Lagarde porta i tassi al 3,5% e frena sul prossimo taglio: “Piano Draghi formidabile”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - La Bce ha tagliato il tasso sui depositi di 25 punti base, al 3,5%. Una mossa ampiamente prevista dai mercati, e la conferma che la politica monetaria nell’area euro ha cambiato segno ed è su una traiettoria discendente. L’inflazione si sta raffreddando da mesi, mentre la crescita è più debole del previsto, e i banchieri centrali hanno preso dunque la decisione «all’unanimità», ha confermato la presidente Christine Lagarde. La prima sforbiciata in due anni era avvenuta a giugno, quando il costo del denaro era ancora ai massimi dall’introduzione dell’euro. Allora un solo banchiere centrale, il “falco” austriaco Robert Holzmann, si era opposto.
La mossa di ieri anticipa quella, attesissima, della Federal Reserve, che dovrebbe avviare il suo percorso discendente la prossima settimana. E, nell’ambito della nuova “cornice operativa” (OF), il consiglio direttivo della Bce ha varato ieri anche un aggiustamento più ampio per gli altri due tassi, quello sui rifinanziamenti e quello m…
BERLINO - La Bce ha tagliato il tasso sui depositi di 25 punti base, al 3,5%. Una mossa ampiamente prevista dai mercati, e la conferma che la politica monetaria nell’area euro ha cambiato segno ed è su una traiettoria discendente. L’inflazione si sta raffreddando da mesi, mentre la crescita è più debole del previsto, e i banchieri centrali hanno preso dunque la decisione «all’unanimità», ha confermato la presidente Christine Lagarde. La prima sforbiciata in due anni era avvenuta a giugno, quando il costo del denaro era ancora ai massimi dall’introduzione dell’euro. Allora un solo banchiere centrale, il “falco” austriaco Robert Holzmann, si era opposto.
La mossa di ieri anticipa quella, attesissima, della Federal Reserve, che dovrebbe avviare il suo percorso discendente la prossima settimana. E, nell’ambito della nuova “cornice operativa” (OF), il consiglio direttivo della Bce ha varato ieri anche un aggiustamento più ampio per gli altri due tassi, quello sui rifinanziamenti e quello marginale, limati di 60 punti, rispettivamente al 3,65% e al 3,9% per allinearli maggiormente a quello sui depositi e garantire una stabilità maggiore nella formazione dei tassi di mercato.
Ieri Lagarde ha sottolineato di essere «fiduciosa» che l’obiettivo del 2% di inflazione «sarà raggiunto» e ha comunicato le nuove stime degli economisti di Francoforte sull’andamento della crescita, che rivelano una «lieve» revisione in peggio, rispetto alle previsioni di giugno. Il Pil crescerà di 0,8% nel 2024, dell’1,3% nel 2025 e dell’1,5% nel 2026, «principalmente per effetto del minore contributo della domanda interna nei prossimi trimestri». I consumi e gli investimenti continuano a mostrare un andamento debole. E mentre il settore dei servizi sostiene la crescita, ha puntualizzato la capa della Bce, «l’industria e le costruzioni» la frenano. Sono in particolare le principali potenze manifatturiere, Italia e Germania, che impensieriscono Francoforte.
L’inflazione dell’eurozona è scesa ad agosto al 2,2%; il ritmo è rallentato di quattro decimali, rispetto a luglio. E anche se ci sarà un’impennata nei prossimi mesi, ha rivelato Lagarde, l’andamento dei prezzi al consumo non preoccupa più, dopo i picchi dell’anno scorso. «La pressione sul costo del lavoro si sta allentando, e i profitti stanno parzialmente compensando l’impatto dei salari più alti sull’inflazione». Insomma, il quadro è favorevole per altri tagli, ma la presidente della Bce non ha voluto concedere altri dettagli e ha solo lasciato intendere che il prossimo consiglio direttivo potrebbe essere ancora prematuro, per un nuovo allentamento. Il lasso di tempo da qui a metà ottobre «è relativamente breve» e non consente di capire se la traiettoria dell’inflazione potrà giustificare un’altra sforbiciata. Di conseguenza appare più probabile una nuova decisione a dicembre, dopo l’arrivo di nuove previsioni. «Sarà quel che sarà», ha detto Lagarde.
Commenti cautamente positivi sono arrivati anzitutto dalla patria dei falchi. Il presidente dell’autorevole istituto economico di Monaco Ifo, Clemens Fuest, ritiene la mossa della Bce «giustificata». Ma, ha aggiunto, «non bisogna dimenticare che l’andamento dei prezzi nel settore dei servizi è ancora oltre il 4%». Fuest fa anche notare che gli effetti sul Pil saranno nulli perché il taglio di ieri era già ampiamente previsto da economisti e investitori.
Lagarde si è mostrata infine insolitamente generosa nei commenti su due ambiti in cui di solito i banchieri centrali si mostrano ipercauti. Anzitutto, dopo che Unicredit ha smosso la foresta pietrificata del settore bancario europeo rilevando il 9% di Commerzbank, la presidente Bce ha voluto sottolineare che «le fusioni transfrontaliere sono auspicate da molte autorità, e sarà interessante vedere gli sviluppi nelle prossime settimane».
Un secondo tema su cui Lagarde si è voluta esprimere, prima ancora che le arrivassero domande, è quello dei rapporti sul futuro dell’Europa presentati a Bruxelles da Enrico Letta e Mario Draghi. Su quest’ultimo, in particolare, la ex ministra delle Finanze francese ha sostenuto sia «severo ma giusto». Nei giorni scorsi, il suo predecessore alla guida della Bce ha ammonito che per salvare la Ue da un destino di vaso di coccio tra le due superpotenze Cina e Stati Uniti, servono 800 miliardi di investimenti all’anno. Per Lagarde, «il rapporto di Mario Draghi sulla competitività dell’Ue è formidabile e contiene proposte concrete sulle riforme strutturali che potrebbero rafforzare non solo l’Europa, ma risultano molto utili anche a noi come Bce per ottenere risultati migliori con la nostra politica monetaria»