Brancaccio (Ance) “La crisi dell’edilizia: pagamenti bloccati e bonus fermi. A rischio migliaia di posti di lavoro”
di Rosaria AmatoROMA – Al momento a scendere sono solo le ore di lavoro, l’occupazione tiene. Ma l’Ance guarda con preoccupazione alla seconda parte dell’anno, quando diventerà effettiva la stretta sul Superbonus, e non sono ancora chiari gli effetti del “riordino” annunciato dal governo. Mentre il Pnrr, che dovrebbe entrare nel vivo a cominciare dall’autunno, stenta: «Il Mef dice che si sta spendendo troppo poco, i Comuni lamentano i ritardi dei trasferimenti statali. – rileva Federica Brancaccio, presidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori di Confindustria – In mezzo ci sono le imprese». Una decelerazione del 7,4%, calcolata dall’Ance per la seconda metà dell’anno, si traduce in circa 10 miliardi in meno di investimenti. Difficile calcolare l’impatto diretto sull’occupazione, ma ogni miliardo perso di investimenti, calcola l’Ance, può tradursi in circa 13 mila posti di lavoro in meno, includendo anche l’indotto: il timore è che il settore, dopo anni di ripresa, si ritrovi di fronte a un cr…
ROMA – Al momento a scendere sono solo le ore di lavoro, l’occupazione tiene. Ma l’Ance guarda con preoccupazione alla seconda parte dell’anno, quando diventerà effettiva la stretta sul Superbonus, e non sono ancora chiari gli effetti del “riordino” annunciato dal governo. Mentre il Pnrr, che dovrebbe entrare nel vivo a cominciare dall’autunno, stenta: «Il Mef dice che si sta spendendo troppo poco, i Comuni lamentano i ritardi dei trasferimenti statali. – rileva Federica Brancaccio, presidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori di Confindustria – In mezzo ci sono le imprese». Una decelerazione del 7,4%, calcolata dall’Ance per la seconda metà dell’anno, si traduce in circa 10 miliardi in meno di investimenti. Difficile calcolare l’impatto diretto sull’occupazione, ma ogni miliardo perso di investimenti, calcola l’Ance, può tradursi in circa 13 mila posti di lavoro in meno, includendo anche l’indotto: il timore è che il settore, dopo anni di ripresa, si ritrovi di fronte a un crollo.
Eppure in questo momento i vostri stessi indicatori non sono così negativi.
«Noi avevamo stimato che purtroppo nel 2024 il Pnrr non sarebbe riuscito a bilanciare la brusca frenata della riqualificazione energetica. Ora i segnali dei primi mesi del 2024 danno ancora una crescita del settore, ma crediamo che sia l’onda lunga . Già rileviamo alcuni segnali negativi, un deciso calo delle ore lavorate, insieme alla restrizione del credito e a grandi ritardi nei pagamenti».
Da parte dei privati, o del pubblico?
«Soprattutto da parte degli enti pubblici. Intanto le nostre imprese devono ancora incassare le risorse previste dal Dl Aiuti per il caro-materiali nel 2022. Inoltre gli enti locali sono disperati: sostengono che i pagamenti del Pnrr da parte dello Stato non arrivano con la dovuta celerità. Secondo noi anche le richieste partono con un certo ritardo, per via della complessità della piattaforma ReGiS, e delle scarse risorse in termini di personale tecnico dei Comuni. Però vorremmo un po’ di chiarezza: abbiamo letto che il Mef dice che si sta spendendo troppo poco, i Comuni dicono che non arrivano i soldi, in mezzo ci sono le imprese: qual è l’anello della catena dove si blocca il meccanismo? Così però le imprese non riescono a proseguire i lavori. Ma ci preoccupa ancora di più l’assenza di programmazione: auspichiamo che nel Def ci sia una visione di medio lungo periodo. Dopo il Pnrr cosa ci aspetta?».
Quest’anno è stata approvata la direttiva sulle Case Green, che in teoria dovrebbe sostenere gli investimenti nell’edilizia.
«Sì, ma se non sappiamo nè da parte italiana nè da parte europea quali sono le risorse messe in campo sarà difficile pensare a un piano di rigenerazione urbana. Noi abbiamo una visione molto chiara, siamo già in grado di elaborare proposte concrete appena si aprirà un confronto sul tema».
Che tipo di proposte?
«Secondo noi bisognerebbe cominciare dai grandi condomini di periferia, sostenendo le classi meno agiate e le famiglie con i redditi più bassi. Siamo convinti che questa sia la strada, ma se non sappiamo quanto può investire il Paese. Ci auguriamo anche che il governo metta ordine ai bonus edilizi già nel Def di settembre: le nuove regole del Patto di Stabilità ci impongono una programmazione pluriennale, che consentirebbe di prendere un po’ di fiato anche al nostro settore».
Se siete così preoccupati per l’arretramento del settore, diventa meno pressante la questione della mancanza di manodopera e di manodopera qualificata?
«Quello della manodopera continua ad essere un problema: se le nostre imprese venissero pagate puntualmente i lavori potrebbero continuare tranquillamente. E se ci fosse una programmazione di quello che avverrà in tema di riqualificazione urbana dopo il Pnrr, riusciremmo a diventare attrattivi per i giovani, che hanno smesso di guardare con interesse al nostro settore negli anni della crisi, quando tutto era fermo. Nel frattempo, servirebbe un’accelerazione e una semplificazione delle procedure per la qualificazione e l’ingresso della manodopera qualificata straniera. Noi abbiamo un progetto con la Tunisia per 2.000 lavoratori: è la strada giusta. Ma soprattutto bisogna avere chiara la visione che questo Paese avrà per i prossimi anni per il settore edilizio».