Scholz frena Unicredit-Commerz: “Lo Stato non venderà il suo 12%”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - La conquista di Commerzbank da parte di Unicredit stava scavando l’ennesima fossa nel governo Scholz e rischiava di diventare un argomento incandescente nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 2025. Così ieri pomeriggio, l’Agenzia finanziaria tedesca ha comunicato a sorpresa che il 12% della seconda maggiore banca della Germania resta, per ora, in mano allo Stato. Un modo per frenare la scalata della concorrente italiana, che la scorsa settimana si era già accaparrata un 4,5% messo all’asta dal ministero delle Finanze: l’ad dell’istituto milanese, Andrea Orcel, non ha mai nascosto l’intenzione di salire ancora dal 9% e di chiedere l’autorizzazione alla Bce per arrivare fino al 30%.
Ma dietro alla clamorosa …
BERLINO - La conquista di Commerzbank da parte di Unicredit stava scavando l’ennesima fossa nel governo Scholz e rischiava di diventare un argomento incandescente nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 2025. Così ieri pomeriggio, l’Agenzia finanziaria tedesca ha comunicato a sorpresa che il 12% della seconda maggiore banca della Germania resta, per ora, in mano allo Stato. Un modo per frenare la scalata della concorrente italiana, che la scorsa settimana si era già accaparrata un 4,5% messo all’asta dal ministero delle Finanze: l’ad dell’istituto milanese, Andrea Orcel, non ha mai nascosto l’intenzione di salire ancora dal 9% e di chiedere l’autorizzazione alla Bce per arrivare fino al 30%.
Ma dietro alla clamorosa decisione di bloccare l’operazione di Unicredit, in barba alle regole europee che impongono di non discriminare acquirenti, si nasconde un braccio di ferro tra gli uomini più vicini al cancelliere Olaf Scholz e il liberale ministro delle Finanze Christian Lindner. E pressioni sempre più schiaccianti arrivate dai sindacati, da una parte dell’industria (è sceso in capo il numero uno di Tui), e persino dalla Cdu perché Commerz resti in mani tedesche.
Prima del comunicato del tardo pomeriggio in cui l’Agenzia finanziaria tedesca rendeva noto che "Commerzbank è un istituto stabile e redditizio. La strategia della banca è orientata all’indipendenza” e che “il governo federale la accompagnerà fino a nuovo ordine mantenendo la sua partecipazione azionaria”, si era fatto sentire a più riprese il ministro delle Finanze Lindner. Il leader liberale aveva fatto trapelare su Bloomberg di ritenere giusta la vendita del 4,5% sostenendo che è il momento giusto per iniziare il processo di uscita dall’istituto di credito tedesco.
In un’intervista alla Rheinische Post, Lindner aveva rincarato la dose: "Dal punto di vista politico, ho sempre detto chiaramente che lo Stato non può avere una partecipazione a lungo termine in una banca privata”. Riguardo alla presunta sorpresa del governo e soprattutto della cancelleria rispetto alla mossa di martedì scorso di Unicredit, il leader liberale ha rammentato che “la legge europea vieta la discriminazione nei confronti di un offerente”. Nelle ore successive, la sua linea è stata sconfessata. E non è difficile indovinare da chi.
Alla cancelleria, dove Joerg Kukies è tra i consiglieri più ascoltati da Scholz ed è da sempre contrario al takeover di Unicredit, si sta pensando persino di avviare un’inchiesta interna per far luce sulle concitate ore dell’asta, quando la banca italiana l’aveva spuntata sui concorrenti con un’offerta “o tutto o niente” proponendo però un prezzo più alto per l’intero 4,5% messo all’asta da Berlino.
A difendere l’operazione di Orcel è sceso in campo ieri il numero due della Bce Luis De Guindos, che ha sottolineato l’importanza del “consolidamento a livello trans-frontaliero” delle banche europee. E lo spagnolo ha anche sottolineato che gli approcci nazionali danneggiano il settore tanto che “gli investitori preferiscono le banche Usa a quelle europee”.