Auto, la Cina ricorre al Wto sui dazi. Urso tende la mano a Pechino: “Serve una mediazione”
di Diego LonghinIl ricorso della Cina contro la scelta dell'Europa di imporre dei dazi sull'importazione delle auto non si è fatto attendere. Se da un lato Bruxelles e Pechino continuano a trattare per arrivare ad un accordo entro l'autunno, il Paese del Dragone ha deciso di chiamare in causa il WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio, sulle tasse extra imposte dalla Ue fino al 37,6%. Dazi per ora istituiti in via temporanea, da luglio, per volere della Commissione europea.
Pechino ha imboccato anche la strada legale. Una ritorsione che, ha spiegato un portavoce del ministero del Commercio cinese dando l'annuncio, mira a "salvaguardare i diritti e gli interessi di sviluppo dell'industria" del Dragone da una decisione Ue "priva di una base fattuale e giuri…
Il ricorso della Cina contro la scelta dell'Europa di imporre dei dazi sull'importazione delle auto non si è fatto attendere. Se da un lato Bruxelles e Pechino continuano a trattare per arrivare ad un accordo entro l'autunno, il Paese del Dragone ha deciso di chiamare in causa il WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio, sulle tasse extra imposte dalla Ue fino al 37,6%. Dazi per ora istituiti in via temporanea, da luglio, per volere della Commissione europea.
Pechino ha imboccato anche la strada legale. Una ritorsione che, ha spiegato un portavoce del ministero del Commercio cinese dando l'annuncio, mira a "salvaguardare i diritti e gli interessi di sviluppo dell'industria" del Dragone da una decisione Ue "priva di una base fattuale e giuridica" che "viola gravemente le norme" della cooperazione globale.
A metà luglio, in un primo voto consultivo, i ventisette Paesi sono apparsi sempre più inclini a optare per la scure dei dazi sulle e-car made in China: i governi decisi a dare un segnale forte a Pechino sono stati in tutto 12, tra cui anche l'Italia. Ad astenersi sono stati invece 11 Paesi, compresa la Germania da sempre tra i più riluttanti alle misure protezionistiche.
Soltanto 4 i contrari: Ungheria, Slovacchia, Malta e Cipro. Il voto decisivo per validare i dazi - frutto dell'indagine sui maxi-sussidi elargiti da Pechino aperta nell'ottobre del 2023 - in sede Ue sarà però tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre. "Esortiamo l'Ue a correggere immediatamente le sue pratiche sbagliate e a mantenere la stabilità della cooperazione economica e commerciale tra Cina e Ue, nonché delle catene industriali e di fornitura dei veicoli elettrici", ha aggiunto Pechino.
Bruxelles però non sembra intenzionata a fare marcia indietro e, per bocca di un portavoce, fa sapere di "prendere nota" del ricorso e di essere intenzionata a reagire "a tempo debito". Nei giorni scorsi il vicepresidente dell'esecutivo Ue responsabile per il Commercio, Valdis Dombrovskis, pur dicendosi "aperto a una soluzione reciprocamente accettabile", ha chiesto che sia la Cina a cambiare rotta perché le sue "politiche e pratiche non di mercato" stanno falsando il mercato infliggendo un duro colpo all'industria europea.
Dopo il ricorso di Pechino, la trattativa per arrivare ad un accordo sembra più complessa. L'Italia è a favore dei dazi, ma il governo Meloni con la Cina tiene una politica dei “due forni”. D'altronde il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha in piedi tre trattative con case automobilistiche del Dragone, ad iniziare da quella con il colosso statale Dongfeng. Per Urso è fondamentale che i toni non si debbano alzare. E che alla fine Bruxelles e Pechino trovino una soluzione amichevole. "Credo che sia utile trovare una soluzione negoziale, come accaduto altre volte nel passato, che ripristini condizioni di parità", dice il ministro in un'intervista al Messaggero. "A fine mese una delegazione tecnica andrà in Cina dove incontrerà altre case automobilistiche". E il ministro ribadisce che a ogni incontro c'è un rappresentante dell'Anfia, l'associazione che rappresenta le imprese dell'indotto, perché chi verra' per Urso "deve produrre coinvolgendo i fornitori italiani, non semplicemente assemblare pezzi realizzati altrove".