Giorgetti alle banche: “Dovete contribuire”. Tassi più alti sui conti
di Sara Bennewitz , Giuseppe ColomboROMA - Il governo non molla la presa sulle banche. Dopo il pasticcio della tassa sugli extraprofitti, concepita e poi affossata, Palazzo Chigi insiste sugli istituti di credito. Chiede soldi, anche pochi. Anche in modalità una tantum dato che oggi la legge di bilancio non può contare su una riserva sicura.
A chi nelle ultime ore ha equiparato le entrate record a un tesoretto per la legge di bilancio, il ministro dell’Economia ha risposto con la traccia della prudenza: “Francamente, bella storia: aspettiamo quando finiranno altre liquidazioni, ci sono scadenze che sono state prorogate e poi tireremo le somme”.
I conti si faranno tra qualche settimana, per poi aggrapparsi in autunno alla Rottamazione quater delle cartelle fiscali e al concordato preventivo biennale, il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate.
ROMA - Il governo non molla la presa sulle banche. Dopo il pasticcio della tassa sugli extraprofitti, concepita e poi affossata, Palazzo Chigi insiste sugli istituti di credito. Chiede soldi, anche pochi. Anche in modalità una tantum dato che oggi la legge di bilancio non può contare su una riserva sicura.
A chi nelle ultime ore ha equiparato le entrate record a un tesoretto per la legge di bilancio, il ministro dell’Economia ha risposto con la traccia della prudenza: “Francamente, bella storia: aspettiamo quando finiranno altre liquidazioni, ci sono scadenze che sono state prorogate e poi tireremo le somme”.
I conti si faranno tra qualche settimana, per poi aggrapparsi in autunno alla Rottamazione quater delle cartelle fiscali e al concordato preventivo biennale, il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate.
Ma intanto al Dipartimento delle Finanze si lavora a un nuovo intervento sulle banche. Un’interlocuzione con l’Abi è stata già avviata: i primi segnali non restituiscono tuttavia un clima positivo. Anche perché sono gli stessi tecnici del governo ad essere dubbiosi sulla fattibilità della misura. Ecco l’idea: obbligare le banche a pagare ai loro correntisti gli interessi attivi sulla liquidità depositata nei conto correnti.
L’obbligo di legge si limiterebbe a introdurre una disposizione generale, senza quantificare le somme dovute. E già così il rischio di incostituzionalità è elevato. Ma il vantaggio per il governo è troppo allettante per non provarci. Se la norma venisse applicata, infatti, i cittadini otterrebbero una remunerazione sui propri risparmi, mentre lo Stato incasserebbe il cosiddetto capital gain degli interessi maturati.
Morale: le banche, che fino ad oggi hanno collezionato utili importanti grazie all’aumento dei tassi ufficiali di sconto, sarebbero obbligate a remunerare i propri clienti e così facendo garantirebbero un gettito fiscale anche allo Stato. Oggi i capital gain dalle rendite finanziarie sono tassati al 26%: per ogni 100 euro di interessi girato ai correntisti, lo Stato ne incasserebbe 26.
Non è la soluzione ai problemi della Finanziaria a caccia di risorse. Ma la modalità “collage” è l’unica possibile per il governo che quest’anno non può contare sul soccorso dell’extradeficit. Giorgetti ha escluso il ricorso a una tassa sugli extraprofitti, ma allo stesso tempo ha fatto capire che le banche dovranno concedere qualcosa: "Come le altre realtà che fanno utili e come tutti i cittadini - ha chiosato - anche le banche saranno chiamate a contribuire alla finanza pubblica”.
Mossa che porterebbe anche consenso visto che, come fa notare la First Cisl, "le prime 5 banche hanno realizzato utili per 12 miliardi” tra gennaio e giugno.
Se ne parlerà a settembre, quando sarà chiaro il margine che il buon andamento delle entrate (circa 10 miliardi in più nel primo semestre) potrà garantire.
Ecco perché il titolare del Tesoro invita a prendere esempio dalle Olimpiadi dove, annota, "non è che uno arriva a centro metri dal traguardo e dice ho vinto”. Cautela, dunque.
Anche per questo ieri, all’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha invitato i ministri a veicolare un messaggio di responsabilità ai propri partiti. Il messaggio recita così: a settembre non ripartiamo con una valanga di emendamenti al decreto Omnibus appena approvato. E che ha spaziato su mille fronti: dalla tassa per i miliardari stranieri agli sfollati di Scampia.
Le risorse sono centellinate, al massimo ripescate da altri fondi. Come gli 1,6 miliardi che il ministro per il Sud Raffaele Fitto ha trovato per raddoppiare la dote del credito d’imposta per gli investimenti nella Zes unica del Mezzogiorno.
Ma i soldi “freschi” sono difficili da trovare. Invocare l’aiuto di Bruxelles è un azzardo a fronte di impegni disattesi. Come sui balneari. È Fitto a dover ammettere che quella con l’Europa è “una trattativa complessa”.
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