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Rispunta la tassa sugli extraprofitti. Nel mirino banche e assicurazioni

(ansa)

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L’esecutivo è a caccia di 5-6 miliardi necessari per finanziare le misure per la natalità. Due le strade ipotizzate: potenziare l’assegno unico o aumentare le detrazioni in base al numero dei figli. Giorgetti contrario ad un intervento sulle grandi imprese
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ROMA - L’alibi è pronto: l’Europa. Se alla fine la caccia ai 10 miliardi che ancora mancano alla manovra si rivelerà fallimentare, allora il governo potrebbe chiedere alle banche di pagare il conto. Con il bollino di Bruxelles, recita la strategia della destra, sarà difficile essere accusati di accanirsi contro gli istituti di credito. Al contrario si avrà più forza nel sostenere un’operazione di “equità sociale”, come fu definita la tassa sugli extraprofitti dell’agosto di un anno fa, prima approvata e poi sterilizzata per la contrarietà, tra i tanti, della Banca centrale europea.

Ora la tentazione ritorna. Riaffiora in ambienti di governo a un mese dalla smentita del ministero dell’Economia, quando l’idea era tornata a prendere quota. E anche questa volta dal Tesoro trapela un “assolutamente no”.

Ma Giancarlo Giorgetti prepara l’exit strategy e intanto ha già pronto un prelievo speciale sulle assicurazioni. Mai dire mai, insomma. E per questo ieri, alla riunione dell’Ecofin a Budape…

ROMA - L’alibi è pronto: l’Europa. Se alla fine la caccia ai 10 miliardi che ancora mancano alla manovra si rivelerà fallimentare, allora il governo potrebbe chiedere alle banche di pagare il conto. Con il bollino di Bruxelles, recita la strategia della destra, sarà difficile essere accusati di accanirsi contro gli istituti di credito. Al contrario si avrà più forza nel sostenere un’operazione di “equità sociale”, come fu definita la tassa sugli extraprofitti dell’agosto di un anno fa, prima approvata e poi sterilizzata per la contrarietà, tra i tanti, della Banca centrale europea.

Ora la tentazione ritorna. Riaffiora in ambienti di governo a un mese dalla smentita del ministero dell’Economia, quando l’idea era tornata a prendere quota. E anche questa volta dal Tesoro trapela un “assolutamente no”.

Ma Giancarlo Giorgetti prepara l’exit strategy e intanto ha già pronto un prelievo speciale sulle assicurazioni. Mai dire mai, insomma. E per questo ieri, alla riunione dell’Ecofin a Budapest, quando la Croazia ha sollevato la questione degli extraprofitti bancari, il titolare del Tesoro si è detto "favorevole ad aprire la discussione” sul tema. Finirà nell’agenda della riunione dei ministri delle Finanze di novembre, quando la legge di bilancio sarà in Parlamento, aperta a modifiche.

E anche se a quella data la discussione dovesse risultare ancora acerba, ragionano fonti dell’esecutivo di primo livello, l’alibi del “lo fanno anche gli altri” potrebbe reggere lo stesso. “Basta anche solo l’apertura di Giorgetti di oggi (ieri ndr)”, aggiungono le fonti. Spinte decise che arrivano anche dalla maggioranza. Fosse per Fratelli d’Italia, infatti, la tassa sugli extraprofitti dovrebbe riguardare anche le grandi imprese. Ma Giorgetti è contrario. Così come non vuole forzare la mano sulle banche, almeno per il momento.

Nei prossimi giorni a via XX settembre sono attese le proposte dell’Abi: l’obiettivo comune è individuare strumenti capaci di rafforzare il contributo che gli istituti danno all’economia reale, ma senza la scure del prelievo forzoso.

Le buone intenzioni, però, sono vincolate alla ricerca delle risorse per la Finanziaria. La situazione è così critica che intanto Giorgetti ha deciso di accelerare sul dossier assicurazioni. "Forse sui premi assicurativi sarebbe da fare una riflessione complessiva, visti anche i risultati eccellenti di tutte le imprese di assicurazioni”, disse il 10 luglio in audizione in Parlamento. Ora l’idea prende forma. Tra le ipotesi allo studio c’è una tassazione degli utili extra maturati quest’anno dalle imprese assicuratrici.

Le prossime settimane saranno decisive per il confezionamento della misura. L’esigenza, invece, è ben chiara: incassare. A maggior ragione se si vuole allargare il perimetro di una manovra che altrimenti diventerebbe la fotocopia dell’ultima.

Per il pacchetto “famiglia e figli” servono 5-6 miliardi. "Ci sono diverse strade: potenziare l’assegno unico o introdurre detrazioni specifiche per i figli”, spiega il viceministro dell’Economia Maurizio Leo.

Ma il ritocco all’Assegno unico richiede risorse che ad oggi non ci sono. La stessa cosa vale per le detrazioni calibrate sul reddito e il numero dei figli, se non si vuole far pagare ai single l’aumento delle detrazioni per le famiglie numerose. E per allargare la platea che beneficia del taglio dell’Irpef, in vigore fino al 31 dicembre, servono tra i 2,5 e i 4 miliardi. Nel primo caso per abbassare l’aliquota dal 35% al 33% sui redditi fino a 50 mila euro.

La dote aumenta se il taglio viene esteso ai contribuenti con redditi fino a 60 mila. La speranza è riposta nel concordato preventivo biennale, il patto tra l’Agenzia delle Entrate e le partite Iva che congela tasse e controlli per due anni. Leo annuncia "interventi migliorativi” in Parlamento. Fare cassa e in fretta. Ecco l’etichetta della terza manovra della destra al governo.

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