L’economista Massimo Motta: “La stretta europea su Big Tech continuerà, i monopoli vanno smembrati”
di Filippo Santelli«L’Europa ha fatto scuola nella regolazione di Big Tech e proseguirà su questa strada», dice Massimo Motta, ammettendo una personale soddisfazione per le sentenze della Corte di giustizia Ue che confermano le maxi sanzioni contro Apple e Google. Capo economista della direzione concorrenza della Commissione tra il 2013 e il 2016, ha lavorato direttamente a quei casi. Ora insegna all’Università Pompeu Fabra di Barcellona, occupandosi sempre di regole e mercati.
Qual è il significato delle due sentenze di ieri?
«Quello su Google Shopping era il primo caso antitrust contro una piattaforma digitale, per questo era importante che la Corte di Giustizia lo confermasse. Ha focalizzato l’attenzione sul fatto che ciò che queste imprese facevano non era così innocuo ed efficiente, aprendo la via alle autorità di altri Paesi».
E quello contro le tasse di Apple in Irlanda? Questione di concorrenza o fiscale?
«Esiste un chiaro problema di concorrenza perché alcune multinazionali beneficiano di trattamenti a cui nessuna impresa più piccola più accedere, di fatto Apple pagava zero. Ma è chiaro che il caso ha anche smosso le acque sulla necessità di armonizzare i regimi fiscali».
Ci sono voluti comunque anni per le sentenze definitive. L’Antitrust arriva troppo tardi?
«Mette il dito nella piaga. Credo che ci sia una crescente consapevolezza che gli strumenti tradizionali del diritto alla concorrenza non siano sufficienti per il digitale, dove esiste una barriera all’entrata forte e posizioni dominanti insormontabili. È una delle ragioni per cui la Commissione si è dotata di regolazioni “ex ante” come il Digital Markets Act».
L’Europa sta facendo scuola nella regolazione delle piattaforme?
«Direi di sì, a poco a poco sempre più Paesi la seguiranno. Non credo si arriverà a normative simili negli Stati Uniti, il loro approccio è troppo diverso, ma anche lì si aprono molti più casi Antitrust e c’è consenso bipartisan sul fatto che sia necessario un maggiore controllo».
E se vincesse Trump? Il suo consulente in pectore Elon Musk attacca l’Europa ogni giorno.
«Se lo ascoltasse la direzione cambierebbe di nuovo. D’altra parte molte delle indagini che arrivano ora nelle corti sono iniziate con Trump alla Casa Bianca. È imprevedibile».
Alcuni sostengono che l’unico rimedio sia smembrare i colossi digitali. Lei?
«Dipende dalle situazioni, non si può fare alla leggera. Ma in casi come quello di Google nella pubblicità la separazione sarebbe una soluzione possibile e anche ovvia, nel caso si accertasse una monopolizzazione».
Vestager è in uscita, la stretta della Commissione su Big Tech proseguirà anche senza di lei?
«Vestager ha meriti innegabili, ma il principale è stato coordinare il lavoro della Commissione. Nel digitale proseguirà sicuramente, l’importante è che continui anche negli altri settori».
Draghi suggerisce di rivedere le norme europee sulla concorrenza per favorire il consolidamento in settori strategici.
«Spero che l’idea per cui le aziende hanno bisogno di essere grandi per investire ed essere competitive — idea spinta da molte grandi imprese — non prenda piede e non influenzi l’approccio della Commissione. L’evidenza dice che è la concorrenza che porta ad investire, i bravi acquisiscono scala mentre non vale il percorso inverso: i campioni non si creano lasciandoli soli sul mercato».