ROMA — Le esportazioni che frenano, i prestiti erogati a famiglie e imprese che continuano a calare. Due dati relativi al mese di giugno, pubblicati ieri da Istat e Bankitalia, sembrano confermare i segnali di rallentamento dell’economia italiana, in linea con quelli dell’intera zona euro. Giugno ha chiuso un trimestre comunque in positivo per il Pil del nostro Paese (+0,2%), che ha portato la crescita già acquisita per l’intero anno allo 0,7%. Ma per raggiungere il punto tondo fissato dal governo per l’intero 2024 servirà comunque mantenere il segno più anche nella seconda parte dell’anno, un risultato che la congiuntura internazionale rende non scontato.
Il calo dei prestiti erogati dalle banche al settore privato non è certo una novità. Il fatto che sia proseguito anche a giugno, nonostante il primo taglio dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea, conferma che ci vorrà tempo prima che l’inversione della politica monetaria mostri i suoi effetti. I prestiti alle …
ROMA — Le esportazioni che frenano, i prestiti erogati a famiglie e imprese che continuano a calare. Due dati relativi al mese di giugno, pubblicati ieri da Istat e Bankitalia, sembrano confermare i segnali di rallentamento dell’economia italiana, in linea con quelli dell’intera zona euro. Giugno ha chiuso un trimestre comunque in positivo per il Pil del nostro Paese (+0,2%), che ha portato la crescita già acquisita per l’intero anno allo 0,7%. Ma per raggiungere il punto tondo fissato dal governo per l’intero 2024 servirà comunque mantenere il segno più anche nella seconda parte dell’anno, un risultato che la congiuntura internazionale rende non scontato.
Il calo dei prestiti erogati dalle banche al settore privato non è certo una novità. Il fatto che sia proseguito anche a giugno, nonostante il primo taglio dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea, conferma che ci vorrà tempo prima che l’inversione della politica monetaria mostri i suoi effetti. I prestiti alle imprese (-3,1% annuo) flettono più di quelli alle famiglie (-0,9%): una manifattura in crisi di fiducia esita a investire e indebitarsi. Bisognerà aspettare i dati di agosto e dei prossimi mesi per capire se il combinato tra calo del costo del denaro e incentivi di Industria 5.0 - attivati dopo lunga attesa - riuscirà a invertire la tendenza.
Ma il dato in prospettiva più preoccupante, perché inatteso nelle proporzioni, è la frenata delle esportazioni, uno dei motori del nostro Pil. Nei primi cinque mesi dell’anno le vendite di Made in Italy oltre confine si erano tenute in linea con i valori - record - dell’anno precedente. A giugno invece sono diminuite del 6,1% con una discesa ancora più marcata per quelle verso l’Unione europea (-7,2%). È l’effetto della crisi dell’economia tedesca (nostro primo mercato di sbocco, -8,7%) e della debolezza di quella francese (-8,1%), a cui si aggiungono però anche le improvvise difficoltà della locomotiva americana (secondo mercato, -5,4%).
Un calo che il presidente dell’Ice Matteo Zoppas ha definito «marcato», spiegando che «l’acuirsi delle tensioni internazionali e le evoluzioni politiche negli Stati Uniti, impongono cautela e non permettono di fare previsioni per i prossimi mesi».