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Addio yes men: ora il segreto della felicità è dire no al lavoro

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Un esperimento scientifico dimostra che iniziando a dire cento no in breve tempo diventano 400 e si è molto più felici. Dire no aiuta ad essere più stimati da colleghi e capi. E infine le situazioni tipo in cui non bisogna dire si
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ROMA – C’è una scienza che piacerà a molti ed è quella di dire no al lavoro. Non c’è capo molesto che tenga: se la risposta è no deve restare no. Una sorta di antidoto alla cultura del “si giapponese”. Il Financial Times racconta la storia di quattro scienziati che hanno adottato un approccio sistematico proprio per affinare la sottile arte di dire di no.

L’esperimento scientifico

Dopo aver raggiunto carichi di lavoro esagerati i quattro, ormai esasperati, hanno concordato che nell'arco di un anno avrebbero rifiutato collettivamente 100 richieste e monitorato cosa sarebbe successo di conseguenza. Hanno quindi preparato un documento su cui registrare cosa ognuno aveva tralasciato e come si sentivano al riguardo. Dopo 10 mesi hanno festeggiato il centesimo no…

ROMA – C’è una scienza che piacerà a molti ed è quella di dire no al lavoro. Non c’è capo molesto che tenga: se la risposta è no deve restare no. Una sorta di antidoto alla cultura del “si giapponese”. Il Financial Times racconta la storia di quattro scienziati che hanno adottato un approccio sistematico proprio per affinare la sottile arte di dire di no.

L’esperimento scientifico

Dopo aver raggiunto carichi di lavoro esagerati i quattro, ormai esasperati, hanno concordato che nell'arco di un anno avrebbero rifiutato collettivamente 100 richieste e monitorato cosa sarebbe successo di conseguenza. Hanno quindi preparato un documento su cui registrare cosa ognuno aveva tralasciato e come si sentivano al riguardo. Dopo 10 mesi hanno festeggiato il centesimo no (circa 25 rifiuti ciascuno), e nel frattempo hanno imparato diverse cose. L'atto di tracciare un report sul proprio lavoro rende più facile dire no perché si ha un’idea precisa di quanto si è prodotto. Inoltre, un rifiuto fermo è meglio di un "soft no" perché accettare, per esempio, di tenere un discorso dopo qualche mese, porta invariabilmente a richieste ancora più gravose. Ma la cosa più importante è che nessuno dei quattro si è mai pentito di aver detto no. Di più. Dopo 2 anni esatti dalla fine dell’esperimento hanno quadruplicato la posta in gioco. Obbiettivo per il 2024? Spiega soddisfatta AR Siders che è una dei quattro ed è professoressa presso il centro di ricerca sui disastri dell'Università del Delaware: "Stiamo cercando di raggiungere 100 no ciascuno entro il 2024, così avremo detto no a 400 cose".

Anche sfogliando il libro “La 25esima ora, i segreti di produttività di 300 startup che funzionano”, di Guillaume Declair, Bao Dinh e Jérôme Dumont si scopre che è essenziale imparare a rendersi irreperibili e impermeabili alle mille sollecitazioni esterne (mail, notifiche, chat aziendale, colleghi che chiamano dall’altra stanza). Come fare? Il libro suggerisce: “Abbandonate la vostra postazione, uscite dal vostro ufficio, prenotate per due ore la sala riunioni e chiudetevi dentro, chiudete la porta del vostro ufficio e usate un post-it per comunicare che siete indisponibili”.

Quando dire no e perché crea fiducia

Inoltre esistono delle regole da seguire: ci sono momenti in cui i capi chiedono di fare qualcosa che sai essere superfluo o dannoso per gli sforzi del tuo team. Dire di no è meglio per tutti e dimostra anche che comprendi appieno il tuo lavoro e che sei affidabile. Potrebbe sembrare controintuitivo, ma dire di no in realtà crea fiducia. Dicendo di no dimostri che sei organizzato da conoscere il tuo carico di lavoro. Ed ecco infine quando dire no: quando sei già impegnato. Dovrebbe essere intuitivo, ma quando il lavoro diventa folle, a volte sei troppo impegnato per vedere quanto lo sei. Quando c'è una soluzione migliore e puoi delegare. Quando la richiesta non è in linea con il tuo lavoro o non è adatta a un progetto. Quando inizi a provare risentimento o rabbia. Forse stai dicendo di sì troppo spesso e questo è un segnale per iniziare a dire di no altrimenti il burnout è in agguato.

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