Adriano Bordignon: “Sbagliato abbandonare l’assegno unico. È l’unico aiuto strutturale per i figli in Italia”
di Valentina ConteAdriano Bordignon, presidente Forum delle Famiglie
(fotogramma)ROMA — «Non è vero che l’assegno unico non funziona. E se ci sono avanzi, chiediamo siano investiti nella famiglia, per spingere l’autonomia dei figli maggiorenni». Adriano Bordignon, presidente del Forum delle famiglie, ha incontrato la ministra per la Famiglia e la natalità Eugenia Roccella prima di Ferragosto.
Le ha preannunciato la riforma dell’assegno?
«No. Se così fosse, ci aspettiamo di essere convocati prima della legge di Bilancio».
L’assegno non funziona, per il governo ci sono troppi avanzi. Condivide?
«Al contrario. È il primo strumento strutturale che il nostro Paese adotta nella sua storia. Non va assolutamente abbandonato. Ricordo poi che nel 2021 fu votato da tutto l’arco parlamentare».
Le risorse non distribuite sono un problema?
«Piuttosto un’occasione, se ci sono idee valide per spenderle. Noi proponiamo di dare l’assegno nella sua totalità anche ai figli tra 18 e 21 anni, perché oggi è dimezzato. E di proseguirlo fino ai 26 anni, se i figli sono a carico e in…
ROMA — «Non è vero che l’assegno unico non funziona. E se ci sono avanzi, chiediamo siano investiti nella famiglia, per spingere l’autonomia dei figli maggiorenni». Adriano Bordignon, presidente del Forum delle famiglie, ha incontrato la ministra per la Famiglia e la natalità Eugenia Roccella prima di Ferragosto.
Le ha preannunciato la riforma dell’assegno?
«No. Se così fosse, ci aspettiamo di essere convocati prima della legge di Bilancio».
L’assegno non funziona, per il governo ci sono troppi avanzi. Condivide?
«Al contrario. È il primo strumento strutturale che il nostro Paese adotta nella sua storia. Non va assolutamente abbandonato. Ricordo poi che nel 2021 fu votato da tutto l’arco parlamentare».
Le risorse non distribuite sono un problema?
«Piuttosto un’occasione, se ci sono idee valide per spenderle. Noi proponiamo di dare l’assegno nella sua totalità anche ai figli tra 18 e 21 anni, perché oggi è dimezzato. E di proseguirlo fino ai 26 anni, se i figli sono a carico e in formazione accademica o professionale».
Il nodo dell’Isee è stato risolto o il cumulo con l’assegno c’è ancora?
«C’è ancora e fa salire l’Isee ad un numero significativo di famiglie che così perdono bonus comunali per l’asilo nido, le borse di studio, le bollette, la scuola e i trasporti. La ministra Roccella ci assicura che ci sta lavorando in un tavolo con i dicasteri dell’Economia e del Lavoro, ma non abbiamo riscontri effettivi. Mentre però l’esclusione dei Btp dall’Isee, a cui noi siamo contrari perché non è una priorità, è stata prevista in manovra seppur ancora inattuata, a quanto sappiamo».
Il deferimento alla Corte di Giustizia Ue allarma la premier che teme un allargamento della platea ingestibile. È così?
«Non conosciamo i numeri del governo. Ma crediamo possa riguardare un’esigua minoranza di casi, come i transfrontalieri che lavorano qui e hanno famiglia all’estero».
Siete delusi da questo governo che prometteva quoziente famigliare e asili nido gratis per tutti?
«Non vediamo risposte all’altezza dell’enorme problema strutturale rappresentato dalla denatalità e del conseguente squilibrio demografico che ha gravi ricadute per l’Italia e la sua stabilità sociale, economica, previdenziale. Ci aspetteremmo risposte di lungo periodo e un intervento shock per rilanciare la natalità. Anche di quoziente famigliare non se n’è più parlato».
Avete richieste per la manovra?
«Non smantellare l’assegno unico, ma rafforzarlo. Potenziare i servizi per la prima infanzia e renderli meno onerosi, a partire dagli asili nido. Più aiuti alle giovani coppie: stipendi decorosi, casa, stabilità. Sostegni alle imprese che applicano il welfare famigliare. E poi battaglia comune in Europa per la denatalità. Le risorse stanziate per le famiglie devono essere considerate come un investimento collettivo non una spesa».