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Conti pubblici, il rigore di Giorgetti: tetto all’aumento della spesa e deficit sotto il 3% nel 2026

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Il ministro dell’Economia illustra il nuovo Piano strutturale di Bilancio in Consiglio dei ministri: “Dovremo essere molto responsabili”. Spazi stretti, ma il governo con i nuovi paletti europei non ha alternative
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ROMA - Un tetto alla spesa, che nei prossimi sette anni potrà crescere, in media, non più dell’1,5%. E un obiettivo ambizioso, alquanto complesso: portare il rapporto deficit/Pil sotto il 3% nel 2026. Ecco il sentiero stretto dei conti pubblici italiani.

Tocca a Giancarlo Giorgetti annunciare la stretta ai colleghi riuniti a Palazzo Chigi per la riunione del Consiglio dei ministri. “Dovremo essere prudenti e molto responsabili”, avverte il ministro dell’Economia illustrando i contenuti principali del Piano strutturale di bilancio, il documento che mette nero su bianco gli impegni che l’Italia dovrà rispettare in scia alle regole del nuovo Patto di stabilità.

Il Patto cambia tutto. L’indicatore di riferimento è la spesa prima netta, cioè quella non finanziata da nuove entrate o risorse europee, senza contare gli interessi passivi sul debito e gli effetti ciclici di particolari tipologie di spesa. Potrà crescere poco. Molto poco.

Ma il governo Meloni non ha alternative. L’Europa non a…

ROMA - Un tetto alla spesa, che nei prossimi sette anni potrà crescere, in media, non più dell’1,5%. E un obiettivo ambizioso, alquanto complesso: portare il rapporto deficit/Pil sotto il 3% nel 2026. Ecco il sentiero stretto dei conti pubblici italiani.

Tocca a Giancarlo Giorgetti annunciare la stretta ai colleghi riuniti a Palazzo Chigi per la riunione del Consiglio dei ministri. “Dovremo essere prudenti e molto responsabili”, avverte il ministro dell’Economia illustrando i contenuti principali del Piano strutturale di bilancio, il documento che mette nero su bianco gli impegni che l’Italia dovrà rispettare in scia alle regole del nuovo Patto di stabilità.

Il Patto cambia tutto. L’indicatore di riferimento è la spesa prima netta, cioè quella non finanziata da nuove entrate o risorse europee, senza contare gli interessi passivi sul debito e gli effetti ciclici di particolari tipologie di spesa. Potrà crescere poco. Molto poco.

Ma il governo Meloni non ha alternative. L’Europa non ammette sconti. “La traiettoria di spesa è in linea con le aspettative delle autorità europee”, sottolinea, non a caso, una nota che parte dal Mef al termine del Cdm. Una comunicazione tecnica che prosegue così: “L’allineamento della traiettoria è coerente con l’andamento dei principali saldi di finanza pubblica già previsto dal Programma di Stabilità dello scorso aprile”. Il riferimento è al Documento di economia e finanza (Def) approvato lo scorso aprile.

Il Mef: “La politica fiscale sarà prudente”

Per questo, prosegue la nota, il governo altro non potrà fare che proseguire “una politica fiscale prudente e responsabile”. Qui si innesta “un percorso di rientro” dal deficit eccessivo “più ambizioso di quello prefigurato dalla Commissione europea”. Ecco l’impegno ardito: scendere sotto la soglia del 3% del rapporto deficit/Pil già nel 2026.

Poi il focus si sposterà sul debito. La promessa è garantirne “la stabilità” e “permettere alla finanza pubblica di affrontare con maggiore efficacia le sfide future”.

Le riforme

L’Italia potrà spalmare la correzione su sette anni invece che su quattro. Ma per farlo dovrà mettere in campo le riforme. Per ora ci sono i titoli: Pubblica amministrazione, giustizia, compliance fiscale e “miglioramento dell’ambiente imprenditoriale”. Fino al 2026 si farà sponda con le riforme del Pnrr, poi bisognerà cambiare passo.

I tempi

Il primo impegno è l’invio del Piano strutturale di bilancio a Bruxelles. Ci vorrà ancora qualche settimana. Oggi a Palazzo Chigi solo un esame del documento che non contiene ancora il quadro macroeconomico programmatico.

Le previsioni sull’andamento dell’economia italiana dei prossimi anni saranno pronte solo dopo il 23 settembre, quando l’Istat renderà noti i risultati dell’aggiornamento quinquennale dei conti. Il governo confida in un ritocco all’insù del Pil, dal 2021 in avanti. Un effetto domino virtuoso che renderebbe meno complicata l’operazione manovra. Ma gli impegni da onorare scavallano il perimetro della legge di bilancio. Bisognerà tenere la spesa sotto controllo. E parecchio.

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