Maldive a rischio default: i bond islamici rischiano di affondare il Paese
di Alessandro CicognaniLe Maldive sono alle prese con una crisi inedita dei mercati finanziari: quella dei bond sukuk. Si tratta di un tipo particolare di obbligazione, perché segue i precetti della legge islamica (sharia) che non consente di lucrare sugli interessi. Negli ultimi dieci anni sono diventati un tassello fondamentale della finanza islamica, risolvendo l’ossimoro generato da un divieto religioso, in quanto non prevedono il pagamento di interessi, ma piuttosto la condivisione di profitti generati dagli asset sottostanti.
Il piccolo stato dell’Oceano indiano ha emesso sukuk come parte della sua strategia di finanziamento per sostenere lo sviluppo economico e infrastrutturale del Paese. Tuttavia, nelle ultime settimane le svendite di obbligazioni islamiche si sono intensificate, mettendo in moto una fuga di massa degli investitori dal debito maldiviano, che ora rischia concretamente il default.
I numeri
Stando a quanto calcolato da Bloomberg, il Paese ha bond legati alla sharia in scadenza nel 20…
Le Maldive sono alle prese con una crisi inedita dei mercati finanziari: quella dei bond sukuk. Si tratta di un tipo particolare di obbligazione, perché segue i precetti della legge islamica (sharia) che non consente di lucrare sugli interessi. Negli ultimi dieci anni sono diventati un tassello fondamentale della finanza islamica, risolvendo l’ossimoro generato da un divieto religioso, in quanto non prevedono il pagamento di interessi, ma piuttosto la condivisione di profitti generati dagli asset sottostanti.
Il piccolo stato dell’Oceano indiano ha emesso sukuk come parte della sua strategia di finanziamento per sostenere lo sviluppo economico e infrastrutturale del Paese. Tuttavia, nelle ultime settimane le svendite di obbligazioni islamiche si sono intensificate, mettendo in moto una fuga di massa degli investitori dal debito maldiviano, che ora rischia concretamente il default.
I numeri
Stando a quanto calcolato da Bloomberg, il Paese ha bond legati alla sharia in scadenza nel 2026 per circa 500 milioni di dollari - poca cosa rispetto al valore globale di un mercato che nel primo trimestre di quest’anno ha raggiunto un valore di 867 miliardi di dollari; ma il deteriorarsi delle condizioni delle Maldive ha messo in dubbio la sua capacità di far fronte ai propri impegni finanziari, innescando il tracollo delle quotazioni.
Sempre secondo le analisi dell’agenzia americana, i sukuk con scadenza nel 2026 sono scesi sotto la soglia dei 70 centesimi, diventando così il peggiore nell'indice Bloomberg EM Sovereign Total Return. Un dato di contesto: mercoledì le obbligazioni venivano scambiate a 69,5 centesimi di dollaro; nel mese di giugno erano trattate a 93 centesimi. Tra l’altro, il possibile crac delle Maldive legato ai bond islamici sarebbe il primo del suo genere del genere a livello globale.
La crisi finanziaria del Paese
A innescare lo scetticismo sono state soprattutto le restrizioni recentemente varate dal maggior istituto finanziario dell’arcipelago, la Banca delle Maldive, che ha limitato l'accesso alla valuta estera per i propri clienti. I dati sul deterioramento della situazione valutaria parlano chiaro: un anno fa le riserve ammontavano a 700 milioni di dollari, mentre a giugno 2024 erano crollate a 395 milioni e le somme immediatamente disponibili non supererebbero i 45 milioni. Uno scenario critico, reso ancora più complicato dalla decisione dell’agenzia di rating Fitch di ridurre il merito creditizio del Paese da CCC+ a CC, non lontano da quel D che indica l’incapacità del debitore di pagare interesse e restituire il capitale sottoscritto, ovvero il default.
Il quadro geopolitico
Nemmeno il contesto geopolitico è a favore delle Maldive in questo momento. La competizione tra i colossi asiatici Cina e India si è manifestata con le elezioni di aprile, chiuse con l’insediamento del presidente filo-cinese Mohammed Muizzu. Il Governo non sta però riuscendo a mantenere le proprie promesse elettorali e l’India è proprio uno dei principali paesi creditori, trovandosi quindi nelle condizioni di poter risolvere l’attuale crisi obbligazionaria.