Il governo cerca soldi per la manovra da 25 miliardi: “Tagliamo il monopattino”. Ma il bonus non c’è più
di Valentina ConteIl vicepremier Salvini e la premier Meloni
ROMA — Il taglio dei bonus fiscali è il Sacro Graal della politica economica italiana. Tutti lo vogliono, lo invocano, lo cercano per coprire manovre impossibili. Nessuno lo fa. La verità, come sempre è nei numeri. Perché niente come le tax expenditures, così si chiamano queste agevolazioni fiscali, rappresenta la vocazione nostrana a nutrire lobby, elettorati, settori produttivi amici.
Un “regalo” non si nega a nessuno, che sia detrazione, deduzione, credito di imposta, esenzione, riduzione, esclusione. Ecco che tra 2018 e 2024, calcola l’Ufficio parlamentare di bilancio, queste spese fiscali sono lievitate di un terzo da 466 a 625. E la perdita di gettito per lo Stato quasi raddoppiata, da 54 a 105 miliardi.
Il gioco dell’oca
Come ogni esta…
ROMA — Il taglio dei bonus fiscali è il Sacro Graal della politica economica italiana. Tutti lo vogliono, lo invocano, lo cercano per coprire manovre impossibili. Nessuno lo fa. La verità, come sempre è nei numeri. Perché niente come le tax expenditures, così si chiamano queste agevolazioni fiscali, rappresenta la vocazione nostrana a nutrire lobby, elettorati, settori produttivi amici.
Un “regalo” non si nega a nessuno, che sia detrazione, deduzione, credito di imposta, esenzione, riduzione, esclusione. Ecco che tra 2018 e 2024, calcola l’Ufficio parlamentare di bilancio, queste spese fiscali sono lievitate di un terzo da 466 a 625. E la perdita di gettito per lo Stato quasi raddoppiata, da 54 a 105 miliardi.
Il gioco dell’oca
Come ogni estate quindi, alla vigilia della stagione di bilancio, parte il gioco dell’oca della politica, impegnata (almeno a parole) a cercare il filo di Arianna in questi sconti. Per sfrondarli, limarli, rosicchiarli nella speranza di ricavare un risparmio utile poi a coprire altri bonus, da mettere in legge di bilancio, in una giostra infinita di sconti e prebende.
L’anno scorso il governo Meloni puntava a recuperare almeno un miliardo, l’1% appena. Non se ne fece nulla, nonostante il disboscamento sia parte della delega fiscale del governo. Quest’anno si torna alla carica: «Una revisione è doverosa perché ci sono decine di micro agevolazioni», diceva proprio a Repubblica, un paio di settimane fa, il sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni. «Ma non toccheremo salute, casa e lavoro neanche per i redditi alti».
Gli sconti fantasma
Fatto sta che proprio Freni a fine luglio, rispondendo alla Camera ad un’interrogazione della responsabile lavoro del Pd Maria Cecilia Guerra, rivelava come un quinto di questi sconti – 118 misure su 625 – sia praticamente fantasma.
Sconosciuto allo Stato che quindi non sa neppure chi sta aiutando e per quali importi. Escludere poi salute, casa e lavoro significa togliere dalla discussione politica le fette più rilevanti della torta. Quindi cosa ricavare e da dove?
Il bonus monopattino
«Si può tagliare il bonus monopattino, ad esempio», dice Marco Osnato, presidente FdI della commissione Finanze della Camera. «La manovra sarà probabilmente di 25 miliardi e abbiamo un bilancio dello Stato da 800 miliardi», calcola. «Ci sono bonus che sono spese clientelari e che adesso non hanno più senso di esistere».
Vedremo con quali criteri si deciderà cosa davvero è clientelare e per chi. A dare un’occhiata al rapporto annuale sulle spese fiscali del 2022, se si vuole fare davvero cassa senza toccare la triplice “salute-casa-lavoro” bisogna ragionare su comparti a forte rischio contestazione.
Dove tagliare
Ad esempio l’agricoltura che gode di un regime speciale Iva da 328 milioni e di un’accisa di favore sui prodotti energetici da 1,2 miliardi. O l’autotrasporto che si avvale di un aiuto altrettanto importante da 1,2 miliardi per l’accisa ridotta sul gasolio. Per scansare il rischio di trattori e camion in strada, si può guardare allo sconto per gli “impatriati”, compresi gli sportivi: 674 milioni. O fare una riflessione sulla detrazione per i premi assicurativi: 281 milioni.
O ancora ripensare alla deduzione sulle somme versate dai lavoratori alla previdenza integrativa: 2,5 miliardi. In questo caso il cortocircuito sarebbe totale perché lo stesso sottosegretario Freni, assieme al collega Claudio Durigon, caldeggiano addirittura l’obbligo di destinare il 25% del Tfr ai fondi pensione privati che a quel punto sarebbero beffati dalla cancellazione dell’altra agevolazione fiscale.
Tutto si può fare, la politica è sovrana. Nessuno lo fa perché come si tocca un filo viene giù tutto. Si possono ad esempio anche abolire gli sconti edilizi per le ristrutturazioni ancora esistenti, ma si sceglie di mandare a picco un settore chiave per il Pil. Il bonus monopattino, da solo, certo non basta. Anche perché, voluto nel 2020 con l’Italia in lockdown, non esiste più.