L’Italia senza figli si scopre a corto d’insegnanti
di Rosaria AmatoROMA – Ingegneri, operai addetti alle costruzioni, fonditori, saldatori, lattonieri. Nel bollettino Excelsior di agosto, diffuso da Unioncamere, c’è però una nuova entrata, rispetto ai mesi precedenti, tra i profili “di difficile reperimento”: insegnanti di scuola primaria e pre-primaria. Il grado di difficoltà è elevato, al 57,5%: una beffa in un Paese in cui l’anno scorso si è registrato l’undicesimo minimo storico consecutivo delle nascite, appena 379mila bambini.
A fronte del calo delle nascite, e del taglio delle classi, gli insegnanti di asili e scuole elementari diventano sempre più difficili da trovare. Forse perché si tratta di un lavoro sempre meno appetibile: l’Alleanza per l’infanzia ha chiesto, in un appello al Parlamento italiano e quello europeo diffuso qualche settimana fa, di mettere ordine nei percorsi formativi e di lavoro degli insegnanti che operano nei servizi per i bambini fino a 6 anni. Settore dove convivono al momento 16 tipologie di contratti diversi, con f…
ROMA – Ingegneri, operai addetti alle costruzioni, fonditori, saldatori, lattonieri. Nel bollettino Excelsior di agosto, diffuso da Unioncamere, c’è però una nuova entrata, rispetto ai mesi precedenti, tra i profili “di difficile reperimento”: insegnanti di scuola primaria e pre-primaria. Il grado di difficoltà è elevato, al 57,5%: una beffa in un Paese in cui l’anno scorso si è registrato l’undicesimo minimo storico consecutivo delle nascite, appena 379mila bambini.
A fronte del calo delle nascite, e del taglio delle classi, gli insegnanti di asili e scuole elementari diventano sempre più difficili da trovare. Forse perché si tratta di un lavoro sempre meno appetibile: l’Alleanza per l’infanzia ha chiesto, in un appello al Parlamento italiano e quello europeo diffuso qualche settimana fa, di mettere ordine nei percorsi formativi e di lavoro degli insegnanti che operano nei servizi per i bambini fino a 6 anni. Settore dove convivono al momento 16 tipologie di contratti diversi, con forti differenze tra pubblico e privato, a cominciare dalla contrattazione integrativa e dalle opportunità di progressione di carriera. E dove manca quasi sempre «un giusto riconoscimento professionale ed economico».
Una situazione destinata ad aggravarsi in previsione dell’apertura delle nuove scuole finanziate dal Pnrr: «Il fabbisogno di personale per i nuovi posti creati è stimabile in circa 18 mila lavoratori. – ricorda l’Alleanza per l’infanzia – Intervenire sulle differenze contrattuali e salariali a seconda del gestore del servizio, accrescere le opportunità di progressione di carriera, il riconoscimento professionale e sociale del ruolo educativo della prima infanzia, potrà contribuire a creare attrattività nel lavoro professionale dei servizi educativi 0-6».
Alla scarsa attrattività della professione però in questi giorni si è aggiunta anche una questione giuridica destinata a creare non pochi problemi. A sollevarla Assonidi, l'associazione degli asili nido e delle scuole d'infanzia privati aderente a Confcommercio. «In un decreto legge del governo che ha per tema lo sport – spiega l’associazione – si fa decadere, per migliaia di educatrici, la validità di lauree e diplomi, attinenti ad esercitare il ruolo professionale, conseguiti negli anni 2020/2021 e 2021/2022».
Assonidi ha quindi inviato una nota con un accorato appello ai ministri dell'Istruzione, del Lavoro e della Giustizia (quest'ultimo in quanto referente per l'albo professionale degli educatori) per tutelare il personale e i bambini 0-3 anni iscritti per il prossimo anno educativo. «Chiediamo- spiega il direttore Paolo Uniti- di trovare in tempi rapidi una soluzione senza mettere i titolari degli asili nido di fronte alla scelta non solo dolorosa, ma incomprensibile, di dover rinunciare alla collaborazione delle educatrici con la conseguente immediata crisi operativa delle aziende stesse».
Tuttavia in una nota i ministri della Giustizia e della Pubblica amministrazione, Carlo Nordio e Paolo Zangrillo precisano che i Comuni potranno continuare a utilizzare fino all’anno scolastico 2026-2027 le graduatorie comunali vigenti del personale educativo e ausiliario, anche in deroga al possesso del titolo di studio come previsto dall’articolo 15-bis del decreto-legge n.19 del 2024. Un intervento normativo, si legge nella nota, «fortemente voluto dal governo, per garantire la continuità lavorativa di chi oggi è occupato come supplente nei nidi e nelle scuole dell’infanzia degli enti locali di tutta Italia, nonché per gestire la fase transitoria rispetto alle qualifiche e ai titoli professionali del personale dedicato ai bambini tra 0 e 6 anni, determinato dal contratto nazionale di lavoro per l’accesso ai concorsi».