TORINO – "Sono per il libero mercato, ma non possiamo essere una colonia cinese". Parola del vicepremier e ministro dei Trasporti di Matteo Salvini che è a Torino per il taglio del nastro del Salone dell’Auto. Una kermesse, la prima nella culla italiana della quattro ruote, su cui i cinesi hanno puntato. La presenza italiana non manca. Sono nove i marchi portati dal gruppo Stellantis, società che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica. E proprio con Stellantis, Salvini manda in scena un botta e risposta: il ministro critica chiedendo che “i proprietari dicano come hanno usato i finanziamenti”. La replica dell’azienda: “Venga a vedere i nostri investimenti”.
Tra gli ospiti principali c’è Dongfeng, uno dei gruppi del Paese del Dragone corteggiato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso per aprire uno stabilimento in Italia, e poi c’è Byd e MG, senza dimenticare Dr, il costruttore che italianizza le auto prodotte dalle case di Pechino. I cinesi a Torino cercano di trainare la situazione e Salvini i sente circondato da produttori del Dragone: "Della trattativa si occupa il ministro Urso - dice - dobbiamo permettere all'industria italiana di continuare a lavorare, poi arrivano i cinesi e ognuno è libero di scegliere". E poi fa gli auguri al Salone, alla sua prima edizione: "Lunga vita al Salone dell'auto di Torino, spero con marchi italiani".
Salvini insiste poi sulla necessità che l’Europa faccia retromarcia rispetto allo stop alle auto a motore tradizionale dal 2035. "La settimana prossima sarò a Budapest con i colleghi ministri dei Trasporti europei per far tornare il buonsenso e farlo prevalere rispetto all'ideologia – racconta – noi siamo per la neutralità tecnologica che vuol dire che da qui ai prossimi 30 anni si può comprare l'auto elettrica, ma mettere fuori legge e fuori mercato tra 10 anni le auto a combustione interna, benzina e diesel, è un suicidio economico, sociale, industriale e ambientale senza nessun senso". Per il ministro "l'obiettivo è tutelare l'ambiente, ma anche milioni di lavoratori del settore".