Pensione più lontana: minimo 25 anni di contributi. Il piano del Cnel per il governo
di Valentina ConteROMA — Addio quote, opzioni, scivoli. Basta con le eccezioni. Andare in pensione prima, si può. Ma deve essere disincentivato. E soprattutto le regole devono diventare permanenti, non negoziate ogni anno dalla politica. A questo lavora una commissione di 12 esperti del Cnel di Istat, Inps, Bankitalia, sindacati, università, istituita dal presidente Renato Brunetta, che produrrà un rapporto entro settembre da presentare al governo in tempo per la manovra, come fu l’anno scorso per il salario minimo.
La flessibilità strutturale
L’idea di “flessibilità strutturale” sarebbe questa: l’uscita possibile tra 64 e 72 anni, a patto di poter contare su una pensione di almeno 800 euro, pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Di accettare la penalità del ricalcolo…
ROMA — Addio quote, opzioni, scivoli. Basta con le eccezioni. Andare in pensione prima, si può. Ma deve essere disincentivato. E soprattutto le regole devono diventare permanenti, non negoziate ogni anno dalla politica. A questo lavora una commissione di 12 esperti del Cnel di Istat, Inps, Bankitalia, sindacati, università, istituita dal presidente Renato Brunetta, che produrrà un rapporto entro settembre da presentare al governo in tempo per la manovra, come fu l’anno scorso per il salario minimo.
La flessibilità strutturale
L’idea di “flessibilità strutturale” sarebbe questa: l’uscita possibile tra 64 e 72 anni, a patto di poter contare su una pensione di almeno 800 euro, pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Di accettare la penalità del ricalcolo contributivo oppure un taglio del 3-3,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai limiti di legge. E di avere almeno 25 anni di contributi versati.
Significa per la pensione di vecchiaia: non più 67 anni e 20 di contributi come oggi, ma 67 anni e 25. Cambierebbe anche il requisito per la pensione anticipata. Oggi servono 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne un anno in meno), senza vincoli di età. Diventerebbero 44 anni di contributi con 64 di età.
Millennials penalizzati
Un cambiamento epocale che impatterebbe anche sul canale di uscita anticipato che riguarda le generazioni che hanno iniziato a lavorare post-1996, dai Millennials in poi, totalmente nel sistema contributivo. Per loro, la pensione anticipata a 64 anni e 20 di contributi salirebbe a 64 anni e 25 di contributi. Tra l’altro con una soglia di accesso peggiorata l’anno scorso dal governo Meloni di tre volte l’assegno sociale: puoi uscire solo se hai una pensione di 1.600 euro lordi al mese che riesce ad assicurarsi solo chi ha carriere continue e ben pagate. Valore che ovviamente crescerà nel tempo al crescere dell’assegno sociale.
Risparmi per lo Stato
L’obiettivo dichiarato di questa che per ora è solo una delle proposte degli esperti Cnel è «ridurre il numero di pensioni liquidate in ciascun anno» e «l’attuale durata ultratrentennale della metà delle pensioni anticipate». Di fatto assicurare risparmi considerevoli al bilancio pubblico. Se venisse ad esempio applicata sin da gennaio, fermerebbe non poco il flusso di uscite. Contribuendo a sistemare i conti, in una fase difficile con il nuovo Patto di stabilità europeo da applicare e la procedura per deficit eccessivo in corso.
Gli esperti partono da una considerazione di fondo, derivata dagli ultimi dati della Ragioneria. L’anno scorso l’età media del pensionamento anticipato è stata di 61,6 anni contro 67,2 anni della vecchiaia: troppo bassa. Sul banco degli imputati finisce soprattutto Quota 100 e le altre quote sorelle, in deroga alla legge Fornero. Sono costate 40 miliardi in cinque anni e hanno zavorrato il bilancio pubblico di quattro decimi di punto di Pil ogni anno. Più lavoro, meno pensione. Questa la filosofia.