Eolico, operatori Ue contro l’accordo tra Urso e il colosso cinese delle rinnovabili. “Bruxelles apra un dossier”
di Luca PagniROMA – Una fuga in avanti che in Europa non è piaciuta per nulla. Il “memorandum” annunciato solo pochi giorni fa dal governo italiano con il colosso cinese delle rinnovabili MingYang, per l’apertura di una fabbrica in Italia, finirà quanto prima nel corposo dossier aperto dalla Commissione europea contro le politiche di dumping delle imprese di Pechino.
A sollevare il caso è stata Wind Europe, potente organizzazione industriale dell’energia eolica, una filiera che parte dai leader mondiali delle turbine – la danese Vestas e la tedesca Siemens-Gamesa – e arriva ai produttori.
“Non è questo che intendeva la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen quando nel recente discorso dello stato dell’Unione ha affermato che le pale eoliche del futuro de…
ROMA – Una fuga in avanti che in Europa non è piaciuta per nulla. Il “memorandum” annunciato solo pochi giorni fa dal governo italiano con il colosso cinese delle rinnovabili MingYang, per l’apertura di una fabbrica in Italia, finirà quanto prima nel corposo dossier aperto dalla Commissione europea contro le politiche di dumping delle imprese di Pechino.
A sollevare il caso è stata Wind Europe, potente organizzazione industriale dell’energia eolica, una filiera che parte dai leader mondiali delle turbine – la danese Vestas e la tedesca Siemens-Gamesa – e arriva ai produttori.
“Non è questo che intendeva la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen quando nel recente discorso dello stato dell’Unione ha affermato che le pale eoliche del futuro devono essere costruite in Europa”, ha dichiarato un portavoce di Wind Europe, interpellato dal sito specializzato EnergyWatch.
Il caso nasce a pochi giorni dell’accordo tra il ministro delle imprese Adolfo Urso con il gruppo MingYang, tra i leader del mercato delle turbine in Cina ma anche a livello mondiale, assieme alla società italiana Renexia, che sta lavorando al progetto una mega-centrale eolica al largo di Trapani. Il memorandum prevede che entro i prossimi tre mesi venga individuata una possibile area nel centro-sud Italia per costruire in due anni una fabbrica di turbine “per rafforzare la filiera nazionale del settore”.
La Ue ha un dossier sui sussidi di Pechino
Ma agli operatori in Europa non è sfuggito il fatto che per i colossi cinesi è un modo per mettere piede nella Ue con la loro tecnologia. “La Commissione Europea vorrà esaminare il memorandum nel contesto del regolamento Ue sulle sovvenzioni estere e gli investimenti manufatturieri rientrano in questo ambito”, ha dichiarato il portavoce di Wind Europe, che ha raccolto l’appello di Green Power Denmark, che a sua volta ha denunciato come il governo Meloni potrebbe aver violato una serie di direttive Ue dal Net-Zero Industry Act al Foreign Subsidies Act.
In altre parole, l’accusa che viene rivolta all’Italia è di non aver tenuto conto del dossier aperto da tempo da Bruxelles sulla penetrazione in Europa delle società cinesi delle rinnovabili. Le cui tecnologie – secondo la Commissione – stanno conquistando quote di mercato grazie a prezzi molto concorrenziali (fino al 30-35% in meno), sostenuti dai generosi sussidi del governo di Pechino.
La Ue metterà dazi alle turbine cinesi?
Come avvenuto per le auto elettriche, l’indagine della Commissione potrebbe approdare a nuovi dazi nei confronti delle turbine cinesi. Così come era avvenuto qualche anno fa con i pannelli solari, salvo poi fare marcia indietro sulla spinta degli stessi produttori europei per mancanza di prodotti alternativi. Ma da allora è passato del tempo, c’è stata l’emergenza Covid e con il RepowerEu Bruxelles ha stanziato fondi per un green deal europeo che preveda anche la nascita di una industria europea per le tecnologie della transizione, dall’idrogeno alle batterie, dai pannelli alle turbine.
E’ questo il contesto che l’Italia ha ignorato e che potrebbe aprire un altro terreno di scontro tra l Commissione e il governo di destra. Anche perché il confronto sulle tecnologie sta salendo di livello. Due giorni fa, la Cina ha annunciato di aver fatto ricorso al Wto contro i dazi alle auto elettriche. Mentre è di ieri l’annuncio da parte di Vestas di un allarme utili, che ha ridotto le prospettive sui ricavi per il 2024 da 16-18 miliardi a 16,5-17,5 miliardi, provocando il crollo del titolo in Borsa del 7%.
Ormai si tratta della difesa della tecnologia Ue e l’Italia sta passado per chi ha accolto il cavallo di legno dentro le mura europee.