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Italia e Francia svettano in Ue per l’offerta di titoli di Stato

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Barclays, complici i deficit elevati, stima emissioni lorde da 350 miliardi nel 2025 per Roma e da 345 miliardi per Parigi. La stabilità politica non fa temere turbolenze sui Btp, ma occhio alla concentrazione
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Un anno fa, Giancarlo Giorgetti sosteneva di non avere paura delle valutazioni dell’Ue bensì di quelle «dei mercati che comprano debito pubblico. Tutte le mattine mi sveglio - affermava il ministro dell’Economia - e ho un problema: devo vendere debito pubblico ed essere accattivante per convincere la gente ad avere fiducia». Sarà per questo che una delle ultime pubblicità del Btp Valore, con ogni probabilità rivolta a un pubblico non più giovanissimo, premeva sui tasti della nostalgia, riproducendo un vecchio lettore di musicassette e prospettando seconde possibilità e viaggi indietro nel tempo, così da convincere i risparmiatori ad aprire di nuovo il portafogli per acquistare il titolo di Stato.

Fin qui il Tesoro è riuscito nell’intento, se si considera che, da giugno 2023 a maggio 2024, le quattro emissioni di Btp Valore, espressamente rivolte ai piccoli investitori, hanno condotto 65 miliardi nelle bisognose casse pubbliche.

Un anno fa, Giancarlo Giorgetti sosteneva di non avere paura delle valutazioni dell’Ue bensì di quelle «dei mercati che comprano debito pubblico. Tutte le mattine mi sveglio - affermava il ministro dell’Economia - e ho un problema: devo vendere debito pubblico ed essere accattivante per convincere la gente ad avere fiducia». Sarà per questo che una delle ultime pubblicità del Btp Valore, con ogni probabilità rivolta a un pubblico non più giovanissimo, premeva sui tasti della nostalgia, riproducendo un vecchio lettore di musicassette e prospettando seconde possibilità e viaggi indietro nel tempo, così da convincere i risparmiatori ad aprire di nuovo il portafogli per acquistare il titolo di Stato.

Fin qui il Tesoro è riuscito nell’intento, se si considera che, da giugno 2023 a maggio 2024, le quattro emissioni di Btp Valore, espressamente rivolte ai piccoli investitori, hanno condotto 65 miliardi nelle bisognose casse pubbliche.

La trasformazione dei proverbiali “Bot people” in “Btp people” è stata favorita dall’aumento dei rendimenti, fenomeno che per lo Stato si traduce in maggiori costi e che è collegato alla stretta sui tassi di interesse avviata dalla Bce nel 2022 (ma da giugno è partito l’allentamento monetario). La stessa banca centrale ha invertito la rotta rispetto agli abbondanti acquisti di titoli del Quantitative easing (Qe) per ridurre lo shopping e passare al Quantitative tightening (Qt). Se Francoforte compra meno Btp e le banche e le assicurazioni sono condizionate da una serie di vincoli, gli investitori esteri hanno ripreso a guardare con interesse alle nostre obbligazioni statali.

La “torta” dei titoli di Stato italiani

Soprattutto però, come insegna la storia dei Btp Valore, ne hanno acquistati a piene mani le famiglie e i risparmiatori italiani, per la gioia del governo Meloni che sogna l’autarchia del debito pubblico in modo da emanciparsi dall’incubo dei mercati e dello spread. «A oggi - commenta Luigi de Bellis, co-responsabile del team di ricerca di Equita - l’offerta di Btp è stata assorbita soprattutto dalle famiglie italiane e da investitori esteri. La Bce, tramite Bankitalia, ha registrato invece deflussi e ciò potrebbe aumentare leggermente la pressione sui rendimenti verso fine anno. In questo contesto, considerando che gli spread sul credito sono molto compressi lungo tutta la curva, è possibile un leggero incremento della forbice tra Italia e Germania, ma riteniamo improbabile un aumento significativo, a meno di rilevanti turbolenze politiche o economiche».

Per Max Kitson, rates strategist di Barclays, «il contesto politico italiano resta stabile e ciò, a parità di tutto, trasmette fiducia a chi investe in Btp. Le famiglie di recente hanno rappresentato un’importante fonte di domanda: anche se magari i loro acquisti non proseguiranno allo stesso ritmo, pensiamo che questa tendenza andrà avanti, in virtù dei rendimenti attraenti e dei vantaggi fiscali» dei titoli di Stato. Inoltre, «la prospettiva di tagli ripetuti dei tassi da parte della Bce, a parità di condizioni, alimenta l’interesse per i Btp».

Nel Programma del terzo trimestre, il Mef prevede nuove emissioni lorde di titoli a medio e lungo termine fino a 155 miliardi per il periodo da luglio a dicembre, che vanno ad aggiungersi ai 213 miliardi già “piazzati” da inizio anno a giugno, per un totale di 368 miliardi nel 2024. Barclays stima emissioni lorde italiane a 350 miliardi nel 2025, il livello più alto d’Europa, di poco maggiore dei 345 miliardi francesi. Considerando però i titoli che vanno a scadenza e il Qt della Bce, Parigi passa al primo posto, con emissioni nette viste a 220 miliardi, contro i 183 di Roma.

Le emissioni di titoli di Stato attese da Barclays nel 2025

L’ammontare delle aste va ricondotto ai conti pubblici dei due Paesi, per i quali la Commissione europea ha di recente aperto una procedura per deficit eccessivo. «Maggiori disavanzi dovranno essere finanziati con più emissioni, a parità di condizioni» osserva Kitson, che aggiunge che anche per il 2025 Barclays stima deficit elevati sia in Francia sia in Italia.

Intanto, il differenziale di rendimenti tra Btp e Bund tedeschi a dieci anni, spesso utilizzato come termometro per misurare la febbre dell’Italia sui mercati finanziari, viaggia in area 145 punti e non sembra segnalare tensioni. Il nostro titolo decennale rende intorno al 3,6%, vicino ai minimi annui del 3,5% toccati lo scorso dicembre (dai massimi nei pressi del 5% di ottobre). Lo spread, rileva De Bellis, «è attualmente stabile, il che riflette a nostro avviso un certo equilibrio tra la debolezza economica della Germania, caratterizzata anche da incertezze politiche post-elettorali, e una moderata ripresa dell’attività economica e stabilità politica in Italia».

Anche per Henrietta Pacquement, a capo dell’area reddito fisso e sostenibilità di Allspring Global Investments, ci sono più motivi per essere ottimisti sulle obbligazioni statali dell’area euro, a cominciare dalla politica monetaria della Bce. L’esperta invita però a concentrarsi sui titoli con maggiori possibilità di attrarre più compratori che venditori. In questo senso, a livello globale, «i dati suggeriscono un sovrappeso per il Canada e l’Australia e un sottopeso per la Germania e i Paesi Bassi».

Quanto ai Btp, Pacquement evidenzia come siano «in equilibrio sul mercato globale» ma come «la loro presenza sia elevata nei portafogli degli italiani. E l’eccessiva concentrazione è rischiosa, qualunque sia l’attività». Invece diversificare gli investimenti «lanciando una rete più vasta, per esempio nelle obbligazioni societarie, può aumentare i rendimenti».

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