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Commerzbank, Deutsche studia l’acquisto di una quota per fermare Unicredit

(reuters)

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Il governo Scholz colto di sorpresa rispolvera il progetto di fusione tra i due grandi istituti tedeschi.L’ad Unicredit smentisce il blitz senza l’ok di Lindner: “Chiaro a tutti che salivamo al 9%”
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BERLINO – È diventato il Rashomon delle banche. Un giallo in cui a distanza di una settimana dal “coup”, come si ostinano a chiamarlo i tedeschi, le versioni dei testimoni continuano a divergere, come nel capolavoro di Kurosawa. Il governo Scholz era consapevole della volontà di Unicredit di “papparsi” Commerzbank, come titolava ieri con malcelata ostilità la Bild? La ricostruzione della notte di martedì scorso resa dal tabloid suggerirebbe di no. Ma ieri alcune novità emerse da un’intervista all’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel e da un retroscena del Financial Times sembrano gettare una luce diversa sulla clamorosa operazione finanziaria.

Per martedì scorso il governo annuncia l’intenzione di vendere il 4,5% delle sue quote in Commerzbank. E fino a tarda sera, racconta Bild, al ministero delle Finanze arrivano varie offerte a 12,5 euro per azione. Una dinamica che risponde ai desiderata del governo, che spera di incassare un po’ di soldi senza correre troppi rischi.…

BERLINO – È diventato il Rashomon delle banche. Un giallo in cui a distanza di una settimana dal “coup”, come si ostinano a chiamarlo i tedeschi, le versioni dei testimoni continuano a divergere, come nel capolavoro di Kurosawa. Il governo Scholz era consapevole della volontà di Unicredit di “papparsi” Commerzbank, come titolava ieri con malcelata ostilità la Bild? La ricostruzione della notte di martedì scorso resa dal tabloid suggerirebbe di no. Ma ieri alcune novità emerse da un’intervista all’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel e da un retroscena del Financial Times sembrano gettare una luce diversa sulla clamorosa operazione finanziaria.

Per martedì scorso il governo annuncia l’intenzione di vendere il 4,5% delle sue quote in Commerzbank. E fino a tarda sera, racconta Bild, al ministero delle Finanze arrivano varie offerte a 12,5 euro per azione. Una dinamica che risponde ai desiderata del governo, che spera di incassare un po’ di soldi senza correre troppi rischi. Improvvisamente, però, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte, si fa avanti Unicredit, chiedendo l’intera quota ma offrendo un prezzo più alto, 13,20 euro per azione. I mediatori tedeschi cascano dal pero. Non se l’aspettano, sostengono ad oggi. Come se Andrea Orcel non avesse manifestato da molto tempo il suo interesse per Commerzbank.

Nei minuti successivi comincia una frenetica girandola di telefonate dei mediatori tedeschi; anzitutto ai piani alti del ministero del liberale Christian Lindner. Lì scrollano le spalle e obiettano, giustamente, che è tutto in regola, e che non ci si può opporre. Ma i mediatori cercano poi di parlare con la cancelleria, dove siede un vecchio nemico dell’operazione Unicredit-Commerzbank: il consigliere di Olaf Scholz, Joerk Kukies, che ha un passato in Goldman Sachs e nello stesso ministero delle Finanze. Anni fa, quando era consigliere dell’allora ministro delle Finanze Scholz, Kukies ha cercato di portare a termine un’operazione totalmente diversa, fragorosamente fallita: la fusione tra la prima e la seconda banca tedesca, tra Commerz e Deutsche Bank. E, guarda caso, ieri sono riemerse voci che l’amministratore delegato di Deutsche, Christian Sewing, potrebbe tentare un nuovo assalto a Commerz, rilevando intanto il restante 12,5% in mano allo Stato.

Ma Kukies non è raggiungibile, in quei fatidici minuti di martedì notte. E Unicredit rileva intanto il 4,5% messo all’asta da Lindner. Grazie a un ulteriore 5% rastrellato sul mercato, la banca milanese fa sapere mercoledì mattina di aver conquistato oltre il 9% dell’istituto di Francoforte.

Ieri è sceso in campo Orcel in persona a smentire la versione di un governo tedesco pugnalato alle spalle, fatta trapelare sui giornali. In un’intervista all’Handelsblatt, il top manager romano ha spiegato che «no», che non ha assaltato all’improvviso Commerz e ha rivelato di essere stato «contattato da rappresentanti del ministero delle Finanze e dai loro consiglieri nell’ambito della vendita del pacchetto di azioni statali del 4,5%». Secondo Orcel «era chiaro a tutti che la nostra quota sarebbe salita al 9% e quali implicazioni ne sarebbero derivate».

Una spiegazione delle versioni discordanti della burrascosa notte di martedì potrebbe essere un presunto “tradimento” di uno dei principali consiglieri del governo Scholz: JpMorgan. Secondo il Financial Times, l’advisor di Lindner avrebbe invitato Unicredit a partecipare all’asta del 4,5% di Commerzbank, «dando l’impressione che l’operazione fosse gradita a Berlino». Ma non avrebbe informato il governo dell’invito.

Per il resto, anche il quotidiano finanziario riporta le due versioni della mossa di Unicredit. Quella del governo, che insiste attraverso fonti anonime di essere stato colto alla sprovvista: avrebbe voluto cedere quote minime a diversi investitori. Ma a Berlino sono anche consapevoli che secondo le regole europee non possono discriminare un acquirente. Stando alle voci raccolte in Unicredit, Berlino è stata avvertita in tempo delle intenzioni della banca.

E mentre il giallo si infittisce, la conquista del secondo maggiore colosso tedesco da parte di un concorrente italiano è diventato già un caso politico. Il capogruppo della Cdu in Commissione finanze del Bundestag, Matthias Hauer, ha invitato il governo a «dissipare i dubbi che abbia perso il controllo dell’operazione di vendita». E l’esperto finanziario del partito di Sahra Wagenknecht, Fabio De Masi, ha commentato che «dalla crisi finanziaria abbiamo imparato che esiste una finanza stupida tedesca. Adesso sappiamo che esistono anche ministeri tedeschi stupidi»

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