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Ricercatori europei, un piano per l’auto, debito comune: le proposte di Draghi per rilanciare la competitività Ue

L'ex presidente della Bce Draghi alla presentazione del rapporto sulla competitività europea (reuters)

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Il rapporto contiene una serie di raccomandazioni concrete su innovazione, energia e sicurezza: meno tasse su rinnovabili e nucleare, norme comuni per le startup, l’ipotesi di “prolungare” il Pnrr. Contro i veti dei Paesi, superare il voto all’unanimità
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Chiudere il gap dell’innovazione che si è aperto con Stati Uniti e Cina. Unire gli obiettivi ambientali di decarbonizzazione con quelli di competitività. Rafforzare la sicurezza economica e quella militare. Mobilitare gli enormi capitali necessari, pubblici e privati. E riformare le istituzioni in modo da ridurre le regole e rendere più efficiente il processo decisionale. Sono questi i cinque pilastri (tre di merito e due di metodo) della “nuova strategia industriale per l’Europa” delineata dal rapporto preparato dall’ex presidente della Bce Mario Draghi e presentato lunedì mattina a Bruxelles insieme alla leader della Commissione Ursula von der Leyen, che lo ha commissionato. Un rapporto che, per ognuno dei capitoli, propone alla Ue e agli Stati membri delle azioni concrete per cui sarà necessario un maggiore coordinamento tra gli Stati, la vera grande incognita politica per la loro realizzazione. Vediamo quali sono.

Chiudere il gap dell’innovazione che si è aperto con Stati Uniti e Cina. Unire gli obiettivi ambientali di decarbonizzazione con quelli di competitività. Rafforzare la sicurezza economica e quella militare. Mobilitare gli enormi capitali necessari, pubblici e privati. E riformare le istituzioni in modo da ridurre le regole e rendere più efficiente il processo decisionale. Sono questi i cinque pilastri (tre di merito e due di metodo) della “nuova strategia industriale per l’Europa” delineata dal rapporto preparato dall’ex presidente della Bce Mario Draghi e presentato lunedì mattina a Bruxelles insieme alla leader della Commissione Ursula von der Leyen, che lo ha commissionato. Un rapporto che, per ognuno dei capitoli, propone alla Ue e agli Stati membri delle azioni concrete per cui sarà necessario un maggiore coordinamento tra gli Stati, la vera grande incognita politica per la loro realizzazione. Vediamo quali sono.

Ricercatori europei e leggi comuni per le startup

Il primo pilastro per il rilancio dell’Europa è quello dell’innovazione, elemento chiave del gap di competitività che oggi danneggia l’Unione. Il rapporto di Draghi comincia allora raccomandando un raddoppio delle risorse in campo, 200 miliardi di euro in sette anni, ma anche una radicale revisione delle politiche europee su ricerca e innovazione, focalizzandole su un numero più piccolo di tecnologie prioritarie, e trasformando lo European Innovation Council in una sorta di Arpa, l’agenzia federale americana che finanzia le innovazioni strategiche. Draghi propone anche di attirare ricercatori di valore mondiale attraverso la creazione di una “EU chair”, cioè rendendoli di fatto funzionari europei. Ricco il capitolo dedicato a startup e piccole imprese: il rapporto propone di creare uno statuto europeo per le giovani aziende con una normativa comune agevolata – per esempio in materia fiscale o di lavoro – riconosciuta da tutti gli Stati Ue, e di incentivare gli investimenti orientando verso il settore hi-tech il risparmio pensionistico.

Proposte specifiche sono dedica all’Intelligenza artificiale, la tecnologia nascente che secondo l’ex presidente della Bce potrebbe mettere in condizione l’Europa di recuperare il terreno perso: lo sviluppo di un’infrastruttura comune di centri di calcolo accessibile a ricercatori e imprese, potenziando quello che la Ue sta già facendo, l’agevolazione dello scambio di dati attraverso il coordinamento tra Paesi. Necessario, secondo Draghi, anche favorire il consolidamento del settore delle telecomunicazioni, molto frammentato, attraverso una definizione europea di mercato, anziché nazionale, e gare comuni sulle frequenze. Infine, le competenze digitali: i programmi di formazione europei sono poco efficaci e vanno rivisti, si legge nel rapporto, e si può creare uno specifico visto per attrarre da fuori Ue lavoratori del digitale.

Sì al nucleare, un piano d’azione per l’auto

Il rapporto non mette in discussione gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione che si è posta l’Europa. Ma chiede di integrarli con una politica industriale che incrementi la competitività del blocco. Si parte dai prezzi dell’energia, molto più alti che negli Stati Uniti: per abbassarli, scrive Draghi, bisogna rafforzare gli acquisti comuni di gas liquefatto, limitando le speculazioni, e separare meglio il prezzo di rinnovabili e nucleare da quello del metano, anche riducendo la tassazione sull’energia. La decarbonizzazione va accelerata, scrive il rapporto in passaggi che piaceranno ai partiti più verdi, ma in un modo “cost-efficient” e “tecnologicamente neutro”, come chiedono le imprese: questo include rinnovabili, idrogeno, bioenergia e nucleare, su cui i tempi di approvazione dei progetti vanno ridotti, anche creando la figura di un coordinatore europeo per i permessi. Gran parte dei fondi ricavati dai certificati di emissione deve essere usato per sostenere le industrie a più alta intensità energetica nella loro transizione.

Per non dipendere da forniture straniere – cinesi e non solo – l’Europa deve sviluppare la sua industria verde, ma concentrandosi sui settori dove è in vantaggio o su quelli in cui avere una capacità strategica è fondamentale, come le batterie. Per questo si possono anche imporre meccanismi di “quote” di produzione locale. Draghi propone anche uno specifico piano di azione per l’industria automobilistica, che provi a coordinare i vari operatori europei, per esempio nei loro sforzi verso la produzione di modelli elettrici più economici, lì dove la concorrenza cinese è fenomenale.

Diplomazia delle materie prime e investimenti Bei nella difesa

Il rapporto declina l’esigenza di sicurezza in due sfere, quella economica e quella più classica militare. Nella prima l’Europa deve fare in modo di assicurarsi le risorse critiche per le sue produzioni industriali, siglando accordi di fornitura con i Paesi produttori, aumentando l’estrazione di materie prime (anche con esplorazioni nei mari profondi), promuovendo la filiera del riciclo con regole comuni. Servono investimenti maggiori nelle produzioni strategiche, come quelle dei chip, anche con fondi comuni. Tutto questo va sostenuto da una “politica estera economica” che all’occorenza usi anche strumenti come i dazi per proteggere le industrie europee in via di sviluppo.

Per quanto riguarda difesa e spazio, la chiave per Draghi è l’aggregazione: delle commesse e degli asset, attraverso un consolidamento dell’industria. Anche qui servono più investimenti in ricerca: potrebbe sostenerli la Banca europea per gli investimenti (Bei), ma il suo statuto va modificato per renderlo possibile.

Eurobond e prolungamento del Pnrr, no agli aiuti di Stato

Ma il tema degli investimenti riguarda tutto il piano, visto che per mettere in condizione l’Europa di affrontare le transizioni il loro rapporto sul Pil dovrebbe aumentare di 5 punti, quanto tre Piani Marshall. Questo si può in parte ottenere, scrive il rapporto, stimolando i privati, attraverso il completamento dell’unione dei capitali e dell’unione bancaria. Ma per Draghi è chiaro che non basta, servono risorse e investimenti comuni, che superino anche le distorsioni create dalle esenzioni sugli aiuti di Stato introdotti negli ultimi anni, che favoriscono gli Stati con maggiore capacità fiscale e penalizzano gli altri. Il rapporto raccomanda dunque all’Europa di muovere verso una regolare emissione di strumenti di debito – i cosiddetti eurobond. Ma per aumentare le risorse a disposizione della Commissione si potrebbe anche valutare di ritardare il rimborso del debito creato per finanziare Next generation EU (il Pnrr), reimpiegandolo in investimenti industriali strategici.

Per superare i veti più voti a maggioranza

C’è poi un ultimo capito, essenziale per valutare l’effettiva realizzabilità delle proposte, che riguarda il funzionamento istituzionale dell’Europa, a volte preda di un eccesso regolatorio, ma spesso bloccata dai veti di singoli Paesi su materie decisive. Il rapporto raccomanda di creare un nuovo framework, una nuova piattaforma incaricata di discutere e portare avanti i temi strategici per la competitività che sostituisca le tante oggi dedicate ai temi economici, unendo anche i relativi budget. Sul lato della semplificazione normativa, Draghi suggerisce la nomina di un vice presidente esecutivo della Commissione con la relativa delega, che si occupi di raggiungere l’obiettivo di riduzione degli obblighi burocratici del 25% per le imprese e del 50% per le Pmi. Sul lato istituzionale invece, per rendere meno pesante il vincolo dell’unanimità, Draghi l’ex presidente della Bce raccomanda di estendere a più materie i voti a maggioranza qualificata. E se ciò non bastasse ancora, consiglia di esplorare anche la strada degli accordi differenziati tra gruppi di Paesi, la cosiddetta Europa a più velocità.

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