ROMA - Schiva, chiusa in una stanza. Defilata, Daria Perrotta, con il cellulare in mano già pieno di auguri preventivi. Anche ieri a Palazzo Chigi è entrata da capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’Economia. Ombra e scorta di Giancarlo Giorgetti per l’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva. È uscita dal Palazzo dopo un paio d’ore. Da Ragioniera generale dello Stato. La prima donna dopo 154 anni e 21 Ragionieri. Ma lei, fresca di nomina, ha messo subito le cose in chiaro: “Chiamatemi Ragioniere”.
Ha fatto tutto Giorgetti durante il Cdm. Prima la revoca dell’incarico a Biagio Mazzotta, accompagnato alla porta con addosso la grande colpa di aver sbagliato i conti del Superbonus. Lunedì pomeriggio, a via XX settembre, solo un breve saluto tra i due. Formale, freddo.
Quando, ieri mattina, il titolare del Tesoro ha presentato l’atto per l’avvicendamento alla Ragioneria, i ministri non hanno fatto obiezioni. Poi sul tavolo del Cdm è arrivata l’indicazione del successore: "Daria”, come Giorgetti la chiama dal 2008, quando da presidente della commissione Bilancio della Camera si imbattè in una giovane funzionaria, fresca vincitrice di concorso che, raccontano a Montecitorio, “già sapeva il fatto suo”.
Pignola, un ritmo da 15 ore di lavoro al giorno. Come quelle trascorse alla Camera nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 2022, per la prima manovra del governo Meloni. Lei fuori dall’aula della commissione Bilancio, a filtrare gli emendamenti dei gruppi parlamentari. A mediare, da tecnica vestita da politica. Seduta a pochi metri dai deputati di Fratelli d’Italia che intanto gettavano veleno su Mazzotta, accusato di aver chiuso la Ragioneria di notte. È durante quella notte che Giorgetti, irritato, ha iniziato a pensare alla sostituzione del Ragioniere.
Adesso il cerchio si chiude. Perrotta sarà operativa al massimo entro due settimane, dopo il via libera della Corte dei conti. Arriva alla Ragioneria da candidata unica. E in una struttura dove è ancora caldo il malumore per la cacciata di Mazzotta.
Anche Giorgia Meloni ha detto sì senza battere ciglio, a differenza di quanto aveva fatto a gennaio del 2023, quando chiese e ottenne la defenestrazione di Alessandro Rivera, l’allora direttore generale del Tesoro. Il mite Giorgetti si oppose il giusto prima di cedere.
Questa volta no. Ha voluto Perrotta a tutti i costi. Anche se non arriva dalla Banca d’Italia, la palestra che ha allevato i futuri Ragionieri. Anche se, al netto dell’esperienza alla Corte dei conti, il suo curriculum non può contare su esperienze da “esterna”. Ecco la scommessa di Giorgetti: promuovere una “interna” al governo alla guida della Ragioneria che, per esperienza e storia, è considerata un fortino di indipendenza, anche se è un Dipartimento del Mef.
"Se non arriva dalla Banca d’Italia ma dalla Corte dei Conti, ho compiuto un peccato mortale? Ok, ho compiuto un peccato mortale, ma siccome è brava, lo dicono tutti, ho pensato di indicarla”, si è difeso il ministro.
La neo Ragioniera può contare su una carriera tra commissioni parlamentari e incarichi di governo, a Palazzo Chigi e al Mef. È stata consigliere giuridico di Maria Elena Boschi durante il governo Renzi e ha lavorato con Dario Franceschini. Nel Conte I è stata coordinatore delle attività dell’ufficio di segreteria del Consiglio dei ministri. Poi è diventata “draghiana”, capo di gabinetto del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli.
È la Ragioniera che piace alla politica. Tutta. Da destra a sinistra. Solo il Pd si è messo contro, ad eccezione del senatore Filippo Sensi che le ha intestato “una conoscenza al laser del bilancio dello Stato”. Tutti gli altri, invece, si sono messi in fila per ingraziarsela. La manovra è vicina, le richieste sono pronte. Al pressing della politica bisognerà rispondere con il rigore del tecnico. Ecco la prima prova per la neo Ragioniera. Pardon, Ragioniere.