ROMA - Il centrodestra, onore al merito, non va mai in vacanza. E anche a Ferragosto cerca di estrarre dal cilindro il coniglio che salvi i balneari dalle gare pubbliche per le nuove concessioni delle spiagge. Stavolta è la deputata Erica Mazzetti (Forza Italia) a tirare fuori l’idea che, miracolosamente, dovrebbe silenziare le richieste dell’Ue, del Consiglio di Stato, del Garante della concorrenza (l’Antitrust).
Alle istituzioni europee e nazionali che reclamano gare aperte a tutti, Mazzetti propone una soluzione precisa: sulle ambitissime e redditizie spiagge, piantiamo un palo con un cartello diverso. Oggi sul cartello c’è la parola “concessioni”. Domani - ecco la proposta di Mazzetti - scriviamo invece “partenariato pubblico-privato”.
Le spiagge sono beni pubblici affidati (temporaneamente) alle persone e alle società che in questo momento gestiscono 7.244 stabilimenti. La concessione temporanea - che i balneari e il centrodestra vorrebbero eterna - prevede che queste persone e s…
ROMA - Il centrodestra, onore al merito, non va mai in vacanza. E anche a Ferragosto cerca di estrarre dal cilindro il coniglio che salvi i balneari dalle gare pubbliche per le nuove concessioni delle spiagge. Stavolta è la deputata Erica Mazzetti (Forza Italia) a tirare fuori l’idea che, miracolosamente, dovrebbe silenziare le richieste dell’Ue, del Consiglio di Stato, del Garante della concorrenza (l’Antitrust).
Alle istituzioni europee e nazionali che reclamano gare aperte a tutti, Mazzetti propone una soluzione precisa: sulle ambitissime e redditizie spiagge, piantiamo un palo con un cartello diverso. Oggi sul cartello c’è la parola “concessioni”. Domani - ecco la proposta di Mazzetti - scriviamo invece “partenariato pubblico-privato”.
Le spiagge sono beni pubblici affidati (temporaneamente) alle persone e alle società che in questo momento gestiscono 7.244 stabilimenti. La concessione temporanea - che i balneari e il centrodestra vorrebbero eterna - prevede che queste persone e società versino al “padrone di casa” (la Pubblica amministrazione) un canone di affitto, spesso risibile nell’importo.
Una risorsa scarsa
Da quasi 20 anni, con la direttiva Bolkestein del 2006, la Ue chiede che una risorsa scarsa come la spiaggia, proprio perché in concessione temporanea, torni in gioco. Bruxelles vuole che il bene sia messo a gara assicurando anche a nuove persone e imprese di riceverlo in uso, nel caso presenteranno l’offerta e il progetto migliore.
Qui prende forma la proposta della deputata Mazzetti, che sembra suggerire: se il problema è la parola “concessione”, allora cancelliamola con un colpo di pennarello e sostituiamola con “partenariato-pubblico” privato.
Il partenariato è un regime giuridico che il nostro Codice degli Appalti delinea già, all’articolo 174. Nella visione della deputata, un “ente concedente” (come il Comune) firmerebbe un contratto con “operatori economici privati” (i balneari). Non parliamo di un contratto breve, anzi. Il Codice lo definisce “di lungo periodo”.
Scopo del lungo contratto è raggiungere un “risultato di interesse pubblico”. Risultato - sotto forma di opere - che va centrato soprattutto con i soldi dei privati (i balneari, nel caso).
La sostenibilità ambientale
Ma quali opere di “interesse pubblico” potrebbero mai realizzare i balneari italiani, tra gli ombrelloni delle spiagge, lo scivolo per le bambine e i bambini, il bar e il ristorante con la frittura di moscardini? In una dichiarazione al sito del Giornale e poi alle agenzie d’informazione, la deputata Mazzetti risponde a questa domanda chiave. Tra gli interventi consentiti - spiega - ci sarebbero «quelli di mitigazione dell’erosione costiera, di protezione della biodiversità e, vista la necessità di acqua, l’installazione di impianti di dissalazione. In generale, qualsiasi opera o infrastruttura per la sostenibilità ambientale».
Ora, la deputata Mazzetti lancia la sua proposta con una certa prudenza. La parlamentare di Prato non ha scritto un emendamento per correggere il Codice degli Appalti. A settembre presenterà una proposta che impegni il governo a cambiare il Codice chiamando dentro proprio i balneari. Tutto insomma è indiretto.
Ma se anche il governo modificasse il Codice degli Appalti per lanciare un salvagente ai balneari, la norma sarebbe illegittima e inefficace. Come l’Antitrust italiana ha ribadito sei giorni fa, l’unica regola a contare in questa partita è la direttiva Bolkestein, che vince su tutto. Qualsiasi misura nazionale già in vigore va disapplicata, se contraria alla direttiva. Qualsiasi norma futura non dovrebbe neanche essere immaginata.