Gigi De Palo: “Le detrazioni per i figli sono una misura giusta, ma senza colpire l’assegno unico”
di Valentina ConteGianluigi De Palo .Ph: Cristian Gennari
ROMA — «Le famiglie non chiedono elemosina, ma giustizia ed equità. Questo meccanismo, proposto dal ministro Giorgetti, è equo. Un primo passo per scardinare la discriminazione fiscale vigente». Gigi De Palo ne parla da dieci anni. Prima da presidente del Forum famiglie e ideatore degli Stati generali della natalità, ora da presidente della Fondazione per la natalità.
Perché discriminazione fiscale?
«Chi guadagna 30 mila euro e non ha figli paga le stesse tasse di una famiglia con figli e uguale reddito. Non mi sembra equo».
L’idea di agire sulle detrazioni non è però il quoziente famigliare promesso dal governo.
«La logica però è quella di andare verso il quoziente. Poi nessuno è schiavo dei nomi, chiamiamolo come vogliamo. Ma il modello deve essere quello: far pagare le tasse in base alla capacità contributiva, come dice la Costituzione. Capacità diversa per un singolo e per la famiglia con figli».
Come giudica l’ipotesi, circolata e poi smentita, di finanziare l’intervento con…
ROMA — «Le famiglie non chiedono elemosina, ma giustizia ed equità. Questo meccanismo, proposto dal ministro Giorgetti, è equo. Un primo passo per scardinare la discriminazione fiscale vigente». Gigi De Palo ne parla da dieci anni. Prima da presidente del Forum famiglie e ideatore degli Stati generali della natalità, ora da presidente della Fondazione per la natalità.
Perché discriminazione fiscale?
«Chi guadagna 30 mila euro e non ha figli paga le stesse tasse di una famiglia con figli e uguale reddito. Non mi sembra equo».
L’idea di agire sulle detrazioni non è però il quoziente famigliare promesso dal governo.
«La logica però è quella di andare verso il quoziente. Poi nessuno è schiavo dei nomi, chiamiamolo come vogliamo. Ma il modello deve essere quello: far pagare le tasse in base alla capacità contributiva, come dice la Costituzione. Capacità diversa per un singolo e per la famiglia con figli».
Come giudica l’ipotesi, circolata e poi smentita, di finanziare l’intervento con il taglio sulle detrazioni dei single?
«Non andrebbe considerato come un aumento delle tasse per loro. Perché chi decide di avere un figlio fa un servizio enorme al Paese, spende fino a 170 mila euro dalla nascita ai 18 anni. Quel figlio pagherà le pensioni e il welfare degli altri. Il singolo, chi non ha figli perché non può o non vuole, dovrebbe invece essere contento di contribuire alle spese di chi ti sosterrà dopo».
La premier Meloni dice «basta con i bonus e i soldi buttati dalla finestra». E se per questo nuovo aumento delle detrazioni toccasse l’assegno unico?
«Se si va a migliorare la situazione delle famiglie, nessun problema. A parità di risorse, però. O con più risorse. Non deve passare un solo giorno tra una modifica e l’altra, se si decide di fare una revisione dell’assegno. I periodi di vacatio sono scivolosi per le famiglie che spesso finiscono in difficoltà. Ricordo poi che nell’impianto stesso della legge c’era l’idea di uno strumento da adeguare nel tempo, da mettere a punto».
La proposta delle detrazioni maggiorate viene dal ministro dell’Economia. La sorprende?
«Affatto. So da tempo che Giorgetti ha un’idea molto chiara dell’impatto sull’economia e società italiana della denatalità. Il fatto che la proposta sia del ministro mi rassicura perché il tema è economico. Ora però tocca alla politica».
Alle forze di maggioranza?
«Anche dell’opposizione che hanno fatto subito quadrato per difendere l’assegno unico dall’ipotesi di smantellamento. Mi auguro davvero che su questa proposta ci sia la convergenza e l’appoggio di tutti. Facciamo polemica su tutto il resto. Sulla famiglia no».