BRUXELLES - «Quella che gira non può essere la lista definitiva. Stiamo negoziando e attendiamo una risposta dalla presidente della Commissione. E a quel punto valuteremo. Solo a quel punto».
La capogruppo di S&D, Iratxe Garcia Perez, da giorni evita di fare dichiarazioni ufficiali. Non intende stressare il dialogo con Ursula von der Leyen in relazione alla composizione del prossimo esecutivo europeo.
Ma le voci che soffiano da Palazzo Berlaymont, attraversano il Ppe e poi si propagano per gli uffici di Bruxelles non piacciono per niente ai socialisti. E nemmeno ai Liberali e ai Verdi.
Uno spettro terrificante
Al punto che nelle ultime ore si sta materializzando sulla testa dell’inquilina di Place Schuman uno spettro terrificante: il voto negativo di una parte importante della sua ipotetica maggioranza in occasione del voto finale in Parlamento sull’intero collegio.
L’ipotesi di bocciare la Commissione, insomma, non è più un tabù. E l’idea di trovare un altro leader, sebbene remot…
BRUXELLES - «Quella che gira non può essere la lista definitiva. Stiamo negoziando e attendiamo una risposta dalla presidente della Commissione. E a quel punto valuteremo. Solo a quel punto».
La capogruppo di S&D, Iratxe Garcia Perez, da giorni evita di fare dichiarazioni ufficiali. Non intende stressare il dialogo con Ursula von der Leyen in relazione alla composizione del prossimo esecutivo europeo.
Ma le voci che soffiano da Palazzo Berlaymont, attraversano il Ppe e poi si propagano per gli uffici di Bruxelles non piacciono per niente ai socialisti. E nemmeno ai Liberali e ai Verdi.
Uno spettro terrificante
Al punto che nelle ultime ore si sta materializzando sulla testa dell’inquilina di Place Schuman uno spettro terrificante: il voto negativo di una parte importante della sua ipotetica maggioranza in occasione del voto finale in Parlamento sull’intero collegio.
L’ipotesi di bocciare la Commissione, insomma, non è più un tabù. E l’idea di trovare un altro leader, sebbene remota, non viene esclusa.
Mercoledì scorso, mentre Mario Draghi illustrava ai capigruppo il suo rapporto sulla competitività, la presidente della Commissione è dovuta correre negli uffici dell’Eurocamera per incontrare riservatamente proprio Iratxe Garcia Perez. Perché?
Il 70 per cento
Perché in precedenza si era svolta la riunione del gruppo socialista. L’esito è stato a dir poco allarmante per Ursula. Almeno il 70 per cento di quei deputati hanno avvertito che se la Commissione si fosse davvero formata nel modo che i popolari stanno indicando, allora non avrebbero votato a favore.
Il nodo è sempre lo stesso. Alla luce di una maggioranza chiara che si è formata a luglio scorso con Ppe, Pse, Renew e Verdi, si assiste di nuovo ad uno sbilanciamento a destra.
Il vincolo di governo
«Ursula – è il ragionamento che sta sempre più emergendo in S&D – non ha capito che la maggior parte dei parlamentari socialisti stanno all’opposizione nei loro Paesi, non sentono alcun vincolo di governo. Se sono insoddisfatti, votano no. E la presidente deve scegliere se riconquistare i 24 di Fdi e perdere una settantina di socialisti o viceversa».
Senza contare che se il Pse ha mantenuto una linea prudente in questi giorni, i Liberali al contrario hanno già dichiarato la loro esplicita contrarietà. E sulla stessa linea si collocano i Verdi. I dissidenti, quindi, potrebbero essere ben più di settanta. E la maggioranza di 361 diventerebbe lontana.
«Non voglio porre veti su singoli nomi – insisteva nei giorni scorsi Garcia Perez -. Ma serve equilibrio nella squadra di Ursula. Equilibrio di genere, politico e geografico. Si deve ricordare chi l’ha votata a luglio e chi no».
I due forni
Il punto cruciale si concentra allora sull’atteggiamento di von der Leyen. Secondo Socialisti, Renew e ambientalisti lei ritiene di poter adottare la politica dei due forni con i Conservatori.
Stabilire di volta in volta con chi raggiungere la maggioranza. Correggere alcuni dei provvedimenti considerati basilari dalla sinistra come il Green Deal e ora contestati da Popolari e destra. Perché in effetti la transizione ecologica sarà il vero terreno di scontro dentro l’Ue.
Ursula ritiene di assumere così una centralità ineliminabile anche rispetto ai singoli governi nazionali. I più forti dei quali, Germania e Francia, stanno attraversando una fase di estrema debolezza cui lei vorrebbe supplire con la sua Commissione e soprattutto con il suo ruolo. Una tattica che, però, rischia di scontrarsi con gli umori dell’Assemblea di Strasburgo.
Tra Malta e Lussemburgo
Anche perché, al di là degli incarichi, c’è un’omissione che il Pse non riesce a digerire: Ursula ha convinto diversi Paesi, come la Romania, la Bulgaria e probabilmente Malta, a cambiare il candidato commissario, ma non ha compiuto nemmeno un tentativo con il Lussemburgo per persuadere quel governo a riconfermare Nicolas Schmit, ossia lo “Spitzenkandidat” del Pse.
I socialisti si aspettavano che come l’esecutivo di Berlino ha accettato la popolare von der Leyen come “spitzen” vincitrice, poi lei provasse a convincere i lussemburghesi a concedere l’onore delle armi al “secondo” arrivato (cinque anni fa fu così per Frans Timmermans). Anche per onorare il ruolo degli elettori e del Parlamento europeo.
S&D, dunque, si aspetta un segnale prima di mercoledì prossimo quando dovrebbe essere ufficializzata la lista definitiva.
Il gioco del Lotto
Altrimenti non solo la “graticola” dei commissari in Parlamento (i candidati devono superare un vero e proprio esame) sarà piuttosto incandescente ma il voto finale che si terrà probabilmente a fine ottobre o a novembre potrebbe diventare per Ursula un rischioso gioco del Lotto.
Sarebbe un caso senza precedenti. I tempi per il varo della nuova squadra si allungherebbero considerevolmente.
Si tratta di uno scenario che in realtà spaventa quasi tutti e che tutti reputano residuale. «Eppure se la vecchia Commissione rimanesse in carica qualche altro mese – è la riflessione che circola dalle parti del Pse – avremmo solo da guadagnarci».