MILANO- Terremoto in Campari dopo le dimissioni dell’ad Matteo Fantacchiotti, un “camparista doc” selezionato dal ceo uscente, Bob Kunze Concewitz, dopo una lunga ricerca e un passaggio di consegne da manuale. Fantacchiotti, al timone da aprile e in azienda dal 2020, avrebbe fatto un passo indietro per “motivi personali”.
Deleghe ad interim a Marchesini e Di Fede
Jean-Marie Laborde, consigliere indipendente del gruppo e membro del comitato controllo rischi è stato nominato vice presidente per dare supporto al management in questa fase di transizione, mentre le deleghe sono state affidate ad interim al direttore finanziario Paolo Marchesini, e al capo del legale e dello sviluppo Fabio Di Fede. Si tratta di una governance sub ottimale, non…
MILANO- Terremoto in Campari dopo le dimissioni dell’ad Matteo Fantacchiotti, un “camparista doc” selezionato dal ceo uscente, Bob Kunze Concewitz, dopo una lunga ricerca e un passaggio di consegne da manuale. Fantacchiotti, al timone da aprile e in azienda dal 2020, avrebbe fatto un passo indietro per “motivi personali”.
Deleghe ad interim a Marchesini e Di Fede
Jean-Marie Laborde, consigliere indipendente del gruppo e membro del comitato controllo rischi è stato nominato vice presidente per dare supporto al management in questa fase di transizione, mentre le deleghe sono state affidate ad interim al direttore finanziario Paolo Marchesini, e al capo del legale e dello sviluppo Fabio Di Fede. Si tratta di una governance sub ottimale, non a caso è già partita la ricerca del nuovo ad, che è stata affidata sempre a Kunze Concewitz, insieme al comitato nomine e remunerazione. Si cerca un candidato tra i “camparisti”, ma non si esclude un innesto dall’esterno. Dopo 17 anni di fortunata gestione di Kunze Concewitz, che peraltro aveva programmato per tempo la sua successione restando nel cda del gruppo, qualcosa è andato storto e la notizia in Piazza Affari ha fatto crollare il titolo (-7,45% ieri a 6,94 euro, e - 21,8% dalla nomina dell’ad) su minimi che non vedeva dai tempi del Covid.
I dubbi di azionisti e investitori
Certo il momento degli alcolici non è favorevole, ma Campari finora è andata meglio di rivali come Diageo e Pernod Ricard, grazie alla sua diversificazione geografica e di prodotto e chiudendo nuove acquisizioni di peso, tra cui quella del cognac di Courvoisier. Intanto il cda si riduce da 11 a 10 membri e il posto di Fantacchiotti resta vuoto in attesa del suo successore. Secondo fonti finanziarie il manager avrebbe avuto una partenza difficile con investitori e azionisti, come dimostra il road show della scorsa settimana a Londra di Bofa, dove una dichiarazione dell’ad sarebbe stata mal interpretata dal mercato causando uno scivolone del titolo. "È stato per me un privilegio essere parte di Campari Group per quasi cinque anni, e guidare questa organizzazione da aprile 2024 - ha detto Fantacchiotti -. Nel prendere la decisione di lasciare il Gruppo, desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a tutti gli stakeholder, in particolare il presidente, il cda e il leadership Team”. In attesa che sia definito il trattamento di fine rapporto, da cui si capirà di più sull’uscita del manager, il presidente e primo azionista Luca Garavoglia, esprimendo rammarico, ieri ha precisato: «La nostra ambizione di crescita rimane fortissima. Abbiamo davanti un futuro solido, grazie alla nostra organizzazione, alla presenza globale e al nostro portafoglio unico, costituito da alcune delle marche più ammirate di tutto il settore, sostenute dall’impegno costante di un team di professionisti». Ma nessun ringraziamento al lavoro svolto da Fantacchiotti.