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“L’Italia risale”. Ma i salari bassi e la manovra risicata smentiscono Meloni

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Fact-checking sulle dichiarazioni della premier al Forum Ambrosetti di Cernobbio
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ROMA - C’è l’Italia di Giorgia Meloni. Quella che “sta risalendo molte classifiche”. Applauso. Che “ha dati sull’occupazione molto importanti”. Applauso. Che “ha il Pil che cresce più della media europea”. Ancora applausi. Senza dimenticare il Pnrr “che non ha perso un euro”. Gli applausi non mancano. La premier e la platea del Forum Ambrosetti, abbraccio riuscito.

E poi c’è l’Italia che galleggia a metà delle classifiche, quando non rasenta il fondo. Che ha un tasso di disoccupazione più alto della media dell’Unione europea. Che cresce meno di altri Paesi e che di certo non può esultare se la Germania va più lenta dato che Berlino è il primo partner economico di Roma. Che ha speso il 46% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza incassate fino ad oggi. Anche questa è l’Italia di Giorgia Meloni. Senza applausi.

L’occupazione

È vero, come rivendica la premier, che i dati sull’occupazione sono buoni. Ma non tutti. Basta leggere gli ultimi dati Istat. A luglio il tasso di…

ROMA - C’è l’Italia di Giorgia Meloni. Quella che “sta risalendo molte classifiche”. Applauso. Che “ha dati sull’occupazione molto importanti”. Applauso. Che “ha il Pil che cresce più della media europea”. Ancora applausi. Senza dimenticare il Pnrr “che non ha perso un euro”. Gli applausi non mancano. La premier e la platea del Forum Ambrosetti, abbraccio riuscito.

E poi c’è l’Italia che galleggia a metà delle classifiche, quando non rasenta il fondo. Che ha un tasso di disoccupazione più alto della media dell’Unione europea. Che cresce meno di altri Paesi e che di certo non può esultare se la Germania va più lenta dato che Berlino è il primo partner economico di Roma. Che ha speso il 46% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza incassate fino ad oggi. Anche questa è l’Italia di Giorgia Meloni. Senza applausi.

L’occupazione

È vero, come rivendica la premier, che i dati sull’occupazione sono buoni. Ma non tutti. Basta leggere gli ultimi dati Istat. A luglio il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,3%, ai minimi da marzo 2008. Ma i giovani sono rimasti indietro: la curva è in discesa per i 25-34enni. Aumentano i contratti a tempo indeterminato, ma il trend non si è cristallizzato.

E poi ci sono gli inattivi, che crescono. Come crescono i lavoratori poveri. Lo spiega bene l’ultimo Rapporto dell’Istituto nazionale di statistica: "Il reddito da lavoro ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico”. Il conto è presto fatto: la quota degli occupati a rischio povertà è pari all’11,5%, mentre quella dei lavoratori dipendenti in povertà assoluta è arrivata a toccare l’8,2%.

Perché sì, il tasso di occupazione risale la china, ma i salari no. Lo dice l’Ocse che quelli reali, cioè al netto dell’inflazione, sono i più bassi di tutta l’eurozona. Un tonfo da -6,9% tra il quarto trimestre 2019 e il primo di quest’anno. Se si prendono in considerazione i 38 Paesi dell’Ocse, l’Italia è terzultima. Non proprio l’Italia “che sta risalendo le classifiche” che la presidente del Consiglio ha celebrato a Cernobbio.

La crescita

Il Pil dell’Italia cresce in linea con la media europea, non “di più”, come sostiene sempre Meloni. Nel secondo trimestre, infatti, i valori resi noti da Eurostat sono gli stessi: +0,2%. E se si guarda ai primi tre mesi, c’è chi è andato più veloce. Come la Spagna (+0,7%) a fronte di un decisamente più modesto 0,3% dell’Italia.

Meglio della Germania, sì. Ma non c’è da festeggiare se l’economia tedesca è precipitata nella stagnazione. Ancora di più se la produzione industriale, a luglio, è crollata (-2,4%): anche se in misura minore rispetto al recente passato, l’interscambio commerciale tra Roma e il suo principale partner vale circa 164 miliardi. E l’effetto domino, in negativo, è appena iniziato. Insieme al rallentamento del commercio globale può ridimensionare, e non poco, i sogni di gloria sul Pil tricolore.

Il Pnrr

"Sul Pnrr non abbiamo perso soldi”, rivendica Meloni. Al netto dell’inciampo sulla terza rata, che ha lasciato per strada 500 milioni (poi recuperati con la quarta), l’Italia ha rispettato tutte le scadenze per l’invio delle richieste agganciate alle tranche dei fondi europei. Ma dei 113,5 miliardi che sono finiti nelle casse del Tesoro ne sono stati spesi appena 52,2. Entro il 30 giugno del 2026 (la data di scadenza del Piano) bisognerà mettere a terra 142,2 miliardi. Non proprio i primi della classe. E bisognerà capire se i 122 miliardi di interventi attivati su un totale di 132 riusciranno a tenere il ritmo imposto da una tabella di marcia che ha un ritmo sostenuto.

La manovra

“I dati sull’occupazione molto importanti”, così come gli altri proclami di Meloni, si sgonfiano davanti a una manovra che si preannuncia risicata. I fondamentali dell’economia italiana non riescono a “scaricare” un effetto positivo sulla legge di bilancio.

Se è vero, come lo è, che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è costretto a rincorrere i suoi colleghi per recuperare milioni preziosi dai cassetti dei ministeri. Se è vero, come confidano fonti di governo autorevoli, che per la sanità ci sarebbero solo 2 miliardi in più a fronte di un fabbisogno, non di certo esaustivo, che il titolare della Salute Orazio Schillaci ha quantificato in quattro, cioè il doppio.

Non è una partita a poker. Ballano le assunzioni di medici e infermieri così come l’aumento dei loro stipendi. E non c’è spazio neppure per le misure identitarie che la destra invoca da quando è arrivata al governo. Rinviate, anno dopo anno. L’applauso, questa volta, non c’è.

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