Il no dei benzinai alla riforma: “Non possiamo essere noi a pagare il conto. No a precariato e sfruttamento”
“La riforma va fatta? Si, va fatta da 20 anni, ma non possiamo pagare solo noi il conto”. Enzo Nettis gestisce una pompa di benzina di medie dimensioni a Torino, oltre ad essere il presidente provinciale di Torino della Faib, la federazione dei benzinai di Confesercenti. La sua è un’attività di famiglia, ereditata dal padre.
Nettis, se la riforma va fatta perché dite no?
“Perché va solo ed esclusivamente a favore delle esigenze delle grandi società petrolifere. I nostri sindacati si sono seduti al tavolo, ma le proposte non sono state accolte. Si poteva fare insieme”.
La solita lobby che si oppone ad una riforma che rende più moderna la rete?
“Il problema è solo un giusto riconoscimento del nostro ruolo. E’ vero, i benzinai sono dei soggetti particolari. Siamo dei commercianti, ma non siamo noi i proprietari del luogo che occupiamo e non facciamo noi il prezzo di quello che vendiamo, anche se ci hanno accusato di essere speculatori. Per questo abbiamo un contratto di comodato che du…
“La riforma va fatta? Si, va fatta da 20 anni, ma non possiamo pagare solo noi il conto”. Enzo Nettis gestisce una pompa di benzina di medie dimensioni a Torino, oltre ad essere il presidente provinciale di Torino della Faib, la federazione dei benzinai di Confesercenti. La sua è un’attività di famiglia, ereditata dal padre.
Nettis, se la riforma va fatta perché dite no?
“Perché va solo ed esclusivamente a favore delle esigenze delle grandi società petrolifere. I nostri sindacati si sono seduti al tavolo, ma le proposte non sono state accolte. Si poteva fare insieme”.
La solita lobby che si oppone ad una riforma che rende più moderna la rete?
“Il problema è solo un giusto riconoscimento del nostro ruolo. E’ vero, i benzinai sono dei soggetti particolari. Siamo dei commercianti, ma non siamo noi i proprietari del luogo che occupiamo e non facciamo noi il prezzo di quello che vendiamo, anche se ci hanno accusato di essere speculatori. Per questo abbiamo un contratto di comodato che dura sei anni più sei anni. E poi un contratto di fornitura. Le compagnie vogliono smontare questo sistema, arrivando a contratti di tre anni. La riforma indica cinque anni. Ma è troppo poco. Come si fa a rientrare di un investimento in cosi pochi anni, mantenendo le stesse mansioni e gli stessi rischi? Lo scopo è quello di trasformarci in precari o di dare in gestione gli impianti a chi ha bisogno e non può dire di no. Questo è sfruttamento”.
Meglio lo status quo?
“No, troviamo una strada giusta. Come sarà un distributore di benzina fra dodici anni non è chiaro a nessuno, tra la transizione all’elettrico, la crescita dei biofuel e la chiusura degli impianti. Dodici anni sono troppi? Va bene, ma si stabiliscano degli anni congrui e delle tutele congrue per tutti”.
Quali tutele perdute?
“Faccio due esempi. Con i nuovi contratti il nostro Tfr, il Cipreg, non ci sarà più. Istituito negli anni ’90, prevede di accantonare una quota a litro venduto da parte dei gestori per avere una sorta di liquidazione. Anche il fondo indennizzo sparirà. Oggi chi lascia prima della fine del contratto riceve una buonauscita che è calcolata sulla quantità di litri venduti in un anno per gli anni che mancano alla fine del contratto. Così ti viene garantito una parte del tuo reddito. Diverso da quello che prevede la riforma di Urso: massimo 20 mila euro per i gestori degli impianti che vengono dismessi. L’obiettivo ora è scardinare tutto ciò che si è costruito. La definizione dei contratti venga lasciata alla trattativa tra noi e le compagnie, non per legge”.
Cosa volete?
“Lavorare con dignità e non essere presi per il collo. Con la riforma la compagnia può disdire il contratto con un avviso di 90 giorni. Non si capisce nemmeno con quali motivi. Se l’impianto sta chiuso per due giorni per malattia rischio di essere mandato via? Sono tutte questioni che vanno contrattate”.
Con la riforma gli automobilisti pagheranno meno la benzina?
“No. Non ci sarà nessun effetto. Viene invece abolito il cartello del differenziale di prezzo tra self e servito. Questo diminuisce la trasparenza e va soprattutto a favore dei margini della compagnie. Su 20 centesimi di differenza, 18 vanno alle compagnie, 2 centesimi agli impianti”.
I prezzi dei carburanti sono bassi, però. Merito delle iniziative del governo?
“Non direi che il merito sia del governo. Quest’anno in generale si è assistito a una dinamica strana per cui i prezzi sono diminuiti, al posto di aumentare, nel periodo delle ferie. Ma i prezzi, in linea generale, non sono tornati ai livelli pre-Covid. Draghi era intervenuto sulle accise, questo governo invece le ha rimesse. Urso ha poi inventato il cartello del prezzo medio, che è stato bocciato prima dal Tar del Lazio e poi dal Consiglio di Stato. Ora la riforma rinviata”.
In Italia ci sono 22 mila impianti, il doppio quasi della Germania o della Francia. Con la diminuzione delle pompe i prezzi non calano?
“Secondo noi non esiste un’equazione diminuzione impianti diminuzione prezzi, ma non siamo contro una razionalizzazione. Ci sono 5-6 mila impianti in più. Va bene: Si stabiliscano dei criteri e delle regole, anche per tutelare il servizio nelle zone disagiate, e si proceda, ma con i giusti indennizzi. Non 20 mila euro a fronte dei 60 mila minimi che vengono date alle società petrolifere per bonificare gli impianti e trasformarli in stazioni di ricarica. E a noi risulta che la bonifica costi tre volte tanto, non basta buttare della sabbia nei serbatoi”.