Meloni: “Tagliare i bonus”. La mission impossible per far rientrare il deficit
di Valentina ConteIl ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
(ansa)ROMA — «La stagione dei soldi gettati dalla finestra e dei bonus è finita e non tornerà fin quando ci saremo noi al governo». La premier Giorgia Meloni lo ripete ai suoi ministri in apertura del primo Cdm dopo la pausa estiva. Un modo per ribadire che la legge di Bilancio sarà «ispirata, come quelle precedenti, al buon senso e alla serietà». In realtà non solo quella stagione non è mai finita, ma è stata alimentata e con forza anche da questo governo di destra, alle prese con la sua terza manovra. Facile inventare bonus, difficile tagliarli. La sfida per Meloni è questa.
Il Psb, il nuovo Piano di bilancio
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ieri ha presentato in Cdm le nuove procedure che l’Italia dovrà seguire per r…
ROMA — «La stagione dei soldi gettati dalla finestra e dei bonus è finita e non tornerà fin quando ci saremo noi al governo». La premier Giorgia Meloni lo ripete ai suoi ministri in apertura del primo Cdm dopo la pausa estiva. Un modo per ribadire che la legge di Bilancio sarà «ispirata, come quelle precedenti, al buon senso e alla serietà». In realtà non solo quella stagione non è mai finita, ma è stata alimentata e con forza anche da questo governo di destra, alle prese con la sua terza manovra. Facile inventare bonus, difficile tagliarli. La sfida per Meloni è questa.
Il Psb, il nuovo Piano di bilancio
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ieri ha presentato in Cdm le nuove procedure che l’Italia dovrà seguire per rientrare dal deficit eccessivo e per mettere i conti sulla traiettoria di una spesa discendente in modo da far calare anche il debito. Entro il 20 settembre, il Psb — il nuovo Piano strutturale di bilancio — dovrà essere approvato dal Cdm e dal Parlamento e inviato a Bruxelles.
Caccia ai tagli
Si è aperta dunque la caccia alle risorse e ai tagli. Si capisce dunque il richiamo di Meloni sui bonus. Un tentativo per recuperare fondi si farà con le tax expenditures, gli sconti fiscali (detrazioni, deduzioni, crediti di imposta) che sono 625 e valgono 105 miliardi. Quelli meno scomodi da cancellare, sotto i 10 milioni, sono sì e no un quinto e cubano al massimo 400 milioni. Se non si vogliono toccare sanità, casa e lavoro, c’è davvero poco da disboscare senza scontrarsi con i benefit di categorie “amiche”, come agricoltori, taxi e autotrasportatori.
I bonus di Meloni
Per il resto, la premier Meloni più che togliere bonus in questi due anni di governo li ha aggiunti. Una lista lunghissima: bonus asilo nido, bonus madri lavoratrici, bonus poveri (la carta “Dedicata a te”, la social card del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida), il bonus straordinari e lavoro notturno nel turismo della ministra Daniela Santanché, il bonus mance detassate, il bonus Befana di gennaio ancora da definire, il bonus Maroni per chi resta al lavoro, il bonus bollette, il bonus auto del ministro Adolfo Urso, il bonus del “carrello tricolore”, sempre di Urso.
Non c’è governo degli ultimi dieci anni almeno che non abbia usato la politica dei bonus. Facili da erogare e rivendicare politicamente. Altrettanto facili da revocare quando il motivo della politica “una tantum” viene meno, come durante la crisi del gas e l’inflazione alle stelle.
Il bonus mamme
Fatto sta che all’apertura di ogni stagione di bilancio, arriva la lista da sfoltire. Ma forbici solo sui bonus degli altri, «gettati dalla finestra». Conferma, a volte raddoppio, per quelli di casa. Prendiamo il bonus fino a 3 mila euro per le madri lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con due figli, introdotto l’anno scorso. Scade a dicembre, ma il governo non sembra intenzionato a levarlo. Anzi, studia come estenderlo anche alle autonome, tenute fuori al pari delle precarie e delle lavoratrici domestiche.
Lo stop al bonus pannolini
La premier non vuole scivolare come sul bonus (l’Iva agevolata) per l’acquisto di pannolini, latte in polvere, seggiolini auto per neonati confermato il primo anno, cancellato il secondo. La ratio per motivare la scelta, piuttosto impopolare per un governo pro-famiglia, fu quella che tanto l’inflazione rendeva inutile lo sconto. Qualche mese dopo però, il ministro Urso si inventò il carrello tricolore con i prodotti a prezzo calmierato e i cartelli col prezzo medio della benzina. Entrambi inefficaci nel contenere il carovita.
L’assegno unico
Guai a toccare la famiglia. Ora la premier dice che «fin quando ci sarà questo governo le famiglie italiane non avranno nulla da temere». E «se c’è qualcuno che vorrebbe far saltare l’assegno unico, non è certo questo governo», piuttosto «qualche zelante funzionario europeo che ha aperto una procedura di infrazione».
Colpa dell’Europa, dunque. Meloni teme di dover dare soldi ai figli degli immigrati, per questo vuole smontare l’assegno, come raccontato da Repubblica. Bruxelles ci chiede «modifiche folli, ingiuste per le famiglie italiane e insostenibili per l’equilibrio dei conti dello Stato», dice. Ma «noi continueremo a difendere l’assegno unico». Si vedrà come.