di recente ha affilato le armi grazie al regolamento Digital Markets Act (Dma), che vieta alle grandi piattaforme a favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti.
Le accuse ad Amazon
A settembre scorso, l’antitrust Usa Ftc e 17 Stati hanno avviato una causa contro Amazon accusandola di proteggere un monopolio; comprimendo i venditori sul suo vasto mercato e favorendo i propri servizi. Queste pratiche avrebbero anche causato i prezzi ai consumatori. Processo fissato a ottobre 2026.
L’Europa dal 2019 ha un'in…
Non solo Google: c’è una lunga fila di cause degli Stati Uniti che potrebbero rimettere in discussione il potere dei giganti tecnologici, con effetti anche da noi. L’Europa è da parte sua impegnata da decenni in questa battaglia e di recente ha affilato le armi grazie al regolamento Digital Markets Act (Dma), che vieta alle grandi piattaforme a favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti.
Le accuse ad Amazon
A settembre scorso, l’antitrust Usa Ftc e 17 Stati hanno avviato una causa contro Amazon accusandola di proteggere un monopolio; comprimendo i venditori sul suo vasto mercato e favorendo i propri servizi. Queste pratiche avrebbero anche causato i prezzi ai consumatori. Processo fissato a ottobre 2026.
L’Europa dal 2019 ha un'indagine sulle pratiche commerciali di Amazon. Esamina se il suo uso dei dati dei venditori terze parti danneggi la concorrenza. Per il Dma, in particolare, Amazon non può favorire in nessun modo i propri prodotti rispetto a quelli de venditori che stanno sulla sua piattaforma.
Apple sotto i riflettori
Il Dipartimento di Giustizia Usa ha citato in giudizio Apple a marzo, accusando l'azienda di utilizzare un monopolio nel mercato degli smartphone per bloccare la concorrenza, gonfiare i prezzi per i consumatori e soffocare la concorrenza. Il Dipartimento si è unito a 15 Stati e al Distretto di Columbia nella sua causa.
L’Europa aveva già indagini in corso su pratiche anticoncorrenziali di Apple; con il Dma ha ottenuto che l’azienda aprisse i propri dispositivi ad alternativi sistemi di pagamento e di download di app.
L’ altra causa di Google
Oltre alla causa per la ricerca (dove il giudice ha stabilito che Google è un monopolio e gli imporrà rimedi), il Dipartimento di Giustizia ha intentato una causa separata contro Google nel gennaio 2023 per la pubblicità online. Il processo è previsto per settembre. L’accusa: Google ha acquisito rivali attraverso fusioni anticoncorrenziali e ha costretto editori e inserzionisti a utilizzare la tecnologia pubblicitaria dell'azienda.
L’Europa ha sanzionato Google nel 2017 per 2,42 miliardi di euro per aver favorito il proprio servizio di comparazione dei prezzi (Google Shopping) nei risultati di ricerca, a discapito dei concorrenti. Nel 2018 per 4,34 miliardi di euro per aver imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android e agli operatori. Nel 2019 per 1,49 miliardi di euro a Google per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato della pubblicità online attraverso pratiche restrittive sui contratti AdSense.
I rilievi su Meta
La Ftc dal 2020 ha una causa contro Meta, accusandola di aver creato un monopolio nei social media con gli acquisti di Instagram e WhatsApp. La causa va avanti e ora a Ftc si sono uniti 40 Stati. Nel 2020 l'UE ha aperto un'indagine sull'acquisizione di Giphy da parte di Facebook, temendo che potesse ridurre la concorrenza nel mercato della pubblicità display. Nel 2021 un’altra indagine, sul modo in cui Facebook utilizza i dati pubblicitari; sospettate anche qui pratiche anticoncorrenziali.
Le indagini sull’AI
Quest’anno l’Europa ha cominciato a indagare sugli accordi esclusivi tra OpenAi e Microsoft e tra Google e Samsung in merito all’uso di intelligenza artificiale in smartphone (di Samsung) e servizi (di Microsoft).
Le multe a Microsoft
Storico invece il caso dei browser (2004) dove Microsoft è stata multata per 497 milioni di euro per aver abusato della sua posizione dominante legata al sistema operativo Windows, integrando il proprio browser Internet Explorer e limitando così la concorrenza. Nel 2013 poi Microsoft ha ricevuto una multa di 561 milioni di euro per non aver rispettato gli impegni presi di offrire agli utenti una scelta tra browser diversi.