Manovra, subito 2 miliardi alla Sanità. Poi Meloni punta ad aumentare la spesa
di Giuseppe ColomboROMA - La curva della spesa per la sanità deve iniziare la risalita. Un’impennata immediata sarebbe il risultato migliore, pronto ad essere sbandierato nella manovra. Ma Giorgia Meloni sa che non può forzare la mano: le regole del nuovo Patto di stabilità vietano l’azzardo.
Poco conta per la premier. L’importante, recita il ragionamento, è imbastire la controrisposta alla mossa con cui Elly Schlein sta provando a metterla all’angolo: quattro miliardi in più sul Fondo sanitario, il doppio di quelli messi in conto dall’esecutivo, per far crescere la spesa in rapporto al Pil. Subito, nel 2025.
È il tallone d’Achille della destra perché un conto è il valore nominale del Fondo, quindi l’importo che è già previsto in aumento. Altra cosa, ben diversa, è l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Il Documento di economia e finanza di aprile non lascia dubbi: la curva è in discesa. Dal 6,4% di quest’anno, la spesa in rapporto al Prodotto interno lordo scenderà al 6,3% nel 2025-2026 per poi cal…
ROMA - La curva della spesa per la sanità deve iniziare la risalita. Un’impennata immediata sarebbe il risultato migliore, pronto ad essere sbandierato nella manovra. Ma Giorgia Meloni sa che non può forzare la mano: le regole del nuovo Patto di stabilità vietano l’azzardo.
Poco conta per la premier. L’importante, recita il ragionamento, è imbastire la controrisposta alla mossa con cui Elly Schlein sta provando a metterla all’angolo: quattro miliardi in più sul Fondo sanitario, il doppio di quelli messi in conto dall’esecutivo, per far crescere la spesa in rapporto al Pil. Subito, nel 2025.
È il tallone d’Achille della destra perché un conto è il valore nominale del Fondo, quindi l’importo che è già previsto in aumento. Altra cosa, ben diversa, è l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Il Documento di economia e finanza di aprile non lascia dubbi: la curva è in discesa. Dal 6,4% di quest’anno, la spesa in rapporto al Prodotto interno lordo scenderà al 6,3% nel 2025-2026 per poi calare ancora, al 6,2% nel 2027.
Ecco perché la premier non può rivendicare, come invece fa da mesi, che il suo è "il governo che ha messo più soldi della sanità nella storia repubblicana”. Ed ecco perché ora vuole smontare la contestazione che la segretaria del Pd ha lanciato ad aprile, pochi giorni dopo l’approvazione del Def, quando parlò di “una verità molto parziale” della presidente del Consiglio.
Fu allora che Schlein propose di finanziare il Fondo sanitario "in maniera stabile”, portando progressivamente la spesa fino al 7,5% del Pil entro il 2028. L’idea sarà rilanciata con la “contromanovra”.
Ma Meloni vuole giocare d’anticipo. Per questo ha chiesto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di disegnare una curva della spesa sanitaria all’insù all’interno del Piano strutturale di bilancio che farà da apripista alla manovra.
"Progressivamente”, è l’avverbio concordato tra Palazzo Chigi e il Tesoro. La curva salirà gradualmente, seguendo l’orizzonte temporale del Piano. Per ottenere il risultato sperato, il tasso di crescita della spesa per la sanità dovrà essere superiore a quello del Pil nominale. Un’eccezione perché le nuove regole fiscali europee impongono il contrario: la spesa primaria netta, infatti, non può crescere più del Prodotto interno lordo.
La sanità, però, è solo una voce della spesa pubblica. Per questo l’obiettivo di Meloni è raggiungibile. A patto però di comprimere altre voci. Un’operazione tutt’altro che indolore considerando che il grosso della spesa è costituito dalle pensioni e dall’istruzione, oltre che appunto dalla sanità. Ma la scelta è stata presa e sarà contenuta nel Piano fiscale-strutturale di medio termine che il Consiglio dei ministri approverà la settimana prossima.
Poi toccherà alla manovra. Matteo Salvini ha scelto la misura simbolo della Lega: la flat tax. Da estendere, portando la soglia per le partite Iva da 85 a 100 mila euro. Non solo. Il leader del Carroccio vuole che la tassa “piatta”, al 15%, si applichi anche agli straordinari. Si muove pure il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che promette a Confindustria di recepire il Piano casa proposto dalle imprese. Volontà chiamata alla prova delle coperture.
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