La ricetta di Kamala Harris per ricostruire il ceto medio
di Paolo MastrolilliKamala Harris - Kent Nishimura/Pool via REUTERS TPX IMAGES OF THE DAY
I giornalisti, con l’abituale propensione per le formule sintetiche, l’hanno battezzata Kamalanomics. Donald Trump, con l’altrettanto abituale propensione a distorcere i fatti, l’ha bocciata come comunismo. Lei preferisce “opportunity economy”, ossia l’economia che offre opportunità a tutti, supportata da una consistente dose di “care economy”, per garantire servizi e assistenza a chi ne ha più bisogno. Qualunque sia la definizione preferita, o accurata, la ricetta che la candidata presidenziale democratica Harris intende portare alla Casa Bianca sta emergendo.
Mancano i particolari, e forse non verranno mai chiariti, perché il diavolo si nasconde nei dettagli, offrendo agli avversari l’opportunità di usarli per attaccare. La visione economica di Kamala però rappresenta un possibile riposizionamento epocale del Partito democratico, sulla scia di Biden. Al centro la ricostruzione della classe media e il ritorno alla tutela degli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie. Finiti i…
I giornalisti, con l’abituale propensione per le formule sintetiche, l’hanno battezzata Kamalanomics. Donald Trump, con l’altrettanto abituale propensione a distorcere i fatti, l’ha bocciata come comunismo. Lei preferisce “opportunity economy”, ossia l’economia che offre opportunità a tutti, supportata da una consistente dose di “care economy”, per garantire servizi e assistenza a chi ne ha più bisogno. Qualunque sia la definizione preferita, o accurata, la ricetta che la candidata presidenziale democratica Harris intende portare alla Casa Bianca sta emergendo.
Mancano i particolari, e forse non verranno mai chiariti, perché il diavolo si nasconde nei dettagli, offrendo agli avversari l’opportunità di usarli per attaccare. La visione economica di Kamala però rappresenta un possibile riposizionamento epocale del Partito democratico, sulla scia di Biden. Al centro la ricostruzione della classe media e il ritorno alla tutela degli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie. Finiti i tempi di neoliberismo e globalizzazione, almeno senza freni, che avevano favorito il risentimento degli esclusi di cui hanno approfittato i populismi, e Trump in particolare. Il tutto seguendo una linea centrista, che prevale nelle scelte programmatiche illustrate finora da Harris.
Il bilancio di Biden
Il bilancio di Biden in realtà sarebbe positivo, se uno guarda ai 16 milioni di posti di lavoro creati, di cui 800 mila nella manifattura; le iniziative per ricostruire le infrastrutture e riportare la produzione dei chip in America; la transizione verde; la crescita migliore tra i Paesi occidentali, che sembra aver evitato la trappola della recessione; la produzione di energia, e anche i ripetuti record di Wall Street. Il problema è che gli americani nelle tasche hanno sentito soprattutto l’inflazione, esplosa a causa del Covid ma alimentata dai sussidi governativi, e quindi i tentativi del presidente di rivendicare i risultati della “Bidenomics” sono falliti, facendolo scivolare nei sondaggi.
La vice non può rinnegare il capo e tenta un gioco di equilibri per rivendicarne i risultati, promettendo i migliorarli. Ciò si traduce soprattutto nel trasferire l’enfasi dall’occupazione alla riduzione del costo della vita. Si capisce dai punti principali della sua agenda, che sono la costruzione di 3 milioni di case a buon mercato, sussidi alle famiglie, bando del “price gouging”, ossia le speculazioni delle compagnie.
Il Pil Usa trimestre per trimestre
I 3 milioni di case in quattro anni servono ad aumentare l’offerta e quindi ridurre i prezzi. Harris propone un fondo da 40 miliardi per l’edilizia popolare, più incentivi fiscali a chi la costruisce. Il governo offrirà anticipi fino a 25.000 dollari a chi compra la prima casa e impedirà agli investitori di Wall Street di acquistare appartamenti in massa per specularci. Provvedimenti analoghi verranno adottati per contenere gli affitti, vietando gli algoritmi che li aumentano in modo indiscriminato.
Siccome l’inflazione è la macchia più grave di Biden, Kamala vuole rovesciarne la colpa sull’avidità delle compagnie, bandendo il “price gouging” sui prezzi di beni come il cibo. Altro aiuto alle famiglie verrà ripristinando il credito fiscale da 3.600 dollari per figlio, con l’obiettivo di farlo salire a 6.000. Inoltre lavorerà per contenere il costo dell’insulina sotto i 35 dollari e 2.000 dollari all’anno per tutte le medicine. A ciò va aggiunta la “care economy”, per rendere meno costoso crescere i figli e affrontare la crisi demografica che si affaccia negli Usa. Asili nido, scuole materne e servizi di assistenza per l’infanzia gratuiti, che Biden aveva incluso nel piano Build Back Better ma non era riuscito a far approvare al Senato. E magari il congedo familiare pagato, anche se non è stato ancora articolato. Il vice Walz l’aveva realizzato in Minnesota da governatore, insieme al programma per i pasti gratuiti nelle scuole.
Il costo delle iniziative
Tutte queste iniziative, sommate insieme, hanno un costo per il bilancio federale stimato tra 1,7 e 2 trilioni di dollari, secondo US Budget Watch 2024. Quindi per essere finanziate richiederebbero significativi tagli alla spesa o aumento del gettito fiscale. Harris intende farlo appoggiando il piano per raccogliere 5 trilioni di dollari in più di tasse nell’arco di dieci anni, incluso nel bilancio presentato da Biden a marzo.
Ciò prevede di alzare le aliquote per le grandi corporation dal 21 al 28%, e per i contribuenti più ricchi dal 37% al 39,6% e oltre. Le tasse aumenteranno per le famiglie che guadagnano più di 400.000 dollari all’anno, ma diminuiranno per le altre. Qui sorge un problema aritmetico, perché non è detto che il piano basti e funzioni, visto che include anche la tassazione degli “unrealized gains”.
Nel lungo termine i programmi annunciati dovrebbero generare maggiori entrate per lo Stato, perché ridurre la povertà infantile, migliorare le condizioni di vita, la sanità e l’istruzione, produce cittadini più produttivi, quindi in grado di guadagnare e pagare le imposte. Questi effetti però richiedono oltre dieci anni per essere avvertiti nei bilanci. Nel frattempo alzare le aliquote non produrrebbe abbastanza entrate, secondo le stime della Peter Peterson Foundation, e frenerebbe le attività economiche con un effetto negativo anche sul gettito fiscale.
La legge della senatrice Warren
Trump dice che è comunismo, in realtà anche Nixon aveva cercato di controllare i prezzi, e secondo la National Conference of State Legislatures 37 Stati hanno adottato qualche misura del genere in seguito alla crisi del Covid. Kamala non si spinge a tanto. Piuttosto ha in mente una legge già presentata dalla senatrice Warren, che renderebbe illegale offrire beni o servizi a un “prezzo decisamente eccessivo”. Il dettaglio dovrebbe definirlo la Federal Trade Commission, ma un costo superiore di almeno il 20% rispetto a quello medio di mercato nei sei mesi precedenti potrebbe essere il ragionevole punto di partenza. Ammesso che il Congresso l’approvi e la speculazione sui prezzi del cibo resti un tema rilevante, visto il calo dell’inflazione al 2,9%.
Commentando queste proposte sul New York Times, l’economista Paul Krugman ha promosso i crediti fiscali per i figli, perché funzionano nell’immediato e generano vantaggi economici di lungo termine. Quelli adottati da Biden nel 2021, ad esempio, hanno dimezzato la povertà infantile. «Sono invece meno entusiasta delle proposte sulla casa, non perché siano cattive, ma perché il problema sono soprattutto i piani regolatori che frenano l’edilizia popolare». La visione generale però resta quella di riportare l’attenzione su chi fatica di più ad arrivare alla fine del mese, nella speranza che risolvere le disuguaglianze aiuti anche a superare l’era distruttiva dei populismi.