Fabbrica italo-cinese per le turbine: il ministro Urso si schiera a favore delle centrali eoliche
Roma — Non si può dire che il governo italiano abbia gli stessi timori del resto d’Europa sulla possibile invasione delle tecnologie cinesi per la transizione ecologica. Mentre a Bruxelles si torna a parlare di possibili dazi sui pannelli solari, a Roma su aprono le porte per l’accordo con uno dei colossi della green economy di Pechino per lo sviluppo dell’eolico off shore.
Per la precisione, si tratta di un accordo a tre: lo firmano il ministero delle Imprese e del Made in Italy con il gruppo cinese MingYang Smart Energy - uno dei maggiori produttori al mondo di turbine eoliche - e Renexia, società delle rinnovabili controllata dalla famiglia Toto.
Con quale obiettivo? Creare in Italia un sito produttivo per turbine: tecnologia cinese, maestranze italiane, co…
Roma — Non si può dire che il governo italiano abbia gli stessi timori del resto d’Europa sulla possibile invasione delle tecnologie cinesi per la transizione ecologica. Mentre a Bruxelles si torna a parlare di possibili dazi sui pannelli solari, a Roma su aprono le porte per l’accordo con uno dei colossi della green economy di Pechino per lo sviluppo dell’eolico off shore.
Per la precisione, si tratta di un accordo a tre: lo firmano il ministero delle Imprese e del Made in Italy con il gruppo cinese MingYang Smart Energy - uno dei maggiori produttori al mondo di turbine eoliche - e Renexia, società delle rinnovabili controllata dalla famiglia Toto.
Con quale obiettivo? Creare in Italia un sito produttivo per turbine: tecnologia cinese, maestranze italiane, collaborazione con le università, almeno 1.110 posti di lavoro da qui a due anni. Investimento iniziale attorno ai 500 milioni, ma capitale aperto ad altri investitori.
Il disegno è più ampio di una semplice fabbrica. Così come non tutti all’interno del governo sembrano condividere le posizioni contrarie allo sviluppo delle rinnovabili. L’Italia, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe diventare il centro dello sviluppo dell’eolico off shore nel Mediterraneo.
Al momento, l’unica centrale “marina” in funzione si trova proprio lungo le coste del nostro, davanti al porto di Taranto. Ma si tratta di un piccolo impianto e con la tecnologia del pilone installato sul fondale.
Molto più complessa la tecnologia per l’eolico “galleggiante”: si tratta di impianti che vengono costruiti al largo, per intercettare le correnti aree più intense, con la base della turbina che viene ancorata e non fissata al fondale.
Sono impianti che arrivano a sfiorare i trecento metri d’altezza e necessitano, le cui turbine necessitano di una tecnologia che i cinesi di MingYang sono tra i pochi al mondo ad aver sviluppato.
Il cerchio si chiude se si considera con Renexia ha già collaborato con MingYang per la centrale off shore di Taranto. E che proprio ieri la società della famiglia Toto ha presentato al ministero lo studio di impatto ambientale per la realizzazione di MedWind, una grande centrale situata 80 chilometri al largo di Trapani che potrebbe sviluppare energia equivalente al fabbisogno di 3,4 milioni di famiglie (pari al 3% della domanda italiana di elettricità).
L’accordo sottoscritto ieri, come ha ricordato il ministro delle Imprese Adolfo Urso, «permette di sviluppare la produzione di turbine in Italia e una filiera che sarà estremamente competitiva». Entro 90 giorni, verrà individuata l’area in cui sorgerà la fabbrica, da dove dovrebbero uscire le turbine destinate non solo alla centrale al largo di Trapani.