Fisco più ricco, ma nessun tesoretto. Giorgetti tiene la manovra a dieta
di Valentina ConteROMA – Crescono le entrate tributarie tra gennaio e luglio: 19 miliardi in più dell’anno scorso, da 309 a 328 miliardi. Eppure il ministero dell’Economia frena: «Nessun tesoretto. La cifra è vicina a quella prevista. Siamo prudenti». Il balzo c’è tutto e vale un 6,2% in più contro un ritmo quasi tre volte inferiore incamerato dal Def (2,7%), il Documento di economia e finanza approvato dal governo in aprile.
Effetto occupazione
Con un distinguo: le imposte indirette, come l’Iva, si muovono alla velocità prevista (+4%). Volano le imposte dirette: quasi +7,8% contro l’1,5% stimato. A tirare il carro sono soprattutto le ritenute Irpef sulle retribuzioni dei dipendenti (9,3 miliardi in più) e degli autonomi (609 milioni extra). È l’effetto di una maggiore occupazione e del rinnovo di molti contratti collettivi nazionali.
ROMA – Crescono le entrate tributarie tra gennaio e luglio: 19 miliardi in più dell’anno scorso, da 309 a 328 miliardi. Eppure il ministero dell’Economia frena: «Nessun tesoretto. La cifra è vicina a quella prevista. Siamo prudenti». Il balzo c’è tutto e vale un 6,2% in più contro un ritmo quasi tre volte inferiore incamerato dal Def (2,7%), il Documento di economia e finanza approvato dal governo in aprile.
Effetto occupazione
Con un distinguo: le imposte indirette, come l’Iva, si muovono alla velocità prevista (+4%). Volano le imposte dirette: quasi +7,8% contro l’1,5% stimato. A tirare il carro sono soprattutto le ritenute Irpef sulle retribuzioni dei dipendenti (9,3 miliardi in più) e degli autonomi (609 milioni extra). È l’effetto di una maggiore occupazione e del rinnovo di molti contratti collettivi nazionali.
Cautela di Giorgetti
La cautela che fa trapelare il ministro Giancarlo Giorgetti sembra anche strategica. Serve a spegnere appetiti prematuri che potrebbero scatenare un assalto alla diligenza, deleterio in una fase come questa di costruzione del Psb, il Piano strutturale di bilancio da inviare entro il mese a Bruxelles con la correzione dei conti e la previsione di riforme e investimenti per i prossimi sette anni.
Anche le spese crescono
È anche vero che già il bilancio di assestamento dello Stato diceva a luglio che le maggiori entrate pesano quanto le maggiori uscite, azzerando sogni e auspici. Nessuno sa, ad esempio, quanto il Superbonus possa ancora incidere. Anche per questo, dopo il bollettino di ieri, Giorgetti vola basso. Conservando un’eventuale carta a sorpresa per la legge di bilancio. Ad oggi, su 25 miliardi stimati di manovra ce ne saranno la metà coperti.
Effetto traino
L’auspicio, il non detto, è che i saldi alla fine siano migliori del previsto. E che l’economia italiana di quest’anno si chiuda con maggiore effervescenza così da trainare il 2025 e migliorare anche la traiettoria di aggiustamento del deficit e del debito, senza grossi sacrifici sulla spesa. Si vedrà.
Intanto bisognerà capire quante di queste entrate extra abbia natura strutturale e quante siano “una tantum”, eventualmente spendibili qui e ora, entro l’anno. Le maggiori ritenute Irpef sui contratti di lavoro sono nel primo gruppo: strutturali. Il boom dell’Ires, l’imposta sulle società, da 28 miliardi di cui 2,7 miliardi aggiuntivi sull’anno scorso, potrebbe essere invece legato a situazioni contingenti. Come gli extraprofitti registrati dalle banche.
Strutturali o una tantum
«Alcuni aumenti di entrate tributarie, come Iva e Irap, appaiono in linea con l’incremento del Pil nominale registrato nel 2023 e pari al 6,2%, visto che la tassazione si muove con un anno di ritardo», dice Alessandro Santoro, professore di Scienza delle Finanze all’università Bicocca di Milano. «Altri aumenti, come quelli dell’Irpef trainati dalle ritenute fatte ai lavoratori, dipendono invece dalla maggiore occupazione di ora e dal rinnovo dei contratti di lavoro, con un effetto però di fiscal drag, drenaggio fiscale, che porta sì più tasse allo Stato, ma meno potere d’acquisto ai lavoratori. L’aumento dell’Ires potrebbe dipendere invece da particolari eventi ed essere concentrato su pochi grandi contribuenti».
L’effetto calendario
Fatto sta che l’extragettito tributario ha fatto un bel salto tra i mesi di giugno e luglio: dai 10 miliardi calcolati a chiusura del primo semestre fino ai 19 miliardi dei primi sette mesi resi noti ieri dal bollettino aggiornato (14 miliardi da imposte dirette come Irpef e Ires e 5 miliardi da indirette come l’Iva e l’imposta di bollo).
Un balzo spiegato soprattutto dal calendario, visto che il termine per il saldo e il primo acconto di Irpef, Ires e Irap è slittato al primo di luglio dal 30 di giugno che cadeva di domenica. Un contributo lo dà anche il contrasto all’evasione che segna 8,4 miliardi di recupero da attività di accertamento e controllo, divisi quasi a metà tra imposte dirette e indirette: 2 miliardi in più sul 2023, sempre nei primi sette mesi.
Ceto medio
«Ci aspettano 7 anni di scelte politiche, non di “coperte corte”», dice Federico Freni, sottosegretario leghista all’Economia che vede con favore i tagli al ceto medio, «se si intendono le famiglie: il bonus mamma sarà confermato». L’agenzia Bloomberg intanto dice che il governo studia una traiettoria del deficit al 2,9% nel 2026, anziché 3%. Ma il Mef invita ad avere cautela con queste analisi.