ROMA – Una crescita allo zero virgola del Pil nel secondo trimestre, l’occupazione che mostra i primi segnali di crisi, per via della domanda sempre più debole, la produzione industriale che arretra a giugno: i dati Eurostat non fanno presagire niente di buono per la seconda parte dell’anno. E se il Pil è abbastanza in linea con le attese, con una crescita dello 0,3% nell’Eurozona e nella Ue-27 nel confronto trimestrale, e una crescita su base annua dello 0,6% per l’Eurozona e dello 0,8% per tutta l’Unione, la produzione industriale diminuita dello 0,1% a giugno sul mese nell’area euro, e crollata del 3,9% nel confronto annuo (meno 3,2% per la Ue-27) è inattesa, sicuramente peggiore delle previsioni. Male anche l’Italia, anche se il calo è più contenuto, meno 2,6%.
Gli analisti s…
ROMA – Una crescita allo zero virgola del Pil nel secondo trimestre, l’occupazione che mostra i primi segnali di crisi, per via della domanda sempre più debole, la produzione industriale che arretra a giugno: i dati Eurostat non fanno presagire niente di buono per la seconda parte dell’anno. E se il Pil è abbastanza in linea con le attese, con una crescita dello 0,3% nell’Eurozona e nella Ue-27 nel confronto trimestrale, e una crescita su base annua dello 0,6% per l’Eurozona e dello 0,8% per tutta l’Unione, la produzione industriale diminuita dello 0,1% a giugno sul mese nell’area euro, e crollata del 3,9% nel confronto annuo (meno 3,2% per la Ue-27) è inattesa, sicuramente peggiore delle previsioni. Male anche l’Italia, anche se il calo è più contenuto, meno 2,6%.
Gli analisti scuotono la testa, e qualcuno già rivede al ribasso le previsioni per il 2024 e soprattutto per il 2025, a cominciare da Oxford Economics che per il prossimo anno passa dall’1,7 all’1,4%. Da un lato il calo dei consumi interni, depressi dall’incertezza e dai tassi ancora alti, dall’altro i segnali di deterioramento del commercio mondiale, emersi qualche giorno fa con l’indice Pmi: la produzione industriale non può che arretrare ancora, dato che getta un’ombra sul mercato del lavoro, ancora positivo. Infatti i dati di Eurostat del secondo trimestre mostrano un aumento degli occupati dello 0,2% sia nell’area dell’euro che nell’Ue rispetto al trimestre precedente, seppure con un rallentamento rispetto allo 0,3% di gennaio-marzo. Tuttavia, le intenzioni di assumere dichiarata dalle imprese sono peggiorate bruscamente a luglio.
Per l’Italia il Pil è ancora più basso della media Ue nel secondo trimestre (0,2%), un dato che rende sempre più incerti obiettivi e previsioni del governo, mentre la produzione industriale ha un andamento migliore. Tuttavia aumentano le preoccupazioni degli imprenditori per i prossimi mesi: nell’ultima indagine rapida di Confindustria la percentuale di aziende che si aspetta una contrazione della produzione è salita in luglio al 23,4%, rispetto al 12,7% di giugno. E crescono i lavoratori coinvolti nei tavoli di crisi al Mimit: superano ormai i 60 mila, ai quali si aggiungono, stima la Cgil, almeno 120 mila a rischio.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro italiano, poi, va posta particolare attenzione non solo all’andamento, che è ancora in rialzo, ma soprattutto alla qualità dell’occupazione, e al livello dei salari, molto spesso falcidiati da una contrattazione al ribasso condotta da un gran numero di sigle poco rappresentative. La segretaria del Pd Elly Schlein rilancia la proposta di legge sul salario minimo: «In Italia ci sono oltre 3 milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori poveri, cui Giorgia Meloni e la destra hanno voltato le spalle. - scrive in un intervento pubblicato sui social -. Hanno affossato la nostra proposta unitaria per introdurre finalmente il salario minimo anche nel nostro Paese. Una legge che rafforza la contrattazione collettiva, combatte i contratti pirata e sancisce che sotto i 9 euro all’ora non sia lavoro, ma sfruttamento. Per questo vogliamo riportarla in Parlamento con la forza di migliaia delle vostre firme».