Lavoro, boom degli autonomi tra nuove professioni e finte partite Iva
di Rosaria AmatoROMA – Il mancato rinnovo dei contratti a termine, la flat tax che conviene. Ma anche una crescente domanda di consulenza da parte delle Pmi per far fronte alla transizione Green e ai nuovi requisiti di sostenibilità. Si spiega così il forte aumento dei lavoratori autonomi emerso nelle ultime rilevazioni Istat sull’occupazione: solo a luglio sono 75 mila in più rispetto a giugno, mentre nello stesso periodo si registrano 18 mila dipendenti in meno. Nell’arco di un anno l’aumento è di 248 mila lavoratori. Se a luglio si è superata per la prima volta da quando esistono le serie storiche Istat la soglia dei 24 milioni di occupati, si deve proprio all’aumento degli autonomi.
Un dato che non è necessariamente un buon segnale, rileva il capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera Arturo Scotto: «La crescita esponenziale degli autonomi si deve intanto a un regime fiscale vantaggioso, favorito dalle scelte che sono state fatte sulla flat tax, che si traduce in un guadagno sia per il lav…
ROMA – Il mancato rinnovo dei contratti a termine, la flat tax che conviene. Ma anche una crescente domanda di consulenza da parte delle Pmi per far fronte alla transizione Green e ai nuovi requisiti di sostenibilità. Si spiega così il forte aumento dei lavoratori autonomi emerso nelle ultime rilevazioni Istat sull’occupazione: solo a luglio sono 75 mila in più rispetto a giugno, mentre nello stesso periodo si registrano 18 mila dipendenti in meno. Nell’arco di un anno l’aumento è di 248 mila lavoratori. Se a luglio si è superata per la prima volta da quando esistono le serie storiche Istat la soglia dei 24 milioni di occupati, si deve proprio all’aumento degli autonomi.
Un dato che non è necessariamente un buon segnale, rileva il capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera Arturo Scotto: «La crescita esponenziale degli autonomi si deve intanto a un regime fiscale vantaggioso, favorito dalle scelte che sono state fatte sulla flat tax, che si traduce in un guadagno sia per il lavoratore che per l’azienda, ma non per lo Stato, che incassa meno». Il «lavoro parasubordinato fatto passare per autoimpiego», secondo l’esponente Pd, «viene utilizzato non solo per i laureati e i professionisti, ma persino nei settori meno qualificati del turismo».
Un vecchio problema, quello delle finte partite Iva in Italia, che è stato oggetto anche di studi e analisi: primi in Europa per il numero di lavoratori indipendenti (secondo un’indagine di Statista nel 2022 erano quattro milioni e mezzo contro i circa 27 milioni totali degli altri Paesi), per gli italiani questa non è sempre una scelta. Da un’indagine di qualche anno fa della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro emergeva che quasi un autonomo su cinque ha un solo committente, vale a dire è un dipendente mascherato.
Ma la forte crescita degli ultimi mesi ha anche un’altra spiegazione, ritiene Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni: «Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, si tratta di nuova occupazione, dettata dalle diverse esigenze del mercato. Sicuramente non si tratta di professioni ordinistiche, che non crescono da tanto tempo, facciamo fatica anche a trovare i nuovi praticanti, ma di nuovi profili professionali in forte crescita: esperti di sostenibilità, di digitale, di transizione green. Servono soprattutto alle Pmi, che costruiscono il tessuto imprenditoriale del nostro Paese, sono il 98% delle aziende».
Essendo piccole, o piccolissime, e con poche risorse, queste imprese non riescono ad assumere i profili tecnici di cui hanno però un enorme bisogno, spiega il presidente del centro studi Adapt Francesco Seghezzi: «Non possono neanche andare da Deloitte o Accenture, che hanno costi al di là della loro portata, e quindi si rivolgono ai professionisti che lavorano in proprio, e che possiedono queste nuove competenze».
Tuttavia, osserva Seghezzi, «siccome non è mai tutto bianco o tutto nero non escludo che ci sia anche un travaso di contratti a tempo determinato (che stanno diminuendo) al lavoro autonomo. Anche se mi sembra che il passaggio più consistente in quel caso sia dal contratto a termine a quello a tempo indeterminato».