Economia

Costi elettricità troppo alti, stop alla produzione alla Acciai Speciali Terni

Costi elettricità troppo alti, stop alla produzione alla Acciai Speciali Terni

Il primo fermo nell’ultima settimana di settembre comunicato dal gruppo Arvedi ai sindacati, 200 gli addetti in cassa integrazione. Possibili altri blocchi nei prossimi mesi

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TORINO – Costo dell’energia troppo alto, il gruppo Arvedi ferma la produzione per una settimana. La decisione è stata comunicata ai sindacati in un incontro in mattinata. Uno stop che coinvolgerà i forni della Acciai Speciali Terni, spegnendo uno dei due impianti elettrici nell’ultima settimana di settembre e mettendo in cassa integrazione circa 200 addetti. Un modo per tagliare i costi di fronte ad una situazione che per le imprese energivore, come quelle dell’acciaio, sta diventando insostenibile.

Già venerdì scorso sulla facciata dell’acciaieria di Terni era comparso un cartellone per mettere in evidenza gli alti costi della corrente elettrica in Italia. Un mega poster in segno di protesta: "I fattori discriminanti che portano l'Ast a pagare una bolletta energetica tre volte più salata rispetto ai competitor europei", si legge.Ricopre uno degli edifici affacciati sul principale piazzale interno del sito. Un modo per ripercorrere anche la questione delle centrali elettriche del territorio e di quelle che sono state espropriare ed erano un tempo della società: una fonte di approvvigionamento diretto di energia a costi più competitivi che potrebbe essere riattivata secondo l’azienda. In generale, però, c’è un problema di spesa troppo alta che non riguarda solo Ast, ma tutto il comparto: in Francia costa 21,16 euro megawatt/ora, in Spagna 62 euro, in Italia si superano i 97 euro.

Questione che sta diventando centrale, a livello generale, in tutte le produzioni, ad iniziare dall’auto, e che rende competitivi altri Paesi dell’Europa da parte dei gruppi stranieri nella scelta degli investimenti. Ast ha poi un motivo in più per sollevare la questione. Non si è ancora arrivati alla firma dell’Accordo di programma con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, intesa in ballo da tempo e sulla base della quale il gruppo Arvedi ha già previsto un investimento 1 miliardo di euro per gli impianti a Terni. In parte già avviato, ma che per i sindacati rischia di non vedere il compimento, tra l’attesa per la firma e i costi dell’energia troppo alti. Costi che il governo, proprio attraverso l’accordo di programma, si era impegnato a calmierare.

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