Milano — Dopo due anni di rialzi i tassi di interesse hanno ripreso una china discendente. La Bce ha rotto gli indugi a giugno scorso, tagliando il tasso sui depositi dal 4% al 3,75%, e con molta probabilità si ripeterà nella riunione del 12 settembre. La Fed dovrebbe seguire a ruota nell’appuntamento del 15 settembre, dando inizio all’inversione di tendenza anche negli Stati Uniti.
Ma gli osservatori più attenti, analisti, trader, economisti, hanno già scontato queste due mosse e si stanno concentrando su cosa succederà in seguito, da settembre a fine anno e nel 2025. E a sentire qualche opinione, oltre alle dichiarazioni che i vari governatori ogni tanto rilasciano, il dibattito si preannuncia piuttosto aspro e destinato a durare per un bel po’.
Il tema cen…
Milano — Dopo due anni di rialzi i tassi di interesse hanno ripreso una china discendente. La Bce ha rotto gli indugi a giugno scorso, tagliando il tasso sui depositi dal 4% al 3,75%, e con molta probabilità si ripeterà nella riunione del 12 settembre. La Fed dovrebbe seguire a ruota nell’appuntamento del 15 settembre, dando inizio all’inversione di tendenza anche negli Stati Uniti.
Ma gli osservatori più attenti, analisti, trader, economisti, hanno già scontato queste due mosse e si stanno concentrando su cosa succederà in seguito, da settembre a fine anno e nel 2025. E a sentire qualche opinione, oltre alle dichiarazioni che i vari governatori ogni tanto rilasciano, il dibattito si preannuncia piuttosto aspro e destinato a durare per un bel po’.
Il tema centrale è il seguente: a quale livello i tassi di interesse smettono di frenare la crescita e l’inflazione e cominciano invece a stimolarla senza far crescere i prezzi? In sostanza gli economisti vanno dibattendo del famoso tasso di interesse neutrale, a cui bisognerebbe tendere per essere in perfetto equilibrio macroeconomico. Si sa che il target di inflazione delle banche centrali, in particolare quella europea, è pari al 2%. In un articolo di gennaio- scrive Bloomberg - gli economisti della Bce hanno affermato che i modelli producono un tasso reale compreso tra il -0,75% e l’1%, il che significa (aggiungendo un 2% di inflazione) un tasso nominale compreso tra l’1,25% e il 3%. Il governatore francese Francois Villeroy de Galhau, tuttavia, ha dichiarato ad aprile che una stima della Bce e della Banca di Francia suggerisce un tasso nominale compreso tra il 2% e il 2,5%. Il mercato, dal canto suo, si aspetta ulteriori sei tagli da 0,25% da parte della Bce da settembre alla fine del 2025, per arrivare al 2,5%. Ma in questo lasso di tempo può succedere di tutto, e un elemento importante è la velocità con cui si riduce il costo del denaro, che può incidere molto sull’andamento dei consumi e dei prestiti alle aziende.
Il dibattito comunque è già partito. «Più i tassi di riferimento si avvicinano alla fascia superiore delle stime del tasso di interesse neutrale - cioè, meno siamo certi di quanto sia restrittiva la nostra politica - più dovremmo essere cauti per evitare che la politica stessa diventi un fattore di rallentamento della disinflazione», ha detto venerdì Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce. Schnabel nella mappa dei banchieri centrali è classificata tra i falchi come il presidente della Bundesbank Joachim Nagel. Mentre il francese Villeroy, l’italiano Panetta con Cipollone e il portoghese Centeno sono considerati colombe. Nei prossimi mesi si vedrà chi uscirà vincitore da questo braccio di ferro.