Confindustria, Meloni d’accordo con Orsini: “Correggere gli errori dell’Europa sul Green Deal”
di Filippo SantelliROMA – Un taglio del cuneo fiscale permanente, non solo annuale. Incentivi a sostegno di un piano straordinario per la casa ai lavoratori neoassunti. Un impegno pluriennale di investimenti strategici, che vada oltre il Pnrr. E soprattutto una profonda revisione delle politiche europee sulla transizione energetica. Di fronte alla premier Giorgia Meloni, seduta in prima fila, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, alla sua prima assemblea, mette sul piatto le richieste degli industriali per la prossima legge di Bilancio e oltre. Richieste che suonano tutte in linea con gli orientamenti del governo e della sua maggioranza, ma non per questo troveranno necessariamente spazi e soprattutto risorse. “Condivido molti degli spunti e delle proposte”, dice la premier Meloni parlando subito dopo Orsini dicendosi anche ottimista sugli obiettivi di crescita del governo: “L’obiettivo dell’1% è a portata di mano”
ROMA – Un taglio del cuneo fiscale permanente, non solo annuale. Incentivi a sostegno di un piano straordinario per la casa ai lavoratori neoassunti. Un impegno pluriennale di investimenti strategici, che vada oltre il Pnrr. E soprattutto una profonda revisione delle politiche europee sulla transizione energetica. Di fronte alla premier Giorgia Meloni, seduta in prima fila, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, alla sua prima assemblea, mette sul piatto le richieste degli industriali per la prossima legge di Bilancio e oltre. Richieste che suonano tutte in linea con gli orientamenti del governo e della sua maggioranza, ma non per questo troveranno necessariamente spazi e soprattutto risorse. “Condivido molti degli spunti e delle proposte”, dice la premier Meloni parlando subito dopo Orsini dicendosi anche ottimista sugli obiettivi di crescita del governo: “L’obiettivo dell’1% è a portata di mano”
Il primo punto di convergenza sul Green Deal. “Sono d'accordo con Orsini, lo ringrazio per essere stato molto chiaro su questo, sui risultati disastrosi frutto di un approccio ideologico del Green Deal europeo: decarbonizzazione al prezzo di deindustrializzazione, ha detto, è una debacle, è così”, osserva la premier. Quindi conferma “l'impegno per correggere queste scelte”. “Lo vogliamo dire che è non intelligentissima come strategia? E lo diciamo perché – continua Meloni – siamo amici dell'Europa e vogliamo difendere la capacità industriale europea. Le persone amiche dell'Europa devono avere il coraggio di dire le cose che non funzionano”.
Taglio del cuneo permanente
La relazione di Orsini parte da una diagnosi in chiaroscuro sullo stato di salute dell’industria italiana. Da un lato il Made in Italy ha mostrato grande resilienza di fronte alle crisi degli ultimi anni e continua a guadagnare quote di export globale. Dall’altro la produzione scende da 18 mesi: “Gli ordini di molte filiere sono in calo – dice Orsini – la frenata europea, soprattutto tedesca, continua a spingerci verso il basso” mentre “il mercato interno continua a mostrare debolezze”. Orsini invoca quindi una responsabilità collettiva per “realizzare un balzo in avanti della produttività”. Nella legge di Bilancio il taglio del cuneo fiscale verrà rinnovato, ha garantito il governo. Ma a meno di sorprese dovrebbe trattarsi di un altro rinnovo annuale. “Va reso permanente – spiega il leader degli industriali – se le retribuzioni sono sotto la media europea il costo del lavoro è più elevato”.
Cambiare l’Europa
La parte più ampia e articolata dell’intervento riguarda l’Europa e la necessità di correggere “i troppi errori di cui è impregnato il Green Deal e che stanno mettendo a rischio l’industria”, frutto della confusione tra “politiche ambientali autoreferenziali con politiche industriali per la crescita”. Orsini, che “conta sulla presenza costante del nostro governo a Bruxelles (…) per aiutare la Commissione a fare un bagno di realtà”, cita nello specifico il meccanismo degli ETS, i certificati di emissione, che va assolutamente cambiato perché sta portando il prezzo della CO2 fuori dal mercato globale. E poi gli obiettivi di abbandono del motore endotermico: “Quando verrà annunciato lo spostamento dello stop oggi fissato per il 2035? Non possiamo aspettare il 2026”.
Un orizzonte di investimenti
Sono richieste perfettamente in linea con le critiche della maggioranza di governo al Green Deal. Ma anche sull’onda del rapporto Draghi, le critiche degli industriali all’Europa vanno oltre, e riguardano l’assenza di una politica industriale: niente debito comune, niente piano di investimenti oltre il Pnrr, un patto di stabilità che “non si discosta molto dal vecchio”: “Non riusciamo a vedere come l’Europa possa ripartire con la spinta che servirebbe”. Anche per questo motivo, un piano pluriennale di investimenti che vada oltre il Pnrr, e dia certezze agli industriali, Orsini lo chiede al governo.
Spinta sul nucleare
Un’altra richiesta è di accelerare sul nucleare. L’atomo è rientrato nella strategia energetica italiana, ma Orsini sottolinea come dalla decisione alla realizzazione i tempi siano lunghi, mentre le aziende italiane continuano a pagare l’energia più dei concorrenti stranieri: “Non possiamo perdere altro tempo”. Di una spinta simile, dice il leader degli industriali, c’è bisogno anche sull’AI, dove invece “il dibattito sull’etica rischia di diventare un grande freno”.
Mano tesa ai sindacati
Se è chiaro il tentativo di Orsini di porsi come un interlocutore privilegiato del governo, altrettanto è il tentativo di tendere una mano ai sindacati. “Siamo pronti ad avviare un confronto”, dice, partendo da due temi dove si può costruire una sintonia. Il primo sono gli infortuni sul lavoro e il secondo è il nodo delle retribuzioni. Serve “una azione comune per contrastare i troppi contratti siglati da soggetti di inadeguata rappresentanza”.