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Extraprofitti, La Russa risponde a Tajani: “Non serve inalberarsi”

(ansa)

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Il presidente del Senato replica al ministro degli Esteri che aveva alzato il muro contro l’ipotesi circolata negli ultimi giorni: “Non è in programma, ma le banche di profitti ne hanno avuti”
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ROMA – Sugli extraprofitti entra in campo anche il partito di Giorgia Meloni. Su quella che è la misura fantasma, mai confermata né smentita direttamente, più discussa degli ultimi giorni, interviene infatti il presidente del Senato Ignazio La Russa. Replicando ad Antonio Tajani, che ha ribadito per l’ennesima volta che Forza Italia «non voterà mai un provvedimento come quello presentato e poi modificato nell’estate del 2023», La Russa è tagliente: «Non c’è bisogno di inalberarsi. Forse deve far piacere a qualche banca? Non credo, ma stiamo attenti anche noi», dice alla festa di FdI a Lido degli Estensi. «Io non l’ho capito... - ragiona La Russa - Perché irrigidirsi solo perché il ministro Giorgetti, di fronte alla proposta dell’omologo croato ha detto ‘ne parleremo’? Cosa doveva fare, schiaffeggiarlo?». Il riferimento è alla spiegazione del Mef, che all’ennesima domanda sul fatto che il ministro stia o no valutando una tassa sugli extraprofitti, ha replicato che l’ipotesi è venuta fu…

ROMA – Sugli extraprofitti entra in campo anche il partito di Giorgia Meloni. Su quella che è la misura fantasma, mai confermata né smentita direttamente, più discussa degli ultimi giorni, interviene infatti il presidente del Senato Ignazio La Russa. Replicando ad Antonio Tajani, che ha ribadito per l’ennesima volta che Forza Italia «non voterà mai un provvedimento come quello presentato e poi modificato nell’estate del 2023», La Russa è tagliente: «Non c’è bisogno di inalberarsi. Forse deve far piacere a qualche banca? Non credo, ma stiamo attenti anche noi», dice alla festa di FdI a Lido degli Estensi. «Io non l’ho capito... - ragiona La Russa - Perché irrigidirsi solo perché il ministro Giorgetti, di fronte alla proposta dell’omologo croato ha detto ‘ne parleremo’? Cosa doveva fare, schiaffeggiarlo?». Il riferimento è alla spiegazione del Mef, che all’ennesima domanda sul fatto che il ministro stia o no valutando una tassa sugli extraprofitti, ha replicato che l’ipotesi è venuta fuori nel corso della riunione dell’Eurogruppo a Budapest, a sollevarla è stata la Croazia, e che il ministro italiano, pur non essendo intervenuto direttamente, «è favorevole ad aprire le discussioni».

«Sono amico di Tajani, questa non è un’accusa, ma stiamo attenti a non anticipare», precisa La Russa, aggiungendo che «c’è dibattito, gli extraprofitti delle banche non sono in programma, ma è pur vero che le banche di profitti, non voglio dire immotivati ma grandi, ne hanno avuti». Ma l’accusa, subito smentita, viene percepita come tale. Forza Italia per tutta la giornata di ieri non ha replicato, ma a sollevare la questione è il Pd: «Le parole del presidente del Senato non possono passare sotto silenzio. - afferma il capogruppo democratico in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano - A cosa allude la seconda carica dello stato quando dice che il vicepremier Tajani deve forse fare piacere a qualche banca?».

Giorgetti non interviene direttamente sulla questione. Ma in un’altra sede, nel corso di un’intervista a “Il Tempo delle donne” del Corriere della Sera, difende la scelta del governo di sostenere la natalità e le famiglie con figli: «Non si tratta di favorire le famiglie che fanno figli rispetto a chi non ce li ha, si tratta di ripristinare un concetto base di qualsiasi scienza delle finanze cioè che va tassato il reddito disponibile della famiglie», rivendica. Per questo, aggiunge, «serve un quadro di certezze per chi sceglie di contribuire alla riproduzione sociale con la genitorialità», e quindi «vanno irrobustite le misure che gaà ci sono». E vanno anche trovate le risorse: l’ipotesi della tassazione degli extraprofitti delle banche si spiega così. Sul fronte delle risorse per la legge di Bilancio, arriva intanto un contributo della maggioranza, che vara un emendamento al decreto Omnibus che dovrebbe allargare al pregresso, con una forma di “ravvedimento”, le maglie del concordato preventivo, finora limitato al biennio 2024-2025.

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