Economia

Salvini: “Sull’auto non diventiamo una colonia della Cina”

Salvini osserva la 600 nella versione Abarth allo stand Stellantis del Salone Auto di Torino
Salvini osserva la 600 nella versione Abarth allo stand Stellantis del Salone Auto di Torino 

Il vicepremier all’inaugurazione del Salone di Torino: “Dobbiamo permettere all'industria italiana di continuare a lavorare”. E sul solo elettrico punta su una retromarcia dell’Europa: “Sarebbe un suicidio”.

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TORINO – "Sono per il libero mercato, ma non possiamo essere una colonia cinese". Parola del vicepremier e ministro dei Trasporti di Matteo Salvini che è a Torino per il taglio del nastro del Salone dell’Auto. Una kermesse, la prima nella culla italiana della quattro ruote, su cui i cinesi hanno puntato. La presenza italiana non manca. Sono nove i marchi portati dal gruppo Stellantis, società che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica. E proprio con Stellantis, Salvini manda in scena un botta e risposta: il ministro critica chiedendo che “i proprietari dicano come hanno usato i finanziamenti”. La replica dell’azienda: “Venga a vedere i nostri investimenti”.

Tra gli ospiti principali c’è Dongfeng, uno dei gruppi del Paese del Dragone corteggiato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso per aprire uno stabilimento in Italia, e poi c’è Byd e MG, senza dimenticare Dr, il costruttore che italianizza le auto prodotte dalle case di Pechino. I cinesi a Torino cercano di trainare la situazione e Salvini i sente circondato da produttori del Dragone: "Della trattativa si occupa il ministro Urso - dice - dobbiamo permettere all'industria italiana di continuare a lavorare, poi arrivano i cinesi e ognuno è libero di scegliere". E poi fa gli auguri al Salone, alla sua prima edizione: "Lunga vita al Salone dell'auto di Torino, spero con marchi italiani".

Salvini insiste poi sulla necessità che l’Europa faccia retromarcia rispetto allo stop alle auto a motore tradizionale dal 2035. "La settimana prossima sarò a Budapest con i colleghi ministri dei Trasporti europei per far tornare il buonsenso e farlo prevalere rispetto all'ideologia – racconta – noi siamo per la neutralità tecnologica che vuol dire che da qui ai prossimi 30 anni si può comprare l'auto elettrica, ma mettere fuori legge e fuori mercato tra 10 anni le auto a combustione interna, benzina e diesel, è un suicidio economico, sociale, industriale e ambientale senza nessun senso". Per il ministro "l'obiettivo è tutelare l'ambiente, ma anche milioni di lavoratori del settore".

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