Assegno unico per i figli, scontro sull’abolizione. Meloni nega. Il Pd: dica se cambia
di Valentina ConteROMA – Scontro politico sull’assegno unico per i figli, dopo l’anticipazione di Repubblica sulle intenzioni del governo di rivederlo, smontarlo, cambiargli nome e redistribuire le risorse soprattutto verso le famiglie numerose, in modo proporzionale al numero dei figli, e con paletti nei confronti degli stranieri. Se necessario, anche tagliando la quota di base da 57 euro data a chi non fornisce l’Isee o ha un Isee alto, sopra i 45 mila euro. L’opposizione, Pd in testa, chiede al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di riferire in Parlamento su questo come sugli altri temi legati alla prossima legge di Bilancio e al Piano strutturale da consegnare all’Europa entro settembre.
Il video della premier
La premier Giorgia Meloni, con un video postato su X che la ritrae acca…
ROMA – Scontro politico sull’assegno unico per i figli, dopo l’anticipazione di Repubblica sulle intenzioni del governo di rivederlo, smontarlo, cambiargli nome e redistribuire le risorse soprattutto verso le famiglie numerose, in modo proporzionale al numero dei figli, e con paletti nei confronti degli stranieri. Se necessario, anche tagliando la quota di base da 57 euro data a chi non fornisce l’Isee o ha un Isee alto, sopra i 45 mila euro. L’opposizione, Pd in testa, chiede al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di riferire in Parlamento su questo come sugli altri temi legati alla prossima legge di Bilancio e al Piano strutturale da consegnare all’Europa entro settembre.
Il video della premier
La premier Giorgia Meloni, con un video postato su X che la ritrae accanto a Giorgetti, dice che «No, il governo Meloni non abolirà l’assegno unico, che noi abbiamo aumentato, nella prossima legge di Bilancio. Diffidate dalle fantasiose ricostruzioni su una manovra ancora da scrivere. Noi continuiamo a lavorare per un’Italia migliore e più giusta, dopo anni di disastri della sinistra». Meloni aggiunge che «stiamo dando battaglia in Europa perché non si creino problemi visto che la Commissione ci dice che dovremmo darlo anche a tutti i migranti che esistono in Italia che significa di fatto uccidere l’assegno unico».
I punti non chiari
In realtà, non si sa come e quando si sia mosso il governo Meloni in Europa, con quali argomenti abbia difeso le norme italiane, tra novembre — quando è scattata l’infrazione — e luglio, quando l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia Ue. L’aumento di cui parla Meloni dell’assegno, fatto nella sua prima manovra per il 2023, fu di 600-700 milioni: non erano risorse in più, ma avanzate dalla stessa misura finanziata in modo strutturale per 20 miliardi dal governo Draghi. Una cifra simile (600-700 milioni) è stata anche tolta dall’assegno unico in due anni da Meloni per finanziare prima il decreto bollette e poi il decreto Superbonus.
Il piano del governo
Fatto sta che l’operazione che si muove sottotraccia è simile a quella sul Reddito di cittadinanza, «abolito» dal governo Meloni per essere in realtà sostituito dall’Assegno di inclusione, con annessi risparmi per la rimodulazione. La ministra della Famiglia Eugenia Roccella definisce la notizia data da Repubblica come «lo sbarco dei marziani: non un euro sarà tolto alle famiglie».
Anche se Repubblica ha scritto che l’operazione sarebbe a parità di perimetro: stessi soldi (20 miliardi), distribuiti in modo diverso. Poi incolpa il governo Draghi: «Il modo in cui la misura è stata costruita è decisione del governo precedente e non di quello attuale». Da qui deriverebbe lo stop Ue per i due anni di residenza chiesti agli stranieri o in alternativa sei mesi di contratto di lavoro: requisiti discriminatori per Bruxelles.
La mina “migranti”
Roccella è preoccupata e paragona la mina europea al Superbonus «che è arrivato a pesare sull’Italia per l’equivalente di venti finanziarie». Il governo Meloni teme dunque di dover allargare la platea agli stranieri. E vorrebbe usare l’infrazione Ue per un riordino dell’intera misura.
Lo dice anche Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera (FdI): «Non cancelliamo l’assegno, ma mi sembra che si possa ipotizzare una revisione perché c’è una premialità ridotta sulla natalità e per le famiglie numerose, c’è un problema di cumulabilità con l’Isee e l’infrazione europea».
Anche Ylenia Lucaselli, capogruppo FdI in commissione Bilancio della Camera, un anno fa, in un video postato ieri da Stefano Patuanelli (ex ministro M5S), si diceva contraria all’assegno unico perché «non universale» e a favore del quoziente famigliare.
Il quoziente famigliare
Il partito della premier non ha mai fatto mistero di puntare tutto sul quoziente, l’aveva messo anche nel programma. Avallato dal ministro dell’Economia Giorgetti quando annunciava un «intervento shock per le famiglie» mai arrivato. Il suo ministero si limita a dire che «l’ipotesi di tagli agli assegni per i figli è fantasiosa e senza alcun fondamento». Promettendo dunque di non fare più cassa con gli avanzi. Nulla dice sul progetto di revisione.