ROMA - Lungo una delle direttrici chiave del mondo - dalla Cina all’Europa e gli Usa - le compagnie aeree orientali dettano ormai legge: sono più veloci, più economiche e più presenti, per numero di decolli. Le occidentali invece cominciano a ritirarsi.
Valutiamo un volo della British Airways da Londra (aeroporto di Heathrow) fino a Pechino (aeroporto internazionale di Daxing). Il viaggio dura 11 ore e mezza per la sola andata. Tanto, forse troppo. Normale che il nostro occhio cada su una compagnia cinese - la China Southern - che impiega appena 10 ore e 10 minuti per collegare i due scali, chiedendoci peraltro 130 euro in meno per il biglietto di andata e ritorno.
La responsabilità per questa vistosa disparità è sempre della Russia che permette ai velivoli di Pechino di sorvolare il suo spazio aereo mentre insiste nel vietarlo a quelli comunitari e americani. Ospiti indesiderati che sono costretti ad attraversare l’Asia centrale, prima di entrare nei cieli europei. Ecco perché i viag…
ROMA - Lungo una delle direttrici chiave del mondo - dalla Cina all’Europa e gli Usa - le compagnie aeree orientali dettano ormai legge: sono più veloci, più economiche e più presenti, per numero di decolli. Le occidentali invece cominciano a ritirarsi.
Valutiamo un volo della British Airways da Londra (aeroporto di Heathrow) fino a Pechino (aeroporto internazionale di Daxing). Il viaggio dura 11 ore e mezza per la sola andata. Tanto, forse troppo. Normale che il nostro occhio cada su una compagnia cinese - la China Southern - che impiega appena 10 ore e 10 minuti per collegare i due scali, chiedendoci peraltro 130 euro in meno per il biglietto di andata e ritorno.
La responsabilità per questa vistosa disparità è sempre della Russia che permette ai velivoli di Pechino di sorvolare il suo spazio aereo mentre insiste nel vietarlo a quelli comunitari e americani. Ospiti indesiderati che sono costretti ad attraversare l’Asia centrale, prima di entrare nei cieli europei. Ecco perché i viaggi di un vettore occidentale sono più lunghi e anche più costosi, per il maggior consumo di jet-fuel, di carburante.
La frequenza dei decolli
In questo clima, dopo mesi di sacrifici, adesso le compagnie occidentali cominciano ad alzare bandiera bianca. Il quotidiano Financial Times annuncia che la British Airways ha preso la più drastica delle decisioni. Dal 26 ottobre, taglierà il suo collegamento da Londra a Pechino. La rotta non sarà più coperta, per almeno un anno. Punto.
Ora, è vero: la compagnia britannica continuerà a volare su Shanghai e Hong Kong; ma la frequenza dei decolli verso la sua ex Colonia si è intanto dimezzata nel 2024.
Getta la spugna anche Virgin Atlantic, altro vettore britannico che ha gli americani di Delta come soci al 49%. Dal 25 ottobre Virgin Atlantic semplicemente smetterà di collegare il Regno Unito con Shanghai, sfiancata dalle «complessità» della rotta.
La crisi del Dragone
Le compagnie occidentali si arrendono perché - al di là della ostilità russa - devono fare i conti ora con una seconda e letale sorpresa. L’economia cinese continua a zoppicare, come dimostra la crescita del Pil nel secondo trimestre al 4,7% (contro le stime che scommettevano su un più 5,1%). I manager e i turisti orientali, quindi, si spostano meno.
Succede così che anche l’australiana Qantas valuti di sforbiciare il Sidney-Shanghai. Gli australiani, che arrivano da sud, non devono certo sorvolare la Russia. Il loro problema è che non vendono più biglietti a sufficienza.