Le parole di Powell buttano giù il dollaro. Ecco cosa succede se l’euro riprende forza sulla valuta Usa
di Carlotta ScozzariMILANO – Il grafico di venerdì dell'indice che misura l'andamento del dollaro americano rispetto a una serie di valute internazionali (dollar index) mostra che dalle ore 16.00 italiane è partita una discesa che ben presto ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio dirupo. A quell'ora ha cominciato a parlare Jerome Powell, il governatore della Fed statunitense, che, con una chiarezza e una decisione che non sempre i banchieri centrali possono permettersi, ha preannunciato un taglio dei tassi di interesse nella prossima riunione monetaria di settembre.
Da lì ha preso il via un nuovo, netto indebolimento del dollaro rispetto alle principali valute internazionali. Tra queste, la sterlina, tornata sui massimi di ma…
MILANO – Il grafico di venerdì dell'indice che misura l'andamento del dollaro americano rispetto a una serie di valute internazionali (dollar index) mostra che dalle ore 16.00 italiane è partita una discesa che ben presto ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio dirupo. A quell'ora ha cominciato a parlare Jerome Powell, il governatore della Fed statunitense, che, con una chiarezza e una decisione che non sempre i banchieri centrali possono permettersi, ha preannunciato un taglio dei tassi di interesse nella prossima riunione monetaria di settembre.
Da lì ha preso il via un nuovo, netto indebolimento del dollaro rispetto alle principali valute internazionali. Tra queste, la sterlina, tornata sui massimi di marzo del 2022, e l'euro, che si è riportata su livelli che non toccava da più di un anno, arrivando a quota 1,12 dollari.
Il movimento giornaliero del Dollar index il 23 agosto
Insomma, si allontana sempre di più quella fase, risalente al 2022, in cui la valuta a stelle e strisce aveva riagguantato la parità su quella dell'area euro. A spingerla era stato un complesso mix a base di tensioni geopolitiche, durante le quali il dollaro assume sempre più la connotazione di bene rifugio, una crisi energetica che aveva penalizzato soprattutto l'Europa e lo sfasamento nelle politiche monetarie di Fed e Bce. Allora la banca centrale americana si era mossa prima di Francoforte nell'aumento dei tassi.
Nella loro riduzione, invece, il primo passo lo ha fatto la Bce, lo scorso giugno, con una piccola sforbiciata al costo del denaro da 25 punti base. Mentre la Federal Reserve avvierà l'allentamento monetario a settembre. Ora che dopo le parole di Powell lo si sa con certezza, il dollaro ha pagato dazio sui mercati valutari internazionali, perdendo terreno nei confronti delle principali monete.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Intervista Althea Spinozzi tassi fed elezioni usa]]
In uno studio pubblicato ancora prima del discorso del governatore della Fed, gli economisti di Ubs prevedevano una debolezza prolungata della valuta americana, che resta sotto pressione complice anche l'entità del deficit pubblico statunitense, visto in aumento a prescindere da chi uscirà vittorioso dalle elezioni presidenziali che vedono Kamala Harris sfidare Donald Trump.
Tra le implicazioni di un dollaro più fiacco rispetto agli ultimi due anni ci sono quelle sulle imprese. Nei mesi scorsi, era spesso capitato che i grandi gruppi statunitensi, da Microsoft ad Apple passando per Walt Disney, lamentassero le conseguenze sui bilanci di una valuta troppo forte. Le vendite del produttore di iPhone, per esempio, in Cina sono state sensibilmente zavorrate dall’andamento della moneta americana. Con un dollaro più debole, queste tensioni andranno via via allentandosi.
Per contro, le imprese italiane ed europee operanti all'estero che fatturano in dollari, da Prysmian a EssilorLuxottica passando per Stellantis (partecipata da Exor, proprietaria del gruppo editoriale Gedi) e Stmicroelectronics, tenderanno a subire a bilancio una penalizzazione rispetto agli ultimi due anni nel momento in cui convertiranno in euro la moneta americana.
In generale, gli esportatori che ricevono pagamenti in dollari saranno svantaggiati. Chi invece importa e regola l'operazione con valuta americana si troverà in una situazione migliore rispetto al 2022. Due anni fa, infatti, il dollaro forte aveva gonfiato i prezzi delle materie prime importate dall'Europa, come il gas naturale liquefatto statunitense, e ciò aveva contribuito ad alimentare un'inflazione già al galoppo.
Un discorso a parte meritano poi i turisti. Se negli ultimi due anni gli americani hanno preso d'assalto l'Europa e l'Italia in particolare, è anche perché la valuta ha dato loro una mano. Con un dollaro più debole rispetto all'euro viaggiare dagli Usa all'Ue diventa ora più oneroso. Per contro, gli europei che decideranno di organizzare una vacanza negli States, a parità di condizioni, avranno la possibilità di spendere meno. L'estate è agli sgoccioli ma non è ancora finita, magari qualcuno ha ancora tempo per organizzarsi.