MILANO — Cellnex, colosso europeo delle torri partecipato al 10% dalla Edizione dei Benetton, dice addio all’Austria, e lo fa intascando un assegno da 803 milioni di euro per 4.600 antenne. La dismissione era attesa, ed è l’ultima operazione del nuovo corso della società guidata da Marco Patuano che in un anno ha venduto e fuso diverse attività, ridotto il debito, tagliato i costi, ha recuperato il merito di credito (che per S&p e Fitch è BBB-), è tornato a generare cassa ed è persino riuscito ad aumentare i ricavi organici (+7,4% nel semestre), nonostante gli investimenti nel 5G in Europa vadano a rilento a causa delle difficoltà di tutti gli operatori telefonici.
Via anche dall’Irlanda per concentrarsi dove è leader
La scelta di uscire da Irlanda prima e dall’Austria ora, è dettata dal fatto che Cellnex in questi due Paesi non era leader, pertanto ha preferito vendere a una cordata di operatori finanziari, come Vauban Infrastructure Partners, Edf Invest e Meag , per concentrare …
MILANO — Cellnex, colosso europeo delle torri partecipato al 10% dalla Edizione dei Benetton, dice addio all’Austria, e lo fa intascando un assegno da 803 milioni di euro per 4.600 antenne. La dismissione era attesa, ed è l’ultima operazione del nuovo corso della società guidata da Marco Patuano che in un anno ha venduto e fuso diverse attività, ridotto il debito, tagliato i costi, ha recuperato il merito di credito (che per S&p e Fitch è BBB-), è tornato a generare cassa ed è persino riuscito ad aumentare i ricavi organici (+7,4% nel semestre), nonostante gli investimenti nel 5G in Europa vadano a rilento a causa delle difficoltà di tutti gli operatori telefonici.
Via anche dall’Irlanda per concentrarsi dove è leader
La scelta di uscire da Irlanda prima e dall’Austria ora, è dettata dal fatto che Cellnex in questi due Paesi non era leader, pertanto ha preferito vendere a una cordata di operatori finanziari, come Vauban Infrastructure Partners, Edf Invest e Meag , per concentrare le risorse dove può fare la differenza. Il multiplo pagato non è di lusso, ma le torri non sono tutte uguali, il loro prezzo dipende da dove si trovano e soprattutto dal contratto di affitto di lungo termine che li lega a un operatore di telefonia. Quelle in Irlanda ad esempio, erano state cedute a inizio anno a un multiplo di 24 volte il mol, quelle in Austria ieri sono state vendute per 18 volte il mol (perché una parte del pagamento da 272 milioni, è differita al 2028), ma è comunque un prezzo superiore al multiplo che il mercato riconosce a Cellnex (circa 17 volte).
Ridurre i debiti per remunerare i soci
La dismissione consente inoltre al colosso quotato a Madrid di abbassare ulteriormente la leva finanziaria (la stima è di 0,2 volte) per arrivare a fine anno a un rapporto tra debito e mol di 6,6 volte, che nel settore delle torri è un livello discreto, anche se l’obiettivo del gruppo a medio termine è ridurlo comunque a 5-6 volte. Con più flessibilità finanziaria Cellnex può tornare a remunerare i soci, già l’ha fatto a maggio con un dividendo simbolico (pari a 1,676 centesimi), che promette di crescere tra il 2026 e il 2030, quando è previsto un monte cedole da distribuire ai soci di 3 miliardi. «La vendita delle attività in Austria è un ulteriore passo del piano, chiamato Next Chapter, per raggiungere l’obiettivo di semplificare la nostra struttura aziendale e concentrare gli sforzi nelle opportunità di crescita esistenti nei principali mercati in cui operiamo- ha commentato Patuano- questa operazione ci consentirà inoltre di avanzare su altri due obiettivi strategici, quali la focalizzazione sul bilancio e la remunerazione degli azionisti, rispettando così gli impegni presi con il mercato». Ma non è neppure escluso che Cellnex, approfittando dei corsi di Borsa (+2,75% ieri, ma -3,3% da inizio anno), decida in primavera di far approvare ai soci un piano di buy back. ©RIPRODUZIONE RISERVATA