Gli intrecci miliardari dietro a OpenAI, così l’Intelligenza artificiale è affare per pochissimi
di Filippo SantelliL’intelligenza artificiale potrà forse cambiare la vita di tutti, ma è un affare di pochissimi. A confermare questa deriva oligopolisitca, che sta attirando sia negli Stati Uniti che in Europa una crescente attenzione delle autorità, sono le ultime indiscrezioni che riguardano OpenAI, la startup che con il suo ChatGPT ha dato il via alla IA-mania. La società alla frontiera degli algoritmi intelligenti, in cui Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari e parte del suo futuro, starebbe ora negoziando una nuova raccolta fondi che la valuterebbe la bellezza di 100 miliardi, venti più che a febbraio. E tra gli investitori che potrebbero partecipare, secondo le indiscrezioni, ci sarebbero altri due pesi supermassimi di Big Tech, cioè Apple e Nvidia.
Insieme a Microso…
L’intelligenza artificiale potrà forse cambiare la vita di tutti, ma è un affare di pochissimi. A confermare questa deriva oligopolisitca, che sta attirando sia negli Stati Uniti che in Europa una crescente attenzione delle autorità, sono le ultime indiscrezioni che riguardano OpenAI, la startup che con il suo ChatGPT ha dato il via alla IA-mania. La società alla frontiera degli algoritmi intelligenti, in cui Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari e parte del suo futuro, starebbe ora negoziando una nuova raccolta fondi che la valuterebbe la bellezza di 100 miliardi, venti più che a febbraio. E tra gli investitori che potrebbero partecipare, secondo le indiscrezioni, ci sarebbero altri due pesi supermassimi di Big Tech, cioè Apple e Nvidia.
Insieme a Microsoft, sono le tre società a maggiore capitalizzazione al mondo, oltre la fantasmagorica cifra di 3 mila miliardi. E tutte hanno con OpenAI un rapporto anche industriale: Microsoft, leader nel cloud, le fornisce la costosissima potenza di calcolo di cui ha bisogno e ha iniziato a integrarne la tecnologia, Apple ha da poco chiuso un accordo per portare l’IA su milioni di iPhone, Nvidia produce i superprocessori necessari ad addestrare gli algoritmi intelligenti. L’investimento, se confermato, intreccerebbe così i campioni che controllano gli snodi chiave della filiera dell’AI. Come d’altra parte Google a Amazon sono legati dal comune investimento in Anthropic, rivale di OpenAI.
Negli ultimi mesi, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, le autorità per la concorrenza hanno accesso un faro sulle operazioni di Big Tech nel campo dell’IA. L’investimento di Microsoft in OpenAI è stato il primo a finire sotto la lente, sia per le dimensioni che per la forma. La società guidata da Sam Altman nasce come no-profit, con la missione di sviluppare una IA che benefici l’umanità (anziché sterminarla), ma ha poi creato una controllata profit con cui raccogliere parte delle risorse necessarie. Microsoft ha acquisito il diritto a una quota dei futuri profitti, non classiche azioni, e un accesso privilegiato alla proprietà intellettuale. L’investimento peraltro è in parte “in natura”, visto che i calcoli di OpenAI marciano in esclusiva nei centri dati Microsoft. In teoria il controllo dell’intera società dovrebbe essere nelle mani della no-profit, in pratica quando il suo consiglio ha cercato di licenziare Altman i membri sono stati cacciati. Quell’episodio ha alimentato i dubbi: che influenza esercita Microsoft? È un controllo?
Le due società rispondono che si tratta solo di una partnership. Ed è proprio la natura di queste partnership tra giganti pieni di liquidità e startup di soldi affamate, il nuovo standard dell’industria dell’AI, l’aspetto che le autorità vogliono chiarire. L’accordo chiuso da OpenAI con Apple mostra in effetti che pensieri e parole di ChatGPT non sono esclusiva Microsoft. Entrambi i colossi, proprio per non dare argomenti all’Antitrust, hanno rinunciato ad avere un ruolo da “osservatori” nel board di OpenAI. Anche un eventuale ingresso di Apple e Nvidia nel club dei finanziatori potrebbe essere presentato come un segno di indipendenza. Ma non certo di minore concentrazione del settore, anzi.
Al di là della concorrenza poi, pure ammesso che questi giganti se la facciano e non la ostacolino, i loro intrecci di investimenti e affari pongono una domanda sostanziale: sarà l’interesse collettivo a indirizzare il futuro dell’IA, o quello di Big Tech?